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Come la Nato lavora su input di Trump alla militarizzazione dello Spazio

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Fatti e rumors sulla riunione in programma il 26 giugno tra i ministri della Difesa dei ventinove Paesi membri della Nato

 

La Nato dovrebbe includere lo Spazio tra le aree potenzialmente interessate alla guerra entro fine anno. Più precisamente, se non si frapporranno ostacoli, nel corso del vertice dei capi di Stato fissato per dicembre prossimo a Londra, alla probabile presenza del presidente americano Donald Trump, che questa idea coltiva già nel suo Paese.

Il percorso di questo progetto nell’Alleanza Atlantica è destinato a essere accidentato e tutt’altro che breve. La prima tappa, comunque, è fissata per mercoledì 26 giugno a Bruxelles: della ipotesi discuteranno i ministri della Difesa dei ventinove Paesi membri. All’ordine del giorno – ufficioso – non solo la militarizzazione dello spazio ma anche il contrasto agli incidenti tra satelliti e alla caduta di detriti e di pezzi, in una visione della sicurezza allargata a 360 gradi.

L’agenda sembra fissata da Washington. Da mesi l’amministrazione Trump assicura che, per proteggere adeguatamente gli Usa, bisogna puntare a sviluppare rapidamente tecnologie di difesa spaziale. Un approccio globale che, prima di tutto, prepari le adeguate contromisure ai nuovi missili offensivi avanzati, come il missile ipersonico russo.

A contrastare la nuova stagione di (ipotetiche) “Star Wars” – un programma che al tempo della presidenza di Ronald Reagan pur tra contrasti e polemiche finì per accelerare la dissoluzione dell’impero sovietico – è però il nuovo assetto del Congresso americano.

Il Congresso è chiamato a votare sull’intero progetto di Trump (dalla costituzione della “Space Force” ai cospicui investimenti necessari a realizzarlo) ma, dopo il voto di medio termine, è spaccato e non garantisce la maggioranza ai repubblicani e quindi a Trump. Anche per questo, i consiglieri della Casa Bianca avrebbero spinto ad allargare l’intero progetto a tutti partner Nato. Fino al 2009, del resto, l’Alleanza Atlantica disponeva di un sistema satellitare poi dismesso. Se i membri dell’Alleanza dicessero sì a questa politica, difficilmente il Congresso potrebbe contrastarla.

Un aspetto, invece, è tutto interno all’Alleanza e per ora desta più di qualche perplessità. Si tratta dell’ampliamento a un attacco satellitare dell’applicazione dell’articolo 5, che impone la clausola di difesa collettiva. E, tema ancor più delicato, della eventuale applicazione di questa clausola anche ad attacchi cyber.

Due argomenti che, tra domani e dicembre, finiranno molto probabilmente sul tavolo di sherpa, diplomatici, alti gradi militari e politici dei membri Nato.

Non si sa, per ora, con quale risultato.

Pietro Romano (direttore di “Ore12 Economia”)

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