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Come Merkel amoreggia con Putin per il vaccino Sputnik

Vaccino Sputnik

Tutte le mosse della Germania di Merkel sul vaccino russo Sputnik anti Covid. L’articolo di Tino Oldani per Italia Oggi

 

L’ho scritto più volte e lo ripeto: per capire dove andrà l’Europa, è buona regola seguire le mosse di Angela Merkel. Questo vale anche per i vaccini anti-Covid-19, soprattutto dopo i numerosi flop dell’euroburocrazia su questo fronte, che stanno causando non pochi ritardi nelle vaccinazioni di massa dei 27 paesi Ue. Breve riepilogo. Il 21 gennaio scorso, dopo averne parlato con Vladimir Putin, Merkel dichiarò pubblicamente il proprio sostegno al vaccino russo Sputnik V, in netto contrasto con le perplessità iniziali del mondo intero all’annuncio della sua scoperta: «La Russia ha ora presentato domanda all’Ema (l’Agenzia europea del farmaco). Ho suggerito che il nostro istituto Paul Ehrlich potrebbe sostenere la Russia in questa procedura all’Ema».Come è noto, l’Ema ha il compito di stabilire quali sono i farmaci sicuri per tutti i paesi dell’Unione europea, compresi i vaccini: senza il suo ok, nessun farmaco può essere messo sul mercato, né utilizzato negli ospedali. Cosa altrettanto risaputa è che Merkel non parla mai a vanvera, ma solo dopo essersi informata a fondo, tanto più sulle questioni scientifiche, essendo una laureata in fisica. Il 21 gennaio doveva pertanto avere ricevuto buone referenze se, subito dopo quella dichiarazione, come rivela Politico.eu, si diede da fare per trovare uno stabilimento in Germania da affiancare a quelli russi per la produzione dello Sputnik V.

Tutto questo avveniva ben prima che, martedì scorso, la rivista scientifica Lancet rendesse noto uno studio in base al quale il vaccino russo è efficace al 91,6% contro il Covid-19, iscrivendosi di fatto tra i tre vaccini più efficaci scoperti finora, insieme a quelli di Pfizer-BionTech e Moderna, tutti con efficacia superiore al 90%. Notizia che non deve avere sorpreso più di tanto due politici tedeschi di primo piano, come il ministro della Sanità, Jens Spahn, e il governatore della Baviera, Marcus Soeder: per entrambi, l’Ema dovrebbe esaminare con urgenza il vaccino russo e quelli cinesi, e autorizzarne l’impiego in Europa, se sono sicuri ed efficaci. Un invito a fare presto più che comprensibile: completare con rapidità la vaccinazione di massa, sostiene la Merkel da mesi, è indispensabile per raggiungere l’indennità di gregge e consentire all’economia della Germania di rimettersi in moto. Principio valido, ovviamente, per tutti i paesi colpiti dal virus.

In attesa che l’Ema si pronunci, i media tedeschi sono prodighi di informazioni sul vaccino russo, prodotto con il finanziamento del Fondo sovrano russo Rdif. Che sia sicuro, lo dimostra la sperimentazione su circa 20 mila persone: a 14.964 è stato iniettato il vaccino, mentre al gruppo di controllo (4.902 soggetti) è stato dato un placebo. Dopo la seconda dose, si sono registrati solo 16 casi di Covid-19 nel primo gruppo, contro 62 casi nel gruppo placebo. Nel gruppo dei vaccinati, in particolare, non si sono registrati casi di infezione «moderati o gravi». Un risultato confortante, che insieme alla convenienza del prezzo ha già spinto diversi paesi, soprattutto tra i più poveri nel mondo, a prenotare il vaccino russo.

Ogni dose dello Sputnik V, secondo fonti russe, costa circa dieci dollari, contro i 15-20 dollari pagati dall’Ue e dagli Usa per ogni dose di Pfizer-BionTech e di Moderna. Inoltre, il vaccino russo è più facile da conservare, in quanto è stabile a 2-8 gradi Celsius, e non richiede catene di trasporto superfredde. Dettaglio che ha spinto un paese Ue povero come la Bulgaria a rifiutare il vaccino Pfizer in quanto non dispone di frigoriferi adeguati. Oltre a Serbia e Bielorussia, tra i primi paesi che hanno scelto lo Sputnik V vi è l’Ungheria, che in teoria, facendo parte dell’Ue, avrebbe dovuto attendere l’ok dell’Ema. Il governo di Viktor Orbàn ha però sostenuto di avere aggirato l’Agenzia europea del farmaco in base a una norma europea che consente alcune autorizzazioni in stato di emergenza, assicurandosi una prima fornitura di 40 mila dosi di Sputnik V.

Per ora, nessun altro paese Ue sembra voler imitare l’Ungheria. Il sito Politico.eu ha interpellato le agenzie nazionali del farmaco degli altri 26 paesi Ue, e quelle che hanno risposto (Belgio, Paesi Bassi, Spagna, Irlanda, Slovacchia, Croazia, Lettonia, Estonia) hanno dichiarato di non avere avuto nessun contatto con i produttori del vaccino russo. Dalla Repubblica Ceca, però, un ex ministro sostiene che lo Sputnik V non potrà essere ignorato.

La Russia sostiene di essere in grado di produrre un miliardo di dosi entro l’anno, sufficiente per vaccinare 500 milioni di persone (servono due dosi per ogni soggetto). Inoltre, ha già stabilito accordi di produzione con altri paesi, tra cui India, Corea e Brasile, a cui si è aggiunta la Cina, dove la produzione inizierà questo mese.

Stando alle indiscrezioni, l’autorizzazione dell’Ema a Sputnik V potrebbe arrivare entro la fine di febbraio. Dettaglio significativo in questo scenario: il 25 gennaio scorso, pochi giorni dopo la dichiarazione della Merkel a sostegno del vaccino russo, l’ambasciatore italiano a Mosca, Pasquale Terracciano, rese noto di essersi vaccinato con lo Sputnik V «per motivi totalmente personali, di carattere familiare». Un fatto accolto positivamente dalle autorità russe, tanto più che Terracciano aggiunse: «È importante collaborare». Sapremo presto se quella dell’ambasciatore è stata soltanto una scelta personale, oppure il segnale di un interesse nazionale.

 

Articolo pubblicato su ItaliaOggi

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