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La Cina gironzola attorno a Taiwan e la Russia applaude

Che cosa succede nel Mar Cinese meridionale? La Cina fa sapere di aver completato "con successo" le esercitazioni militari attorno all'isola. Pieno sostegno di Mosca: "La Cina ha il diritto di rispondere alle provocazioni". Tutti i dettagli

La Cina simula attacchi aerei con munizioni vere. Taipei: 11 navi e 59 jet cinesi impegnati intorno all’isola di Taiwan. Il cacciatorpediniere Usa Milius vicino alle isole contese del Mar Cinese meridionale per affermare “la libertà di navigazione”. Tokyo mobilita gli aerei da combattimento. Sono le ultime novità che arrivano dalla Cina e dal Mar Cinese.

Ecco tutti i dettagli.

CHE COSA DICE LA CINA SULLE ESERCITAZIONI MILITARI ATTORNO A TAIWAN

La Cina ha completato “con successo” le esercitazioni militari attorno a Taiwan e le Forze armate sono “pronte a combattere in qualsiasi momento”. E’ quanto si legge in una nota emessa dal Comando orientale dell’Esercito Popolare di Liberazione (Epl), che aveva dato il via a tre giorni di esercitazioni nella giornata di sabato.

IL SUCCESSO SECONDO LA CINA NELLE ESERCITAZIONI SU TAIWAN

L’Epl, si legge nella nota a firma del portavoce Shi Yi, “ha completato con successo vari compiti di pattugliamento attorno all’isola di Taiwan” e “ha testato in modo completo effettive condizioni di combattimento”.

LA NOTA DELLA CINA SU TAIWAN

Le truppe del Comando Orientale, prosegue la nota, “sono pronte a combattere in qualsiasi momento, e a distruggere risolutamente ogni forma di separatismo di indipendenza di Taiwan e tentativi di interferenza straniera”.

I TEMPI DELLE ESERCITAZIONI

La Cina aveva avviato tre giorni di esercitazioni attorno a Taiwan dopo l’incontro a Los Angeles tra la presidente taiwanese e lo speaker della Camera dei Rappresentanti Usa, Kevin McCarthy, settimana scorsa, contro cui aveva minacciato “risolute contromisure”.

MOSCA COCCOLA PECHINO SU TAIWAN

Nel frattempo, è arrivato anche l’endorsement di Mosca che appoggia la posizione di Pechino. “In un periodo di tempo molto breve, abbiamo assistito a molteplici azioni provocatorie nei confronti della Repubblica popolare cinese. Naturalmente, la Cina ha il diritto sovrano di rispondere a queste azioni provocatorie, inclusa la conduzione di manovre militari in stretta conformità con il diritto internazionale, e tutti dovrebbero rispettare il diritto della Cina di svolgere tali azioni”, ha detto il portavoce del Cremlino, Dmitry Peskov, commentando con i giornalisti le esercitazioni militari cinesi intorno a Taiwan, secondo quanto riporta Ria Novosti.

L’APPROFONDIMENTO DI LAMBERTI (LA STAMPA)

Ha scritto su Twitter Lorenzo Lamberti, giornalista che segue l’Asia: “Concluse nei tempi previsti le esercitazioni di Pechino intorno a Taiwan. Sono durate 3 giorni contro i 7 dell’agosto 2022. Minore anche l’estensione delle manovre così come del test di blocco, nessun impatto su operazioni commerciali e voli di linea (come accaduto allora). Non è stato segnalato lancio di missili, minori anche i dettagli operativi visto il mancato rilascio di mappe. La novità significativa è l’impiego della portaerei Shandong al largo della costa orientale con simulazione di attacchi contro obiettivi reali “sull’isola. Insomma, meno estensione ma più segnali di “prontezza al combattimento”. A Taipei niente panico e anzi sostanziale assuefazione, incide il mancato lancio di missili su cui ad agosto si era discusso per il mancato allarme del governo taiwanese (la segnalazione arrivò dal Giappone). Le esercitazioni erano state annunciate immediatamente dopo la partenza di Macron da Pechino e si concludono prima dell’arrivo di Lula (domani) e Borrell (giovedì). Bilanciamento tra necessità di mostrare forza ma non intaccare postura diplomatica recente di Xi”.

L’ANALISI DI LIMES

Il 7 aprile la rivista di geopolitica Limes aveva scritto: “In questi giorni per la Repubblica Popolare mostrare eccessivamente i muscoli a Taiwan sarebbe controproducente su tutti i fronti. A ogni modo, non è escluso che Pechino intensifichi per l’ennesima volta le operazioni militari nello Stretto subito dopo le visite di Macron e von der Leyen. Magari per dimostrare che l’arte della diplomazia collima con quella della guerra”.

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