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Come la scuola francese si confronta con l’islamismo radicale

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Il punto di Enrico Martial dopo l’omicidio dell’insegnante a Parigi

La vicenda dell’insegnante di storia e geografia che aveva tenuto una lezione sulla libertà di espressione in una scuola nel dipartimento delle Yvelines della regione parigina, mostrando tra l’altro le vignette di caricatura di Maometto, e ucciso da un alunno di 18 anni, forse di origini cecene, davanti alla scuola, ha provocato una reazione di sconcerto profonda e unanime.

Da un lato ci sono i fatti: la lezione in una scuola di una zona difficile, per tensioni economico-sociali e radicalismo, la presa di posizione di alcuni genitori, di cui uno ha sporto denuncia, il 5 ottobre scorso. Poi, venerdì, l’omicidio, nella forma crudele della decapitazione, con la giovane età dell’assassino, la sua morte dopo un conflitto a fuoco con la polizia. Seguono l’interruzione dei lavori dell’Assemblea nazionale, i cambiamenti di agenda del governo, il presidente Emmanuel Macron, il ministro dell’educazione nazionale Jean-Michel Blanquer e il ministro degli interni Gérald Darmanin che si recano sul posto, gli incontri previsti con gli insegnanti.

Dall’altro lato, va considerato il contesto in cui è avvenuto il fatto di sangue, ricondotto immediatamente a un attentato terroristico, e percepito come legato alle zone e quartieri radicalizzati. I media riportano con relativa continuità i problemi di ordine pubblico dei quartieri “di riconquista repubblicana”, o comunque legati anche all’islamismo radicale. Soltanto sabato scorso, 12 ottobre, il commissariato di polizia di Champigny-sur-Marne è stato attaccato da una quarantina di persone con biglie, barre di ferro e fuochi artificio, creando una condizione di assedio: l’evento ha causato reazioni politiche e grande preoccupazione nell’opinione pubblica, anche se gli attacchi con i fuochi d’artificio non sono una novità. Per esempio, nell’ottobre di un anno fa vi era stata una forte concentrazione di eventi simili. Erano stati usati fuochi d’artificio come mortai a Chanteloup-les-Vignes, sempre nel dipartimento delle Yvelines, a Mantes-la-ville, a Trappes, a Mureaux, e a Etampes, dove erano stati incendiati una scuola e un liceo.

Inoltre, proprio in questi giorni i media danno sistematiche notizie del processo per gli attentati del 7 e 8 gennaio 2015 a Charlie Hebdo, presso l’Hyper Cacher e a Montrouge. Il 25 settembre scorso, poi, un attacco terrorista ha ferito due persone dell’agenzia di comunicazione presso i vecchi locali di Charlie Hebdo, che aveva deciso di ripubblicare le caricature che furono all’origine della strage.

Due settimane fa, il 2 ottobre, raccogliendo reazioni sostanzialmente favorevoli in tutti i partiti, dal comune di Les Mureaux, sempre nel dipartimento delle Yvelines, il presidente Macron ha illustrato le linee generali di un progetto di legge che sarà presentato il 9 dicembre contro il “separatismo” islamico in Francia, cioè i casi in cui si assiste a violazione dell’ordinamento giuridico e dei principi costituzionali repubblicani, e di cui ha dato notizia Startmag. Il progetto di legge riguarda anche il sistema scolastico, che da anni è al centro delle attenzioni sia per la sicurezza sia sulla radicalizzazione.

Inoltre giornali, radio e televisioni francesi hanno in questi giorni profeticamente ospitato Jean-Pierre Obin, già ispettore generale dell’educazione nazionale, autore di “Come si è permesso all’islamismo di penetrare nelle scuole” (Comment on a laissé l’islamisme pénétrer l’école”, presso Hermann). Il libro presenta una dovizia di casi, dai certificati medici compiacenti sull’allergia al cloro che consentono alle ragazze di non partecipare alle lezioni sportive di nuoto, all’antisemitismo che ha obbligato diversi ragazzi a Lione a cambiare scuola in un regime protetto, al comportamento erratico dell’amministrazione scolastica, che ha persino ostacolato presidi e insegnanti nel contrasto alla radicalizzazione, con uno sfondo di presenza dei Fratelli musulmani. Pur accolto con interesse ma anche con prudenza – nella preoccupazione di fornire materiale all’estrema destra lepenista – il libro richiama nell’opinione pubblica la vicenda del rapporto del 2004, sui “Segni e comportamenti di appartenenza religiosa negli istituti scolastici” in cui lo stesso Obin, con una squadra di altri nove ispettori, ha visitato scuole e amministrazioni in 24 dipartimenti, per poi consegnare il testo all’allora ministro della pubblica istruzione, François Fillon, che lo mise in un cassetto. Ne uscirono indiscrezioni e ne seguì un dibattito, che si ritrova con analoghi argomenti in questi giorni.

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