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Come l’Italia oscilla tra Turchia-Qatar e Arabia-Emirati. Il commento di Galietti

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Italia

Sauditi ed Emiratini hanno un patto di ferro con Usa ed Israele e puntellano l’Egitto. L’Italia ha tante ragioni per intrattenere rapporti solidi con questo blocco. Lo farà? Il commento di Francesco Galietti, fondatore di Policy Sonar

All’Italia viene rinfacciato di non giostrare con agilità tra Mediterraneo e Medio-Oriente. L’accusa è in parte ingiusta, ma riflette la crescente complessità di questo scacchiere. Turchia e Qatar, Sauditi ed emiratini, oppure Iran? Teheran, con cui Roma ha un rapporto intenso, è ormai organica al paradigma strategico cinese. Addirittura le modalità del contagio da coronavirus in Iran (propagato da lavoratori cinesi nel santuario sciita di Qom) ne sono la testimonianza. Pur negando in pubblico la propria de-americanizzazione e eurasiatizzazione, l’Italia ha dato più volte segno di guardare con favore a tale modello. Non sono affatto persuaso della bontà di tale ricalibrazione strategica dell’Italia, che ascrivo al nostro vertice istituzionale e ai suoi riferimenti esterni (Vaticano e Francia), ma essa è in atto.

Sauditi ed Emiratini hanno un patto di ferro con Usa ed Israele e puntellano l’Egitto. Manco a dirlo, Roma ha tante e ottime ragioni per intrattenere rapporti solidi con questo blocco. Basterebbero, ad esempio, i suoi clientes nel Mediterraneo e un florido mercato della difesa. Senza contare che lo stesso Vaticano vede con favore questo blocco. Esso, infatti, non ha vocazione universalistica, e Papa Bergoglio ha firmato proprio un anno fa negli Emirati la Dichiarazione sulla fratellanza umana. Questo blocco ha un rapporto intenso con la Cina, senza tuttavia esserle subalterno.

Quanto a Turchi e qatarini, essi sono braccio, mente (e banca) della Fratellanza Musulmana. L’Italia ha dimostrato di riuscire a dialogare al massimo livello con questi attori. Ciò non toglie che siano sfidanti sia il dinamismo geopolitico di Ankara, sia la vocazione universale dell’islam politico. Questo blocco non è subalterno alla Cina, e anzi è in concorrenza con essa. La cifra dei nostri tempi è che i ménages levantini, mediterranei e mediorientali si situano in una cornice strategica sinizzata. Roma non può limitarsi a riproporre l’ambiguità strategica di democristiani e socialisti della Prima Repubblica. Occorre salire di livello, passando dalla ambiguità strategica al realismo strategico di Cavour.

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