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Ecco perché Cina e Russia amoreggiano con Maduro in Venezuela

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Tutti i dettagli su quello che lega davvero il Venezuela di Maduro a Russia e Cina L’articolo di Tino Oldani, firma di Italia Oggi

Se il dittatore del Venezuela Nicolàs Maduro è ancora in sella, e se a nulla sono valsi finora i riconoscimenti di Donald Trump e dell’Unione europea (Italia esclusa, per una scelta vergognosa dei 5 stelle al governo) circa la legittimità di Juan Guaidò, che si è autoproclamato presidente, lo si deve essenzialmente al sostegno che Maduro ha ricevuto dalla Cina e dalla Russia. Un sostegno che ha una spiegazione molto semplice: la Cina e la Russia sono i paesi che negli ultimi 10-15 anni hanno prestato più soldi di tutti al regime di Caracas, con obiettivi ben precisi, ma distinti.

COME AMOREGGIANO CINA E RUSSIA CON IL VENEZUELA DI MADURO

Per Vladimir Putin, mettere piede nel Sud America, il «giardino di casa» degli Stati Uniti, per limitarne l’influenza politica, ma soprattutto per proteggere i paesi socialisti e antiamericani, quali sono Venezuela, Cuba, Nicaragua e Bolivia. Per la Cina, estendere al Sud America la strategia già sperimentata in Africa per realizzare quelle che a Pechino chiamano «le nuove vie della seta», vale a dire concedere ingenti prestiti ai paesi in difficoltà, per averne in cambio materie prime e un mercato satellite, legandolo a doppio filo a Pechino per molti anni.

LA CRISI ECONOMICA DEL VENEZUELA

Che il Venezuela sia da tempo bisognoso di prestiti, a causa di una profonda crisi economica provocata dal malgoverno socialista portato avanti prima da Hugo Chavez e poi da Maduro, lo dicono i fatti. Pur essendo il paese con le riserve petrolifere più ricche al mondo, a causa di un sistema dominato da una classe dirigente corrotta e incapace, il Venezuela registra la produzione petrolifera interna più bassa degli ultimi 70 anni, destinata quasi interamente all’export verso Cina, Russia e Cuba.

I DATI NEGATIVI DEL VENEZUELA

L’inflazione, su livelli da repubblica di Weimar, si aggira sul milione per cento su base annua. La distruzione del potere d’acquisto ha provocato un impoverimento generale: il tasso di povertà riguarda ormai il 90% della popolazione, la malnutrizione infantile è generalizzata, e la criminalità è altissima. Il tasso di omicidi a scopo di rapina è ormai pari a 90 su 100 mila abitanti (in Italia siamo a 0,9 su 100 mila abitanti) e tre milioni di persone (un venezuelano su dieci) sono fuggite nei paesi confinanti per scampare alla fame e alla miseria. Una fuga tragica, superiore a quella della Siria.

I PRESTITI DI CINA E RUSSIA

Per restare in sella, Maduro (rieletto presidente da appena sei milioni di elettori, dopo che gli oppositori erano stati messi in prigione o assassinati) ha chiesto e ottenuto prestiti da Cina e Russia. Quanto a soldi, visto che la Russia non naviga nell’oro, Putin se l’è cavata con un prestito di 4 miliardi di dollari, concesso nel 2011. Poiché Maduro non riusciva a restituire neppure un dollaro, nel 2014 gli è stato concesso un primo prolungamento della durata del debito, mentre nel 2017 il debito è stato ristrutturato, fissando la durata in dieci anni. Niente da fare: al massimo, Maduro può fornire un po’ di petrolio, di cui a Mosca non hanno alcun bisogno, ma zero dollari. Così, nel gennaio scorso il debito venezuelano è stato ristrutturato di nuovo, con un aggravio di interessi pari a un miliardo di dollari. Non solo. Per maggiore cautela, Putin ha inviato in Venezuela 400 mercenari russi del contingente Wagner, lo stesso già impiegato in Siria e nel Donbass al posto dei militari dell’esercito russo, con la scusa di «fare da guardia del corpo a Maduro contro eventuali tentativi di aggressione americana».

I PRESTITI DELLA CINA AL VENEZUELA DI MADURO

Più consistente, invece, l’ammontare del prestito cinese. Dal 2005 ad oggi, secondo alcuni calcoli, il governo di Xi Jinping ha prestato al Venezuela più di 62 miliardi di dollari, poco meno della metà dei 150 miliardi prestati ai paesi dell’intero Sud America. Dodici dei 17 prestiti concessi riguardano il settore petrolifero, materia prima di cui Pechino necessita assai più di Mosca. Di fronte all’incapacità di Maduro di restituire il debito e alle continue richieste di rinegoziarne i termini, Pechino non si è limitato a riscuotere petrolio al posto del denaro, ma ha cominciato a impadronirsi dei pozzi petroliferi venezuelani. Così, tra i 28 accordi economici siglati tra i due paesi, spicca la vendita a un’azienda cinese del 9,9% della compagnia petrolifera sino-venezuelana Sinovensa, di cui la compagnia petrolifera di stato della Cina già deteneva il 40%.

GLI ALTRI ACCORDI DELLA CINA

Altri accordi prevedono poi che la Cina possa condurre in proprio delle trivellazioni petrolifere sul ricco giacimento di Ayacucho, in cambio di 184 milioni di dollari. In pratica, passo dopo passo, con l’abituale strategia dei tempi medio-lunghi, la Cina si sta comprando una buona fetta del petrolio venezuelano. E per Trump non sarà facile cacciare Maduro, vista la protezione militare e finanziaria che gli stanno assicurando Putin e Xi Jinping. Soprattutto quest’ultimo, che non sta facendo mistero di usare l’intromissione nel «giardino di casa» degli Stati Uniti come ritorsione verso l’appoggio americano a Taiwan, che Pechino vorrebbe riconquistare.

LE AMOREVOLI ATTENZIONI IDEOLOGICHE

Infine, una nota ideologica. Di recente, in molti hanno sostenuto che quello di Maduro in Venezuela è l’ennesimo fallimento del socialismo. Una critica giustificata dal fatto che gli stesi Chavez e Maduro si sono vantati di avere realizzato in Venezuela «il socialismo del Ventesimo secolo». Ma, a ben vedere, c’è stato ben poco di socialista nelle loro dittature: una ricerca sostiene che in Venezuela, tra il 1999 e il 2011, la quota dell’economia gestita dai privati è salita dal 65 al 71%.

Purtroppo non si trattava di nuovi capitalisti, bensì di una pletora di «profittatori socialisti» e di ufficiali militari seguaci di Chavez e Maduro, caratterizzati da incompetenza, arroganza e nepotismo, che in pochi anni, con metodi illiberali tipici delle peggiori dittature, hanno rubato a man bassa e distrutto un paese tra i più ricchi di petrolio, portando alla fame e alla miseria un intero popolo. Un disastro epocale, che rischia di sfociare in una guerra e in un bagno di sangue.

 

Articolo pubblicato su ItaliaOggi

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