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Come e perché Trump non sta vincendo la guerra a Huawei

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Trump Inf

Tutte le ultime novità sull’offensiva degli Stati Uniti contro il colosso cinese Huawei, la posizione degli Stati europei, la reazione del gruppo di Pechino e l’analisi di Bremmer. L’approfondimento della professoressa Daniela Coli

Dopo il bando di Trump contro Huawei, Google ha bloccato Android, utilizzato sugli smartphone cinesi e Intel, Qualcomm e Broadcomm hanno deciso di cessare di fornire nuovi chip al colosso tecnologico cinese, ma ci sono produttori di chip che continueranno a rifornire Huawei, che ha annunciato il lancio di un proprio sistema operativo (OS) questo autunno. Tra questi l’azienda tedesca Infineon, nata da Siemens, la multinazionale nipponica Panasonic, con imprese in UK e in Europa. Continuerà a rifornire di tecnologia Huawei anche il più grande chipmaker a contratto del mondo, TSMC, di Taiwan, che è certo di non poter essere sanzionato dagli Usa.

Occorre, quindi, cautela, a fare il funerale di Huawei. Si è parlato molto delle contromisure cinesi: vendita di buoni del tesoro Usa, bando di esportazioni dei preziosi minerali delle terre rare cinesi senza le quali l’industria hi tech Usa scomparirebbe. Per non parlare delle 170 aziende calzaturiere americane in Cina da Adidas a Nike fino a Puma, che hanno messo in guardia l’amministrazione Trump dalle conseguenze disastrose degli aumenti dei dazi americani su questi prodotti che avrebbero prezzi proibitivi per i consumatori americani. Ma forse la migliore rivincita cinese non è tra queste.

Sappiamo da Niall Ferguson (The Times, 19 maggio) che il 58% degli americani repubblicani e democratici considera la Cina un nemico, perché teme possa superare gli Usa e, quindi, Trump ha accontentato molti elettori del 2020. L’accusa di spionaggio a Huawei fa un po’ sorridere dopo le rivelazioni di Edward Snowden sulla NSA e le notizie che già Obama usò i maghetti di Google per vincere le elezioni. La mossa contro Huawei di Trump è venuta dopo il fallimento del deal con la Cina, su cui il tycoon contava per le elezioni del 2020.

Il deal è fallito, perché la Cina non ha accettato le condizioni di Trump, ha eliminato il 30% delle richieste Usa. Perché lo ha fatto? Non temeva una rappresaglia di Trump su Huawei, pubblicizzato dovunque, mentre Xi firmava contratti per la BRI in tutto il mondo, Europa compresa? Davvero i cinesi non si aspettavano il bando di Huawei? Soprattutto, se i cinesi spiano gli Usa, come asserisce Trump, com’è possibile non  abbiano percepito il pericolo del bando di Huawei?

Occorre però ricordare che alcuni mesi fa l’intera Asia, alla notizia dell’arresto della figlia del fondatore di Huawei in Canada per ordine degli Usa, pensò che la guerra contro Huawei era iniziata.

Nonostante le pressioni e le minacce di Trump, Spagna e Portogallo vanno verso l’autorizzazione a Huawei, Francia, Germania e Italia non hanno fatto ancora una scelta definitiva, ma sono orientati verso il sì condizionato e il governo UK ha licenziato il ministro della difesa che aveva rivelato notizie top secret sull’accettazione di Huawei e della rete 5G.

Per non parlare del successo di Huawei in Asia ( solo il Giappone si è allineato agli Usa) e nei paesi arabi, alcuni amici degli Usa, e in quelli africani. La Cina ha annunciato che il sistema operativo di Huawei sarà pronto per il prossimo autunno, al massimo in primavera. Andrà su smartphone, tablet, notebook, smartwatch, tv e auto al posto di Android (o Windows). Sì, c’è il problema del nuovo ecosistema, delle app, ma il passaggio a un nuovo OS sarebbe una svolta per il mercato, oggi dominato da Android, che è sul 74,85% degli smartphone. Vedremo cosa accade, ma l’offensiva di Trump è anche pubblicità per il nuovo sistema Huawei e potrebbe anche avere conseguenze imprevedibili per il presidente fire and fury.

La Cina si aspettava l’attacco a Huawei e dal 2012 ha iniziato a sviluppare il proprio sistema operativo. La guerra in corso è una guerra geopolitica e geoeconomica. Per la strategia di sicurezza nazionale degli Stati Uniti, la Cina è un competitor strategico e deve essere contenuta sul piano economico, militare e soprattutto tecnologico. L’iniziativa americana è concentrata sul tentativo di impedire alla Cina di diventare la guida della globalizzazione, dopo il ritiro degli Stati Uniti.

Da qui la pressione Usa nel mondo, Europa compresa, per impedire la rete 5G, la BRI, una nuova organizzazione di politica estera basata sul multilateralismo. La Cina non ruba tecnologia agli Usa, perché le aziende di tecnologiche cinesi stanno scalando le classifiche in termini di registrazioni di brevetti, tanto che, come scrive Ian Bremmer su GZEROMedia del 21 maggio 2019 le imprese statunitensi di semiconduttori stanno lottando per assumere ingegneri cinesi, mentre l’amministrazione Trump rallenta la concessione di visti adducendo ragioni di sicurezza nazionale. Per Bremmer l’approccio conflittuale dei falchi di Washington e la fine di Chimerica può danneggiare profondamente l’innovazione tecnologica negli States.

Le pressioni americane su Germania, Regno Unito e Italia difficilmente porteranno queste paesi a rinunciare a Huawei e alla rete 5G, perché 5G porterà a nuove soluzioni in vari settori, dalla produzione industriale, alla chirurgia, al trasporto. Certamente, la Cina è stata indebolita dall’offensiva di Trump, ma Huawei ha ora accelerato l’implementazione commerciale del proprio sistema operativo, che sarà completamente adattato a ai mercati globali. Il piano B di Huawei è diventato il piano A e potrebbe anche avere conseguenze indesiderate per gli Usa, come ha concluso Pepe Escobar su Asia Times, perché potrebbe di fatto rompere il monopolio di Google.

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