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Che cosa ha fatto la Cina a Wuhan contro il Coronavirus?

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Cina DATI

Ecco le misure decise dalla Cina per cercare di sconfiggere il Coronavirus a Wuhan. L’articolo di Scienzainrete

È stata presentata ad Harvard l’analisi statistica su un campione di 26mila contagi nella città di Wuhan, l’epicentro dell’epidemia. Dai dati sulle incidenze (il numero di nuovi contagi al giorno), avevamo già appreso nelle scorse due settimane che dall’inizio della quarantena, in tutta la Cina, sono trascorsi 12 giorni prima di osservare un abbassamento della curva delle incidenze (dal 23 gennaio al 5 febbraio). Auspico, come tanti altri, un esito simile invocando un parallelismo dinamico.

Ma mettendo una lente di ingrandimento sulla città di Wuhan, possiamo osservare meglio gli effetti delle disposizioni emesse dai vari governi. La professoressa Xiong Lin, del Dipartimento di statistica della Università di Harvard, ha illustrato alcuni dettagli di quelle cause, in una lecture chiarissima (qui il suo articolo su medRxiv, qui le slide della lecture).

MISTER R-NAUGHT

La sua lecture si apre con questa slide. Mostra un curva arancione con una coda azzurra, a forma di cappellino da olandesina. È anch’essa una curva delle incidenze, su un campione di 26.000 casi nella città di Wuhan. E tre valori di R0, detto anche il signor R-naught.

 

Ricordate, il signor R-naught? Un parametro, che non dice tantissimo sulla dinamica di infezione ma informa sul numero medio di persone infettate da ogni persona infettata, e con questa informazione fissa un limite (minimo) alla percentuale di immunizzati che occorre raggiungere nel pianeta per vincere contro questo virus. Siamo tutti consapevoli ormai che si parla del 50-70%, di fatto comunicato da matematici cinesi già con la pubblicazione del 31 gennaio sul Lancet (Wu et al.), anche se alcune proiezioni vengono ora contraddette dalla lecture di Lin (come spiego più avanti). Appena hanno raggiunto incidenze sui mille nuovi contagi (il 23 gennaio) e stimato un R-naught di quasi 4, hanno cominciato la quarantena fai-da-te, seguendo criteri simili ai criteri che l’Italia sta seguendo in questi giorni. Ma dopo una settimana circa, sono andati più giù col pedale, isolando pazienti (e non solo) con una quarantena detta ‘centralizzata’.

QUARANTENA FUORI CASA

CINARicordate queste immagini di qualche settimana fa? Ecco, ha l’aspetto di un lazzaretto, ma stile anni 2000, con wifi e certi attributi minimi di funzionalità da rendere la permanenza (di un paio di settimane circa) se non piacevole, almeno vivibile con dignità. A pensarci, in certe regioni, come l’Abruzzo per fare un esempio, con meno di 300 casi, non sarebbe poi così impensabile. E gli italiani sicuramente non mancano di creatività per concepire questi luoghi per permanenze limitate molto rapidamente.

Da quanto ascolto nella lecture di Lin, è necessario almeno cercare di approssimare quel tipo di modello: occorre tagliare i canali di trasmissione sociale tout court per qualche settimana; condizione raggiungibile, secondo le predizioni di Harvad, svolgendo il periodo di quarantena fuori dalle proprie case.

PERCHE’ SCELTE COSI’ DRACONIANE?

I dati pare evidenzino, durante la quarantena fai-da-te, una diminuzione dei casi sì, ma senza portare il signor R-naught sotto il numero 1. Lo sfiora, ma non lo trapassa. Dunque, la quarantena fai-da-te creerebbe un bacino stabile di infettati: in media se siamo infettati, durante questo periodo, tendiamo a infettare un po’ più di un individuo a testa (in media, R-naught =1,25 dal valore iniziale di 3,88) prima di eliminare il virus dal nostro corpo (lo stesso bacino stabile che caratterizza, per intenderci, infezioni endemiche come la malaria). Questo individuo sarà molto probabilmente qualcuno che vive sotto il nostro stesso tetto o che gravita comunque intorno alla nostra vita (in quanto, proprio durante la quarantena fai-da-te, passiamo più tempo con loro che con il resto del mondo e cosi facendo aumentiamo di gran lunga la capacità di monitoraggio dei contagi o dei soggetti ad alto rischio, avendo ridotto drasticamente il grado di aleatorietà delle interazioni sul territorio).

Lo studio racconta che senza queste misure drastiche, adottando la sola quarantena fai-da-te, le incidenze non solo non resterebbero costanti ma raddoppierebbero in circa un paio di mesi sulla base di modelli matematici.

Chi dovrebbe andare in queste quarantene-centralizzate? Quattro categorie di cittadini, da trasferire in 4 diversi tipi di strutture:

  • A per quelli con un test positivo;
  • B per quelli con sintomi (senza febbre);
  • C per quelli con febbre;
  • D per quelli che sono stati a stretto contatto con i tipi A or B.

Se un soggetto in B, C or D diventa positivo, viene trasferito nella struttura A. Se da A, le sue condizioni di salute si aggravano, viene trasferito in ospedale.

(Estratto di un articolo pubblicato su Scienza in rete, qui la versione integrale)

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