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Cobalto, litio, palladio: cosa accade nel mercato dei metalli rari utilizzati per le batterie elettriche

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L’aumento dell’offerta ha fatto crollare il prezzo di litio e cobalto, ma la rivoluzione della mobilità elettrica è solo all’inizio e la domanda dei metalli rari crescerà ancora

La mobilità sta cambiando e la transizione dai veicoli endotermici a quelli elettrici è già in corso. Le leggi sempre più severe in fatto di emissioni cambiano la produzione e il mercato: secondo le stime di Bloomberg New Energy Finance, entro il 2040, oltre la metà di tutti i nuovi veicoli venduti saranno elettrici.

La rivoluzione dell’elettrico, però, richiede che la “catena di montaggio” non si inceppi e che tutto funzioni alla perfezione: dall’approvvigionamento delle materie prime alla produzione di batterie. Un solo, piccolo, inceppo significherebbe importanti ritardi.

Negli ultimi anni, vista l’urgenza, il prezzo dei metalli usati nella costruzione di batterie, quali litio e cobalto, sono cresciuti a dismisura. E qualche analista avrebbe scommesso che sarebbero cresciuti ancora, vista la domanda, l’urgenza e, almeno per il cobalto, il luogo di produzione, la Repubblica Democratica del Congo.

Così non è stato, però, e negli ultimi mesi il prezzo di Cobalto e Litio sono crollati. Proviamo a capire cosa sia successo.

UNA DOMANDA IN CRESCITA

La domanda per i metalli usati nella produzione delle batterie, dal nichel al manganese, dal litio al cobalto, sta già crescendo rapidamente negli ultimi anni, con all’avvento delle auto elettriche.

Ad oggi, “più della metà di tutto il cobalto viene utilizzata per la produzione delle batterie agli ioni di litio, e la domanda aumenterà soltanto”, ha affermato, a Global  Finance, Gerbrand Ceder, professore di scienze dei materiali e ingegneria all’Università della California, Berkeley.

Tutte le grandi case automobilistiche stanno aumentando la produzione di massa delle vetture elettriche ed, inevitabilmente, utilizzeranno litio, cobalto, manganese.

ANCHE I SISTEMI DI ACCUMULO FARANNO CRESCERE DOMANDA

E ancora. “Un altro driver chiave della domanda”, afferma Anthony Milewski, presidente e amministratore delegato di Cobalt 27, “saranno i sistemi di accumulo di energia per le fonti rinnovabili.

PREZZI RECORD

Tra tutti i metalli utilizzati per le batterie, il cobalto è tra i grandi protagonisti. “Il cobalto è principalmente un sottoprodotto della produzione di rame o nichel”, ha affermato Gerbrand Ceder. “Ci sono pochissime miniere di cobalto pure, e come sottoprodotto si concentra in dosi così basse che è poco pratico aumentare la produzione di nichel, che è principalmente utilizzato nella produzione di acciaio inossidabile, solo per ottenere più cobalto”.

Il suo prezzo, per questo, ha raggiunto livelli record: il metallo grigio-bluastro ha visto quadruplicare il suo valore, raggiungendo il picco di 95.000 dollari per tonnellata, sulla scia dell’aumento della domanda.

CRESCE ANCHE L’OFFERTA

L’aumento dei prezzi e il crescere della domanda ha spinto diverse aziende ad investire nel settore. Nell’ultimo decennio, giganti minerari globali come Glencore e la cinese Molibdeno, hanno investito miliardi di dollari nelle miniere congolesi, aumentando la produzione. Glencore ha riportato in funzione la sua miniera Katanga con una capacità di circa 30.000 tonnellate all’anno (33.000 tonnellate USA), mentre a gennaio il gruppo Eurasian Resources Group (ERG), originario del Kazakhstan, ha avviato il suo impianto nella Repubblica Democratica del Congo con capacità di 24.000 tonnellate.

IL CROLLO DEI PREZZI

E così, se le continue preoccupazioni per un approvvigionamento sicuro e stabile hanno spinto, inizialmente, i prezzi, ora l’aumento della produzione ha fatto crollare il prezzo del cobalto ad un minimo di 32.000 dollari per tonnellata

PIU’ LITIO…DALL’AUSTRALIA

Stessa sorte anche per il Litio. Il prezzo crescente del metallo ha innescato nuovi investimenti minerari ed ora “ci sono tantissime forniture minerarie provenienti dall’Australia oltre al litio prodotto in salamoia nel Sud America”, ha riferito Gavin Montgomery, direttore del reparto materie prime presso il gruppo di ricerca e consulenza globale di energia e metalli di Edimburgo, Wood Mackenzie.

SIAMO ANCORA ALL’INIZIO

Certo è che il processo di elettrificazione della mobilità è solo all’inizio del suo percorso e quando le vendite aumenteranno drasticamente la produzione crescerà ancora, così come la domanda di metalli rari. Non è escluso, dunque, che i prezzi tornino di nuovo a salire.

SI FA STRADA IL PALLADIO

I prezzi di cobalto e nickel non sono gli unici a cambiare. Nel mercato dei metalli rari, infatti, sembra farsi strada il palladio. Per molto tempo, l’oro e il platino si sono conteso il titolo del metallo più caro sul mercato. Dagli anni ’70, il platino ha sempre valso più dell’oro, solo occasionalmente calando sotto il prezzo del metallo giallo. Negli ultimi anni, poi, l’oro ha superato il platino e, recentemente, la disparità dei prezzi si è ampliata a più di 500 dollari, per ridursi leggermente nelle ultime settimane.

Ma oro e platino, ora, devono vedersela con un terzo giocatore: il  palladio, i cui prezzi sono più che raddoppiati dalla fine del 2016 e sono saliti di quasi il 25% nei primi due mesi del 2019. Per la prima volta in assoluto, il prezzo del metallo raro ha superato quello dell’oro, salendo sopra i 1.500 dollari l’oncia.

 

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