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Ciclone elettorale verde-nero in Germania?

Germania

Che cosa c’è in ballo nei due appuntamenti elettorali in Germania. L’approfondimento di Pierluigi Mennitti da Berlino

 

Il manifesto elettorale spiega già tutto. Da un “sei per tre” ben piantato sul ciglio di una dritta striscia di asfalto che taglia l’ordinatissima campagna del Baden-Württemberg, Winfried Kretschmann guarda fisso negli occhi il suo potenziale elettore con lo sguardo fiero e rassicurante del padre nobile. Alle sue spalle, indistintamente, si mescolano i colori del verde e del nero, un messaggio politico subliminale, appena acceso dal giallo della corolla del girasole simbolo dei Grünen. Lo slogan è di quelli che solo un padre della patria può permettersi: “Mi conoscete”.

Kretschmann è il 72enne capofila degli ecologisti pragmatici che da 10 anni guida uno dei Land più ricchi e industrializzati della Germania, ex storica roccaforte della Cdu a cui è stata strappata nel lontano 2011. Ha guidato per i primi 5 anni un governo con i socialdemocratici e negli ultimi 5 un esecutivo con la stessa Cdu. Secondo tutti i sondaggi, domenica otterrà dagli 11 milioni di elettori del Land il suo terzo mandato. Chi vuole conoscere i segreti di un probabile futuro governo federale nero-verde dovrebbe fare un salto qui, dalle parti di Stoccarda.

Con 440.000 posti di lavoro legati all’industria automobilistica, che si tira dietro un indotto di grande qualità, il Baden-Württemberg era il banco di prova per le capacità di governo degli ecologisti. Arrivarono al potere sull’onda delle proteste per Stuttgart 21, il costosissimo progetto della nuova stazione centrale che velocizzerà il traffico ferroviario ad alta velocità: 15 minuti guadagnati sulla tratta Stoccarda-Ulm a fronte di una spesa di 8,2 miliardi di euro. In più, una stazione sotterranea nuova di zecca e super informatizzata. Tecnologia e innovazione per una ferrovia più rapida e moderna. A una larga fascia di cittadini la spesa non sembrava valere la candela. Protestarono in massa, anche tanti elettori della Cdu, la polizia rispose con le maniere forti. Da quel momento qualcosa si è rotto fra l’eterna Cdu e il suo popolo, e non si è mai più aggiustato.

Arrivò Kretschmann con le stimmate del verde pragmatico. Da quel momento la storia dei Grünen è cambiata, e la capacità di governo mostrata a Stoccarda ha alimentato la cosiddetta corrente realista all’interno del partito. Li chiamano i “Realo”, i pragmatici che, programma alla mano, sono disposti a governare con (quasi) tutti, a patto di poter imprimere una svolta verde alle politiche, che oggi non sono più in contrasto con l’economia, ma una delle opportunità che l’industria ha per modernizzarsi e innovarsi, in nome della sostenibilità e della tutela ambientale.

È quello che in fondo chiedevano i cittadini di Stoccarda quando protestavano contro la nuova stazione: non vogliamo correre di più, vogliamo correre meglio. Il ceto medio conservatore, benestante e appagato, chiedeva qualità di vita e un futuro disegnato a misura d’uomo. Kretschmann e i suoi verdi realisti hanno interpretato tutto questo, mettendo in cantina il folklore ecologista e scendendo a patti con il mondo dell’industria che da queste parti risponde ai nomi di Benz, Porsche, Bosch e mille altre aziende meno note che costituiscono la spina dorsale di una delle economie regionali più solide d’Europa.

Le gru del cantiere Stuttgart 21 sono sempre in funzione, il termine dei lavori si è spostato dal 2021 al 2025. Un successivo referendum cittadino aveva stabilito che la stazione s’aveva da fare e i verdi hanno accettato il verdetto, siglando uno dei tanti compromessi stipulati in questi anni. Per il mondo automobilistico i Grünen sono stati invece un toccasana, il partner politico ideale con il quale avviare la rivoluzione elettrica, il passaggio epocale dai motori a combustione a quelli a batteria. Strada obbligata per recuperare la fiducia perduta con lo scandalo del dieselgate. Ecologia e industria possono convivere quando entra in gioco la tecnologia, quindi l’innovazione che innesca crescita e posti di lavoro. Kretschmann ha preso sotto braccio i boss dell’Autoindustrie, li ha coccolati e spronati. Ha tutelato i loro interessi, ha evitato limitazioni alle vetture diesel a costo di scontentare i più radicali fra i suoi e ha istituito una sorta di dialogo strategico, presiedendo riunioni periodiche con gli imprenditori del settore. All’elettorato ecologista ha concesso una legge per intensificare le biodiversità e una norma che prevede l’obbligo di impianti solari per ogni edificio di uffici.

Non tutti sono soddisfatti. L’altro lato della medaglia è la nascita di un nuovo movimento ambientalista, che in 4 mesi ha raccolto 450 iscritti, tra cui molti ragazzi del movimento Friday for Future, e che è riuscito a presentare candidati in 67 collegi su 70. Una scissione a sinistra che non gli farà perdere l’elezione, ma potrebbe rosicchiargli qualche consenso e spronare altri scontenti, anche a livello nazionale, ad abbandonare il vascello vincente dei verdi realisti, ormai indirizzato verso la rotta con la Cdu.

Kretschmann viaggia su altri livelli. Gli ultimi sondaggi assicurano ai suoi Grünen un vantaggio di oltre 10 punti sugli avversari-alleati della Cdu, che tanto per cambiare hanno anche sbagliato candidato (Susanne Eisenmann). A impedire una vittoria ancora più netta, aggravata dallo scandalo delle mascherine che sta terremotando il partito di Angela Merkel e Armin Laschet, c’è il fatto che il 40% degli elettori ha già votato da settimane per posta, per paura dei contagi di Covid. Lo scandalo è arrivato troppo tardi. Ma Kretschmann non ne aveva comunque bisogno. In un’ipotetica elezione diretta straccerebbe la sua avversaria 70 a 13, e il 65% degli elettori della Cdu sceglierebbe lui.

Non è una sorpresa. Kretschmann, che di professione è professore di biologia, etica e chimica, è cattolico praticante. “È un fenomeno politico, quasi una figura cult”, si scalda il politologo Frank Brettschneider, docente di Scienza della comunicazione e politica all’Università di Hohenheim. “Utilizza spesso temi conservatori, discute di Heimat spesso in dialetto, parla di tutela dell’ambiente ricorrendo a concetti religiosi, di creazione del creato e di dovere cristiano di difenderlo”, prosegue, “e in più non appare egoista, non dà l’idea di uno sceso in politica per arricchirsi. È umile, ha saputo assumere uno stile presidenziale, assomiglia molto a Merkel, è consapevole del potere ma trasmette l’impressione di essere al servizio dei cittadini”. il Tagesspiege, più prosaicamente, parla di “populismo ecologista del fare”, ma in fondo è un complimento anche questo.

Che il suo successo segnerà forse anche la più grave sconfitta della Cdu in una sua ex roccaforte sarà un segnale di allarme per il fresco leader conservatore Laschet, che dovrà incassare con molta probabilità anche una seconda sconfitta nell’altro Land in cui si vota, la Renania-Palatinato. Ma potrà essere anche un’ulteriore spinta verso un prossimo governo federale nero-verde dopo le elezioni generali del 26 settembre. “Delle varie opzioni di maggioranza regionale che saranno a disposizione dei verdi, penso che alla fine Kretschmann sceglierà quella con la Cdu, magari nel nome della continuità con gli ultimi 5 anni”, prevede Brettschneider, “non avrebbe senso mandare a Berlino un segnale opposto, a pochi mesi da una possibile alleanza nazionale”. C’è inoltre da dare un ulteriore chiaro avviso alla componente interna dei Grünen, che mal digerisce una maggioranza con i conservatori nel ruolo di junior partner. Ma le strade del governo nazionale sono infinite e chissà che la prossima non passi da Stoccarda: 6 mesi sono tanti e in tempi di pandemia, con i nervi a fior di pelle e gli umori elettorali incostanti, chi può escludere che gli equilibri finali saranno quelli di oggi?

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