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Come e perché la Francia sbraita contro l’America sull’Australia

Francia Australia

Il punto di Enrico Martial sulle reazioni francesi all’annullamento da parte dell’Australia del contratto di acquisto di sottomarini francesi a favore di quelli Usa a propulsione nucleare

Jean-Yves Le Drian, ministro francese per gli Affari esteri, è intervenuto il 18 settembre al TG serale delle 20, su France 2 e non ha usato giri di parole per commentare l’annullamento da parte dell’Australia del contratto di acquisto di sottomarini francesi a favore di quelli statunitensi a propulsione nucleare. I toni sono stati forti, ma è partito anche qualche messaggio.

Per la parte di posizionamento, Le Drian ha detto che il ritiro degli ambasciatori per consultazioni è un atto simbolico e forte, perché “c’è stata menzogna, c’è stata doppiezza, una sostanziale rottura nella fiducia, c’è stato disprezzo”. È “la prima volta nella storia dei due Paesi viene richiamato un ambasciatore”, e questo ha una portata politica. La Francia è stata informata solo un’ora prima dell’annuncio, ha smentito consultazioni precedenti, non ha notizia di scambi tra Emmanuel Macron e Joe Biden né lui ne ha avuti con Antony Blinken, il segretario di Stato americano.  “Non si può giocare nelle alleanze in quel modo, siamo alleati, quando si ha un alleato non si può trattare con una tale brutalità e una tale imprevedibilità un partner fondamentale come la Francia”. Il conduttore del TG, Laurent Dehousse, ha chiesto come mai i servizi francesi non ne fossero al corrente, Le Drian ha risposto che probabilmente gli stessi ministri australiani e statunitensi non sapessero della decisione, elaborata in un “comitato ristretto”. E non si è richiamato l’ambasciatore da Londra perché non c’è bisogno di consultazioni, “già conosciamo il loro opportunismo permanente”, e poi la Gran Bretagna “è un po’ l’ultima ruota del carro”. In lingua francese si dice “la quinta ruota della carrozza”, quella che non serve.

Nelle parti più riflessive, ha sollevato la questione dei tempi. Per Le Drian, il contratto con la Francia collocava le prime consegne di sottomarini nel 2030 proprio per rispondere alle pressioni cinesi mentre l’accordo con gli Usa, al momento solo annunciato, prevede una fase di studio preliminare di 18 mesi e ha una prospettiva di consegne a partire dal 2040. Poiché c’è vera urgenza nei confronti della Cina, e sottintendendo che ci saranno quindi in opera direttamente i sommergibili americani, Le Drian ha detto che il risultato è una scelta australiana, a costo di essere più subordinati agli Stati Uniti e di rimetterci parte della loro sovranità.

Rispetto all’approccio statunitense, che ha una prevalente o esclusiva dimensione militare, la posizione francese ed europea sulla Cina è “di concorrenza, di competizione anche violenta, di proposta di un modello alternativo”, ma non in una logica sistematicamente militare, “anche se a volte bisogna impiegare i mezzi militari”. Francia ed Europa (che tre giorni fa ha adottato una strategia per l’indo-pacifico) non sono naif, hanno ben chiaro che la Cina si sta armando, che vuol far diventare interno il Mar di Cina meridionale, così come sono noti i comportamenti cinesi a livello internazionale.

Quanto all’Europa, sta uscendo dall’innocenza, dopo il ritiro afghano. A Dehousse, che notava il silenzio di Angela Merkel, ha detto di non essere “sicuro che siamo così soli in Europa. Le conversazioni che ci sono state nelle ultime 48 ore” dicono “che non è ancora finita”.

Le Drian ha ricordato (per via televisiva anche agli australiani) che i patti vanno rispettati con le loro clausole, che la Francia non ha ancora ricevuto la prevista richiesta scritta di interruzione dell’accordo, che è di tipo intergovernativo, dunque non solo economico-industriale. Dovrà avviarsi una discussione da svolgere entro 12 mesi, con gli atti conseguenti entro 24 mesi.

Le Drian ha tenuto la Nato fuori da questo scontro, collocandola su un altro tavolo, però connesso a queste tensioni. Per il ministro francese, al vertice di Madrid del 2022 sarà presentato il nuovo concetto strategico, ma questi fatti avranno su di esso un’influenza, ed è per questo che l’Europa avrà bisogno di una propria bussola.

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