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Come e perché la Grecia snobba il Mes

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Che cosa ha deciso la Grecia sul Mes. L’articolo di Marco Orioles

“Vinceremo la scommessa economica, come abbiamo vinto quella sanitaria”. Si apre con l’annuncio del primo ministro greco Kyriakos Mitsotakis della riapertura delle frontiere del suo Paese, previste per il 15 giugno (dunque due settimane prima di tutti gli altri), l’approfondimento dell’Ispi a firma di Matteo Villa sul caso Grecia.

Un Paese che meritava un focus specifico per almeno tre motivi: per aver gestito l’emergenza Coronavirus con tale efficienza da limitare drasticamente il numero di casi meritarsi il plauso del mondo; perché la sua economia, stando alle previsioni del Fmi confermate da quelle della Commissione Europea, risulta ciononostante quella più colpita dell’intera eurozona, con una contrazione del PIL nel 2020 prevista al 9,7 per cento; e perché il Paese ha ora deciso di impostare la propria rinascita sulla stagione turistica prossima ventura.

Malgrado dati economici tutto fuorché incoraggianti, la Grecia ha ottime ragioni per sorridere, con appena 2.850 casi di Covid-19 su una popolazione di oltre 11 milioni di abitanti, un numero di morti fermo a 116 morti e intere regioni come l’arcipelago delle Cicladi risparmiate del tutto dal flagello.

Indagando le ragioni di quello che non esita a definire il “successo greco”, Villa le individua in un mix di “prevenzione, disciplina, solidarietà e pragmatismo”.

Viene segnalata, in particolare, la scelta di Atene di imporre subito il lockdown nonostante il numero relativamente limitato di contagi – una scelta comunque obbligata, sottolinea il ricercatore ISPI, vista la situazione disastrosa di un sistema sanitario che “non sarebbe stato in grado di fronteggiare i numeri di una pandemia”.

Ma va debitamente evidenziata anche la prontezza con cui il governo ha approntato una risposta sanitaria che ha tempestivamente aumentato i limitati posti di terapia intensiva disponibili (passati da 560 a 910) e effettuato un tempestivo piano di assunzioni di 4 mila tra medici e altro personale sanitario.

Passata la buriana, Atene ora si predispone a ripartire ma lo farà coi propri mezzi, ossia rinunciando alle provvidenze del Mes. La parola d’ordine della Grecia sarà invece una sola: turismo.

Atene pensa infatti di far tesoro della ripresa dei anticipata dei voli internazionali rispetto alla altre destinazioni d’Europa con  una serie di agevolazioni fiscali e incentivi pensati per allettare tour operator e viaggiatori: si va dal taglio dal 24 al 13% sulle imposte per i biglietti di traghetti, voli e autobus, al contenimento dei costi per le bevande non alcoliche consumate nei caffè, bar e ristoranti, alle sovvenzioni agli stipendi dei lavoratori.

Si tratterà, inoltre, di un turismo improntato alla massima sicurezza quanto alla minaccia incombente di una nuova fiammata del virus: nonostante non sarà richiesto ai turisti di sottoporsi a quarantena o di esibire attestati di immunità, sono previsti comunque test a campione sui passeggeri dei voli provenienti dall’estero. Sarà inoltre approntato un piano operativo per la gestione di possibili infezioni ed aumentata la capacità sanitaria delle destinazioni turistiche.

Anche con un’organizzazione impeccabile tuttavia la Grecia non riuscirà ad attrarre, secondo le previsioni di Villa, che un terzo dei 33 milioni di turisti che l’hanno scelta l’hanno scorso come propria destinazione.

Non è detto, poi, che tutto vada come nei calcoli. Villa a tal proposito ricorda che alcune isole tradizionalmente meta di flussi turistici siano disabitate d’inverno e dunque “mal equipaggiate e dotate di presidi sanitari rudimentali che difficilmente potrebbero contrastare eventuali focolai”.

Appaiono inquietanti in questo senso le affermazioni di Gkikas Magiorkinis, professore di epidemiologia e membro della task force messa in piedi dal governo di Atene nella lotta al COVID-19: “Se arrivassero 9 milioni di turisti e si ammalasse anche solo l’un percento di loro, avremmo 9000 nuovi casi da gestire”.

È dunque una sfida tutta in salita quella della Grecia e del suo premier Mitsotakis, che ai suoi concittadini ha non a caso chiesto di dimostrare la stessa pazienza e disciplina esibita al mondo negli anni difficilissimi della grande crisi.

Come ha sottolineato il capo del governo, l’unico modo che i greci hanno ora per affrontare questa sfida è guardare avanti, gettando le basi per un 2021 in cui “il coronavirus sarà solo un ricordo del passato”.

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