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Come Covid cambierà la Germania. Parla il prof. Fratzscher

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“Per me questa crisi è la pietra tombale del neoliberismo e dell’ordo-liberalismo, il pensiero politico-economico tedesco”. L’intervista a Marcel Fratzscher, economista e saggista, e professore di Macroeconomia all’Università Humboldt di Berlino,  per il quadrimestrale di Start Magazine

 

Ritiene che la crisi economica generata dal covid 19 abbia determinato un cambiamento di paradigma economico in Europa? E in Germania vede uno slittamento dall’ordo-liberalismo al neo-keynesismo?

Per me questa crisi è la pietra tombale del neoliberismo e dell’ordo-liberalismo, il pensiero politico-economico tedesco, perché mostra che la cosa più importante è avere istituzioni statali funzionanti. È stata questa la forza che ha permesso alla Germania di affrontare la crisi
meglio di quanto si fosse temuto. E si è diventati consapevoli che in passato molte cose sono andate storte perché non si è regolato a sufficienza: ci sono stati molti abusi anche nell’economia di mercato, come testimoniato dallo scandalo Wirecard, in cui le autorità di vigilanza non hanno vigilato abbastanza. Una crisi come quella determinata dal covid dimostra l’importanza del sostegno sociale, le risorse per la cassa integrazione o per i lavoratori autonomi evitano crisi peggiori. Per me è un chiaro cambiamento di paradigma: uno Stato forte, con istituzioni statali efficienti, è essenziale non solo per attraversare una crisi, ma anche per ottenere la crescita.

È un’opinione condivisa della maggioranza dei suoi colleghi economisti?

No. In Germania ci sono sempre grandi liti su questo punto. Ci sono naturalmente gli ordoliberali, i Marktliberalen che criticano l’indebitamento statale e ritengono che lo Stato non dovrebbe finanziare la cassa integrazione ma lasciar fallire le aziende. Molti di loro continuano a ritenere che il mercato ne sappia di più, ma io credo che la crisi abbia confutato in modo abbastanza chiaro questa tesi e che loro siano diventati una minoranza. Naturalmente esiste anche il fronte opposto, quello di coloro che vorrebbero statalizzare le banche e le imprese, puntando a una democrazia socialista. A mio parere, entrambe le posizioni sono estreme e sbagliate. Bisogna scegliere una strada intermedia: negli anni Novanta e Duemila ci sono stati eccessi nell’economia di mercato, abusi nel sistema fiscale, nella concorrenza, nelle banche che adesso devono essere corretti e lo Stato deve svolgere un ruolo più forte per evitarli.

Su questo credo che ci sia un largo consenso. Guardiamo al governo tedesco della grande coalizione: due grandi partiti di massa hanno dato il via libera al più grande programma congiunturale mai fatto, dando il maggior sostegno possibile per la stabilizzazione dell’economia e dell’occupazione. Quindi non è solo la mia posizione, c’è un cambiamento. C’è la consapevolezza che abbiamo bisogno di un forte Stato sociale, di istituzioni statali forti per agire in una crisi come questa.

(Estratto di un articolo pubblicato sul quadrimestrale di Start Magazine “Digital Europe – Il ritorno dell’Unione e l’occasione dell’Italia”, qui la versione integrale)

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