Mobilità

Dieselgate, perché gli Usa tamponano Daimler

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Daimler

Daimler ha patteggiato 1,5 miliardi di dollari per mettere fine negli Stati Uniti alla disputa sulle emissioni delle auto diesel

 

1,5 miliardi di dollari. È questo quanto Daimler ha deciso di pagare al Governo Usa per mettere fine alla disputa sulle emissioni delle sue auto diesel.

Il patteggiamento, scrive l’azienda in un comunicato, ha l’obiettivo di evitare “rischi legali e finanziari” che potrebbero nascere da eventuali scontri in tribunale.

Andiamo per gradi.

IL PATTEGGIAMENTO

La tedesca Daimler, casa madre di Mercedes e Smart, ha ottenuto un patteggiamento da 1,5 miliardi di dollari per risolvere la disputa sulle emissioni, con Washington, iniziata nel 2017.

L’ACCUSA

La casa auto è stata accusata, in seguito allo scandalo dieselgate che ha coinvolto Volkswagen, di aver installato sulle vetture immatricolate negli Stati Uniti un dispositivo che consentiva di aggirare i limiti per le emissioni diesel.

I MEZZI COINVOLTI

In particolare, l’azienda avrebbe manomesso il software di circa 250.000 mezzi, tra auto e furgoni. Tra le vetture coinvolte anche Mercedes classe C ed E.

L’IMPEGNO DELLA CASA AUTO A RIDURRE EMISSIONI

Come parte dell’accordo di patteggiamento, Daimler, si legge nella nota della società, finanzierà il repowering del motore di 15 locomotive di linea negli Stati Uniti al fine di ridurre le emissioni di NOx. Il progetto deve essere completato entro 40 mesi.

LA SODDISFAZIONE DELLE AUTORITA’ USA

Festeggiano le autorità americane, anche per quello che il patteggiamento potrà rappresentare: “Quando una casa automobilistica finisce con il pagare 1,5 miliardi di dollari, prevediamo questo abbia un effetto deterrente anche su altri costruttori”, hanno affermato.

IL COMMENTO DEL FATTO QUOTIDIANO

Quanto accaduto negli Usa potrebbe, invece, ripetersi in Europa, secondo il Fatto Quotidiano: “Uno scandalo che ora potrebbe arrivare pure in Europa, sulla scia di quanto recentemente successo in Germania, dove la Corte federale tedesca ha stabilito un rimborso parziale al proprietario di una Volkswagen dotata del noto defeat device, in grado di ingannare i test di omologazione”, ha specificato il quotidiano, aggiungendo: “Lo scorso febbraio, poi, la stessa Volkswagen ha raggiunto un accordo extragiudiziale con i consumatori tedeschi, offrendo loro un risarcimento compreso fra 1.350 e 6.257 euro, a seconda del modello e l’età del veicolo, per un totale di 830 milioni di euro”.

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