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Come Johnson ridarà vita all’industria dell’entertainment britannica

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Nel Regno Unito il premier Johnson ha annunciato la riapertura del West End, dei musei e dei pub… l’industria dell’entertainment è stata una delle più colpite dalla pandemia nel paese. L’articolo di Daniele Meloni

Boris Johnson ha ridato vita all’industria dell’entertainment britannica, annunciando oggi la riapertura di musei, cinema e teatri dal 4 luglio, così come quella dei luoghi di aggregazione come i pub e altri negozi  tra cui barbieri e parrucchiere. Saltata anche la regola che prevedeva il distanziamento sociale a 2 metri: la nuova norma fissa a “oltre 1 metro” la distanza da mantenere tra le persone in tutta l’Inghilterra. Rimarranno ancora in lockdown le palestre e tutti gli altri luoghi di “close proximity” come i club.

Il netto miglioramento dei casi di contagio da Covid-19, la pressione del West End londinese e dei backbenchers del partito Conservatore hanno fatto confluire il governo verso la decisione unanime della riapertura, anche se l’opposizione Laburista ha definito “affrettata” la decisione criticando le falle di un sistema di tracciamento e rilevazione dei casi che – parole del Leader del Labour, Sir Keir Starmer – “desta ancora preoccupazione”.

Gli inglesi torneranno a tagliarsi i capelli, ordinare una birra al pub (ma non dal bancone), prenotare un hotel e andare in vacanza, dove sarà possibile. Si tratta del più grande alleviamento delle misure di lockdown da quando esse sono entrate in vigore dall’8 marzo scorso. La media dei casi giornalieri di coronavirus è in ritirata e secondo il ministro della Salute, Matt Hancock, “c’è l’evidenza che il paese stia vincendo la battaglia contro il virus”. Dopo il ritorno del calcio di mercoledì scorso, squarci di normalità si stanno quindi aprendo in tutto il paese, soprattutto nelle due industrie più colpite dalla pandemia, quella dell’hospitality e quella dell’entertainment.

Il West End londinese si appresta a riaprire l’Odeon e l’Apollo, il Covent Garden con i suoi teatri di strada e la più classica Royal Opera House e tanti dei musei più famosi del mondo, dal British Museum al National Gallery torneranno a dare il benvenuto ai loro numerosi visitatori. Luoghi ben conosciuti ai londinesi e ai turisti della capitale, e che hanno pagato un prezzo esorbitante a causa del lockdown imposto dal governo conservatore. Non sono bastati il National Theatre Live e i video di YouTube per mantenere l’industria in movimento.

Dal 4 luglio la zona di Londra compresa tra Soho, Mayfair, Marylebone e Covent Garden si trasformerà in un’immensa isola pedonale, senz’auto e con massiccio impiego di tavoli all’aperto in stile parigino. Il tempo, mai troppo clemente in Inghilterra e sempre soggetto a showers, dovrà fare un favore a negozianti e impresari: le statistiche hanno registrato il maggio più caldo di sempre e si spera in un’estate che consenta a tutti di assaporare drink e pièce teatrali alla luce di un sole più mediterraneo che inglese.

Un gruppo di executive di alcuni dei più importanti teatri del Regno Unito tra cui lo Shakespeare’s Globe, il Barbican e il Theatre Royal Plymouth hanno risposto all’inchiesta condotta dalla Commissione parlamentare sul Digitale, Sport, Media e Cultura della Camera dei Comuni sull’effetto del Covid-19 sul mondo teatrale affermando che le “perdite sono e saranno colossali”. Si stima che il 90% dei lavoratori nei teatri inglesi sta usufruendo del “furlough”, lo schema di congedo lavorativo ideato dal governo Johnson. La Society of London Theatre stima perdite di un minimo di 630 milioni di sterline per i teatri londinesi, mentre la Royal Court of London si aspetta che i teatri saranno tutti in rosso entro il mese di settembre.

Nelle sue note per la Commissione dei Comuni, il Really Useful Group (RUG), la compagnia di Andrew Lloyd Webber, ha esortato il governo a prendere a esempio il modello di lotta al Covid-19 impiegato in Sud Corea, dove “i teatri sono rimasti aperti e si è adottato con successo in sistema di tracciamento dei casi”.  RUG ha potuto rappresentare a Seul il “Phantom of the Opera” in piena emergenza coronavirus e si è detta disponibile a raccontare nel dettaglio al governo inglese com’è andata la sua esperienza in Corea.

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