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Come conciliare nazionalismo e relazioni internazionali. Il pensiero di Ocone

di

Ocone’s corner”, la rubrica settimanale di Corrado Ocone, filosofo e saggista.

Da qualche tempo è passata l’idea nell’opinione pubblica, anche medio colta, che il nazionalismo sia una cosa cattiva a prescindere. Che esso, nella sua essenza, sia aggressivo, razzista, xenofobo.

C’è qualcuno poi che, per immettere qualche dubbio nel discorso, dice che il patriottismo è una cosa buona, mentre il nazionalismo no. Il fatto è che però a me sembra che sia proprio la demonizzazione del nazionalismo che non colga nel segno, né storicamente né teoricamente.

Nell’Ottocento, tanto per fare un esempio, furono i movimenti nazionalisti quelli che si batterono per l’unità, l’indipendenza e soprattutto la libertà di popoli soggiogati e sottomessi a forze esterne e dominanti.

L’Italia, fra l’altro, fu grazie a un movimento di riscossa nazionale o nazionalista che divento uno Stato liberale. E anche le culture politiche che dettero vita a questo moto di Risorgimentalista nazionale erano, per l’appunto, rigorosamente nazionalistiche oltre che patriottiche. E il nazionalismo tutto era fuorché isolazionista e xenofobo. Esso sapeva bene che i diritti nazionali di un popolo si affermano solo se ci si batte per gli stessi diritti di altri popoli.

Tutti gli eroi del nazionalismo risorgimentale italiano avevano questa cognizione di una comune sorte e di una fratellanza universale nel nazionalismo, a cominciare da Giuseppe Mazzini che, accanto alla Giovine Italia, fondo in quest’ottica anche la Giovane Europa, solo per fare un esempio.

L’Unità d’Italia senza senza questa prospezione internazionale, e senza la solidarietà data alle altre nazioni oppresse e da loro ricevuta, semplicemente non si sarebbe fatta.

Ma anche la teoria ci dice che l’idea di nazione ha molto a che vedere con la libertà, la quale per affermarsi e rendersi concreta ha bisogno di riferirsi non a un astratto e generico uomo universale ma all’uomo radicato in una concreta e specifica comunità politica.

Quanta differenza dalle sedicenti posizioni “liberali” dei globalisti odierni!

Ma quanta anche da chi vorrebbe oggi instaurare “il sovranismo in un solo paese”, cioè affermare i sacrosanti interessi nazionali senza tener conto del contesto globale e soprattutto senza tessere opportune e solide alleanze internazionali.

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