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Ucraina

Perché è sbagliato il titolo del libro “Come l’Occidente ha provocato la guerra in Ucraina”

“Come l’Occidente ha provocato la guerra in Ucraina” di Benjamin Abelov letto da Tullio Fazzolari.

 

Dovrebbe essere superfluo ricordare che la Russia di Putin è l’aggressore mentre l’Ucraina è un paese aggredito. Ma spesso è opportuno farlo se si ha intenzione di dire qualcosa che non sia politically correct e però non si vuole essere etichettati come servi del Cremlino. Al primo approccio Benjamin Abelow con il suo Come l’Occidente ha provocato la guerra in Ucraina (Fazi Editore, 108 pagine, 10 euro) parte con il piede giusto dicendo che il suo obiettivo non è difendere l’invasione ma spiegare perché è avvenuta. E fin qui è un proposito condivisibile. La necessità di riesaminare le cause del conflitto, secondo Abelow, è motivata dal fatto che finora “la maggior parte dei cittadini occidentali ha sentito una spiegazione unilaterale e semplicistica di come è nata questa guerra. Ovvero che l’Occidente è tutto buono e la Russia è tutta malvagia”.

C’è un fondo di verità in questa enunciazione di Abelow. Da sempre la più frequente Weltanschauung americana tende a dividere il mondo in maniera manichea: gli Stati Uniti (e chi sta dalla loro parte) sono il regno del Bene, il resto è l’impero del Male. E seguendo questo paradigma sono stati commessi un’infinità di errori sostenendo dittature filoamericane e combattendo movimenti di liberazione. Tranne poi accorgersi di aver sbagliato. Non c’è questo rischio adesso perché i margini di errore sono estremamente ridotti. L’Ucraina è senza dubbio un paese aggredito. La Russia di Putin è e rimane malvagia per aver iniziato le ostilità.  Resta in sospeso il giudizio sull’Occidente (gli Stati Uniti, la Nato, l’Unione europea) e il libro di Abelow si concentra su questo senza risparmiare critiche. Il risultato è un pamphlet di durezza spietata, per certi aspetti anche coraggioso e per altri eccessivo nei toni, il cui titolo avrebbe potuto tranquillamente essere “all’Ovest niente di buono”.

Ma, per non incappare nell’errore di essere manichei, conviene leggerlo facendo qualche opportuno distinguo. I fatti che Abelow racconta sono tutti veri e documentati. Quelle che lui definisce provocazioni nei confronti di Mosca sono decisioni prese dagli USA e dalla Nato che, come nel caso di installare nell’Europa orientale basi di missili in grado di colpire la Russia, sono state inevitabilmente considerate una minaccia. E lo stesso vale per l’espansione della Nato verso Est. Alle negligenze dell’Occidente se ne potrebbero aggiungere altre come aver rifiutato le richieste di aiuti finanziari da parte dell’Ucraina o di non aver fatto entrare Kiev nella Nato quando lo aveva proposto Bush e Putin in quel momento non sarebbe stato in grado di opporsi. La considerazione finale su cui riflettere è che per troppi anni non si è prestata sufficiente attenzione all’Ucraina e non ha torto Abelow a dire che non basta una spiegazione unilaterale del conflitto. Di sicuro negli anni passati l’Occidente ha commesso alcuni gravi errori. Da qui a dire che ha causato il conflitto però ce ne corre. Più corretto sarebbe affermare che è stato incapace di prevenire la guerra. Altrimenti, anche senza averne l’intenzione, si rischia di “giustificare” l’aggressione russa.

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