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Mattarella

Chi (non) ha cavalcato la staffilata di Mattarella al governo Meloni

C’è più di una sorpresa tra i commenti e le reazioni alle parole di Mattarella. I Graffi di Damato.

Persino la segretaria del Pd Elly Schlein, che si divide fra Parlamento e piazze nella lotta anche fisica al premierato proposto dal governo, ha esitato quando un giornalista le ha allungato un microfono sollecitandola a compiacersi del discorso del presidente della Repubblica Sergio Mattarella alla settimana dei cattolici, a Trieste. Dove il Capo dello Stato ha ricordato, fra l’altro, “i limiti” che anche una maggioranza deve darsi, ha contestato ogni “restrizione in nome del dovere di governare”, ha riproposto “un voto un uomo” e lamentato “l’analfabetismo” costituzionale spesso rivelato da certe polemiche o pretese: a volte, credo, anche delle opposizioni.

La Schlein in un apprezzabile sussulto di pudore politico ha esitato prima di rispondere. Ed ha risposto esortando lei stessa a non coinvolgere il presidente della Repubblica nella cronaca delle polemiche politiche. A non tirargli troppo la giacca, a non strattonarlo. Poi naturalmente ha riproposto tutta la sua contrarietà all’elezione diretta del presidente del Consiglio, tradotta comunemente nel premierato, anche se così si chiamano pure altri modi di regolare l’accesso alla guida del governo.

Non ha avuto le remore politiche, istituzionali, culturali della segretaria del Pd l’ammiraglia ormai delle opposizioni – la Repubblica, quella di carta – avvolgendosi quasi letteralmente nell’intervento del Capo dello Stato con questo titolo su tutta la prima pagina: “Mattarella: no al potere illimitato”. “Allarme di Mattarella”, ha gridato, sempre in apertura, la Stampa, ancora sorella del giornale fondato dal compianto Eugenio Scalfari.

Non parliamo poi del Secolo XIX, fratello per un po’ di tempo degli altri due quotidiani, che in una vignetta d Stefano Rolli ha fatto lanciare da Mattarella una bomba a mano contro il governo in carica all’insegna della “vecchia moral suasion”.

Più sobrio, diciamo così, è stato il Corriere della Sera dedicando al discorso di Mattarella, a metà della prima pagina, il richiamo dell’articolo del quirinalista Marzio Breda, pur con un titolo forte quasi quanto quelli di Repubblica e della Stampa: “Democrazia, Mattarella: no all’assolutismo di Stato”. Che il manifesto ha preferito invece tradurre in “Avviso ai naviganti” nel solito titolo di copertina sovrapposto alla foto di Mattarella ospite, di spalle, della settimana dei cattolici.

Abbastanza, e in alcuni casi anche sorprendentemente, lungo è l’elenco dei giornali che hanno escluso l’argomento dalle loro prime pagine: dal Fatto Quotidiano al Giornale, da Libero alla Verità, dal Tempo al Quotidiano del Sud, dalla Gazzetta del Mezzogiorno al Riformista, dal Dubbio alla Ragione, dall’Identità a ItaliaOggi, da Milano Finanza al Foglio. Dove Giuliano Ferrara in persona, fondatore del giornale, si è impegnato in un articolo a scrivere degli “incubi” della Meloni attribuendoli però al “quadro internazionale”, al di là e al qua dell’Atlantico, non agli interventi del presidente della Repubblica.

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