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Come l’Fbi strattona Apple sugli Iphone

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Apple

Il Dipartimento di Giustizia americano ha chiesto nuovamente l’accesso agli IPhone legati alla sparatoria alla base navale di Pensacola.

Continuano le tensioni tra Apple e l’Fbi.

In una situazione che ricorda molto il post-sparatoria di San Bernardino del 2015, il Dipartimento di Giustizia americano ha chiesto nuovamente l’accesso agli iPhone legati alla sparatoria alla base navale di Pensacola. Lo riferisce Ina Fried di Axios.

APPLE CONTRARIA MA TRUMP INSISTE

Apple, come già accaduto in passato, da parte sua sta suggerendo che potrebbe opporsi a una richiesta in tal senso, mentre al contrario il Presidente Trump su Twitter ha chiesto all’azienda di Cupertino di “farsi avanti e aiutare il nostro grande Paese”, ricordando che in passato l’amministrazione ha aiutato Apple su varie questioni commerciali.

FUNZIONARI USA SI LAMENTANO DEL COMPORTAMENTO DI APPLE

“Alcuni funzionari del governo degli Stati Uniti, tra cui il procuratore generale Bill Barr, si sono lamentati del fatto che Apple non si stia impegnando abbastanza per aiutare a sbloccare il telefono appartenente al defunto assalitore della base navale di Pensacola – osserva Axios -. L’FBI ha richiesto l’assistenza di Apple per accedere ai dispositivi non essendo riuscita a farlo. Barr ha infatti aggiunto che Apple ‘non ha fornito alcuna assistenza’”.

UN PROBLEMA IRRISOLTO

“Il fatto che le forze dell’ordine abbiano il diritto di accedere ai dati criptati sugli smartphone rimane un problema irrisolto, ed è uno dei temi più dibattuti nel campo della tecnologia, senza una chiara via di mezzo – ha ammesso Ina Fried di Axios -. Apple fornirà alle forze dell’ordine i dati sui suoi server, inclusi i dati salvati dagli iPhone solo con un’ordinanza del tribunale. Tuttavia, in passato, l’azienda si è rifiutata di aderire alle richieste di accesso ai dati criptati sul telefono, che poteva essere effettuata solo attraverso la riscrittura del suo software, cosa che avrebbe permesso un numero illimitato di ipotesi sul codice di accesso di un utente. Con la sua dichiarazione, Apple suggerisce dunque che adotterà una posizione simile anche in questo caso”.
Nel caso San Bernardino, Apple aveva sfidato l’FBI in circostanze simili. Il caso non è mai stato risolto legalmente, e si è concluso solo quando l’FBI ha ritirato la sua richiesta dopo aver trovato un altro modo per accedere ai dati contenuti nel telefono.

APPLE SI DIFENDE

In una dichiarazione ufficiale riportata da Axios, Apple ha tuttavia rifiutato l’idea “di non aver fornito un’assistenza sostanziale nell’indagine di Pensacola”. “Le nostre risposte alle loro numerose richieste dopo l’attacco sono state tempestive, approfondite e sono in corso”, ha detto la società in una dichiarazione ad Axios.

IL PROCURATORE GENERALE WILLIAM BARR VUOLE UNA SOLUZIONE

Il New York Times ha riferito che alcuni dipendenti all’interno di Apple ritengono che i federali avrebbero dovuto cercare di decifrare i telefoni di Pensacola usando strumenti di terze parti prima di accelerare il confronto con l’azienda in modo così rapido. Questo avrebbe potuto disinnescare il conflitto e, come nel caso di San Bernardino, avrebbe lasciato irrisolte le questioni legali. “Ma la risoluzione legale potrebbe essere proprio quello che vuole il procuratore generale William Barr che è stato schietto nello spingere le aziende tecnologiche a rinunciare alle ‘scappatoie’”, ha concluso Axios.

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