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Chi vuole azzoppare la sanità privata?

di

spesa sanitaria

Che cosa celano una parte degli attacchi contro le Rsa in Lombarda e non solo. Il commento di Corrado Sforza Fogliani.

L’impressione (o il sospetto) è che vi sia in atto una campagna orchestrata di denigrazione della Sanità privata. Alla quale non sia estranea né la politica, né la finanza. Il comportamento – di sostegno – dei giornaloni, se non lo dimostra, lo fa certo pensare.
Prima di tutto, la campagna, e le inchieste, riguardano quasi esclusivamente la Lombardia, che è – politicamente – a guida centrodestra ma che soprattutto è sempre stata un modello in assoluto di sanità a collaborazione pubblica privata.

Che il contagio sia lì forte, nessuno lo mette in dubbio. Ma facciamo una considerazione: le tre città epicentro, in vetta alla classifica dei contagiati per percentuale di persone residente (quello che non si calcola mai, come fa la Rai per gli Stati Uniti, ove il mirino è Trump: fateci caso, la nostra rete pubblica – ma per l’Inghilterra, e Johnson, gli è subito andata male – dà sempre e solo il numero assoluto dei morti, paragonando comunità di centinaia di milioni di residenti con quelle che, come l’Italia, non arrivano neppure alla metà della metà!).

Le province, dunque, in vetta alla classifica dei contagiati calcolati in percentuale sono, nell’ordine: Lodi, che è a conduzione Lega/liberali da pochissimo tempo, dopo conduzione rossa; Cremona, che è, ed è sempre stata da tempo immemorabile, a conduzione rossa; Piacenza che è da due anni a conduzione centrodestra/civici, dopo un dominio rosso continuato almeno dal dopoguerra del secolo scorso (salvo alcune amministrazioni alternative di breve durata). Quindi, la pur assurda assimilazione emergenziale non ha comunque alcun riscontro.

Poi, è fondamentale considerare che il virus balla dove vuole, che il primo contagiato pare sia stato lombardo (arrivato dalla Cina o dalla Germania), ma certo non ha scelto sulla base di un criterio politico o di un sistema sanitario piuttosto che un altro. Il virus è poi un virus (o un retrovirus) che lascia stare i giovani non perché preferisca i vecchi (o gli anziani), ma perché alberga meglio in chi ha già patologie, o comunque, debolezze: ed è chiaro che un quadro clinico acciaccato è più dei secondi che dei primi. E siccome è chiaro che si muore di morte naturale di più da vecchi che da giovani, è anche chiaro che nelle Rsa per vecchi si
muore di più.

Poi, ad alimentare la campagna, ci sono le inchieste: per l’amor del cielo, giusto fare luce su tutto e su tutti, ma i morti – se non sbaglio – ci sono stati anche in ospedali pubblici, e non mi pare che ci siano in ballo tante inchieste come per le Rsa. Le quali sono le preferite dal virus non solo perché si tratta di residenze dove abbondano più che gli anziani – per così dire – i vecchi, ma anche preferite da stampa e inchieste perché, dal nome, sembrano necessariamente private, mentre le Rsa sono sia pubbliche che
private.

La Trivulzio, per citare quella più nell’occhio del ciclone di ogni altra, è un ente pubblico (anche se pochi lo sanno, e nessuno lo dice), il cui Consiglio è nominato in maggioranza dal Comune (attualmente di Sinistra). Da ultimo, ci sono i costi. Lo so che per chi non paga le tasse (o ne paga poche, o per il solo primo lavoro ecc.) ed ha i piedi al caldo, questo è un argomento iperdemonizzato, la salute prima di tutto perbacco, cosa c’entrano mai i costi…, è uno scandalo…! Ma coi costi bisogna pur farci i conti, e allora si discriminano i privati.

La campagna prioritaria che sarebbe servita (come in Sud Corea) e cioè una campagna generalizzata di tamponi a sintomatici ed asintomatici, non si è fatta perché di soldi non ne avevano né i privati (iper-tassati, com’è noto) né i pubblici (questi ultimi, non li avevano e non li hanno per la pandemia, ma li avevano prima che li rubassero o distraessero e soprattutto prima che li gettassero via, come per le rotonde ove ve n’è una utile o necessaria, per non dire indispensabile, su dieci). Ma, insomma, per la Sanità
pubblica in un modo o nell’altro (in molti casi, in ritardo) i soldi si sono trovati (anche se rimane il dubbio che si è fatto una selezione di guerra: non tra ebrei e ariani, ma tra anziani e giovani).

Per le Rsa pubbliche (figuriamoci per le private), no, non ce n’erano. A Piacenza c’è una Rsa pubblica, storica: nella Sanità
pubblica hanno svuotato ospedali per fare dei reparti appositi per i contagiati Corona, questa Rsa pubblica ha richiesto, scongiurato, che si facesse altrettanto, ma non lo si è fatto (ci saranno i motivi, ma gli amministratori – pubblici – non risultano li abbiano detti). Quanto ai costi in sé, non so quali siano nel settore della Sanità, ma so cosa sono – ad esempio – nella scuola privata, ugualmente osteggiata: lo Stato spende per ogni alunno pubblico 10mila euro all’anno, e per ogni alunno privato 1500!

Praticamente, ogni famiglia che manda un figlio ad una scuola privata regala 8500 euro allo Stato ogni anno. Poi si critica una
scuola privata perché non ha – magari, tanto per dire – una lavagna luminosa, anche se ci mandano i figli perché imparano di più! In sostanza, la Sanità pubblica vuol far dimenticare che il pubblico ti cura (formalmente, non considerando le tasse) gratuitamente ma con – a volte – uno e mezzo/due anni di ritardo, così come a volte impedisce alla Sanità privata di attivarsi (è capitato per gli esami per gli anticorpi).

Nulla di nuovo, sotto il sole: non a caso l’Appello “La pandemia sanitaria non si trasformi in pandemia antistatalista” (elogiato anche da Panebianco dalle colonne del Corriere della Sera) ha suscitato diverse reazioni ma anche un mare di adesioni. Guardiamo, dunque, sotto le coperte (o i tappeti). Di morti ce ne sono stati, purtroppo, dappertutto. Ma, per favore, non contate solo quelli della Sanità privata e fate luce ovunque sia necessario. Quanto alla politica, non parliamone neanche. La Sanità regionalizzata voluta dal Pd con l’ultima riforma della Costituzione, l’abbiamo vista all’opera, pur così costosa (una cosa vietata da una parte e incoraggiata dall’altra, come per i test degli anticorpi).

L’abolizione del Medico provinciale (che è sempre esistito e che è stato abolito così come hanno abolito i grandi medici condotti ecc.) ci ha portato al fatto che le decisioni le prendevano Commissioni, o comitati, pieni di tutto meno che di medici: pieni di ragionieri o commercialisti, che riferivano (e riferiscono, abitualmente) al Capocontabile, e questo sempre nella logica che, quando tutti sono responsabili, nessuno è responsabile (come per i 24 enti che ci sono voluti, in una conferenza di servizio, per portar via dopo mesi e mesi la carcassa di un balenottero spiaggiatosi).

E tiriamo un pietoso velo su come sono stati trattati i medici di famiglia: li si sono forniti dei formulari e degli elenchi di
domande, ma di nient’altro, e non certo dei camici protettivi. Maria Luigia, per il colera del 1855, aveva fatto molto meglio: gli aveva dato dei camici inamidati, mettendoli a loro disposizione in appositi locali dislocati in ogni quartiere sia di Piacenza che di Parma perché medici e causidici li avessero alla bisogna a portata di mano.

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