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Chi frena in Europa e Usa sul ritiro dei militari americani dalla Germania

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Come e quanto si discute negli Stati Uniti, in Germania e in Polonia sull’annunciato ritiro di una parte del contingente militare statunitense di stanza in Germania

L’annunciato ritiro di una parte del contingente militare statunitense di stanza in Germania (10.000 soldati su 35.000) continua ad agitare le acque dei rapporti fra Berlino e Washington. Un confronto che non si limita a sfilacciare i legami tra due paesi alleati ma coinvolge in generale la Nato e i suoi equilibri di sicurezza e si riverbera anche su rapporti e politiche di paesi limitrofi, come la Russia e la Polonia, quest’ultima a sua volta impegnata in una delicata tornata elettorale.

Repubblicani e democratici contro il piano di Trump

La stampa tedesca segue con attenzione l’evolversi delle polemiche. E la notizia di oggi, riportata in esclusiva dalla Süddeutsche Zeitung e poi rimbalzata velocemente su tutti gli altri media, è che negli Usa sarebbe in corso una vera e propria rivolta bipartisan dei senatori contro i piani di Donald Trump. Non solo i democratici, dunque, ma anche una buona parte di repubblicani intende opporsi per legge al ritiro delle truppe Usa dalle basi in Germania inserendo, prima del via libera al bilancio della difesa in Senato, una direttiva al budget: l’utilizzo di denaro pubblico per un ritiro dei militari da qualsiasi area può avvenire solo se il ministro della Difesa assicura, con un rapporto al Congresso, che la decisione è nell’interesse nazionale degli Stati Uniti e non pregiudica la sicurezza di un paese europeo partner della Nato.

Ad annunciare questa mossa è stato proprio lo staff di Mitt Romney. “Il ritiro delle truppe Usa dalla Germania sarebbe un regalo alla Russia”, ha detto l’ex candidato alla presidenza dei repubblicani, “ed è davvero l’ultima cosa che vogliamo fare”. Tra i firmatari della direttiva c’è anche  Lindsey Graham, un fedele sostenitore di Trump, nota la Süddeutsche, che poi riporta le parole del senatore democratico Chris Coon: “Rimpatriare dalla Germania quasi 10.000 soldati, senza averne preventivamente discusso con il governo tedesco e con gli altri alleati europei, non rende l’America affatto più sicura”. Il gruppo dei firmatari ritiene che la presenza delle truppe sul territorio tedesco sia nell’interesse di entrambi i paesi.

La sottile presa di distanza della Polonia

E anche della Nato e dell’Europa, si ritiene da questo lato dell’Atlantico. Si spiega così il sorprendente cambio di rotta operato dal presidente polacco Andrzej Duda nella sua visita a Washington la scorsa settimana. La Polonia, indicata qualche anno fa dalla rivista di geopolitica Limes come alfiere dell’Europa americana, gioca un ruolo importante in questa partita. Duda, che dovrà faticarsi la rielezione nel ballottaggio fra due settimane con lo sfidante Rafal Trzaskowski, aveva tutto da guadagnare dall’incontro che Trump gli aveva concesso a pochi giorni dal voto al primo turno: una visita di prestigio da giocarsi in casa con un elettorato tradizionalmente simpatizzante degli Usa.

Ma, contraddicendo speranze (trumpiane) e timori (europei), il presidente polacco non ha accompagnato l’intenzione dell’inquilino della Casa Bianca di dislocare in Polonia una parte del contingente presente in Germania. “Ho chiesto al presidente di non ritirare alcun contingente dall’Europa”, ha detto Duda in conferenza stampa dopo che Trump aveva ribadito la sua intenzione di tagliare i 10.000 soldati dalla Germania più i 17.000 civili a supporto, “e con questo intendo un’Europa unita per la quale la presenza americana è una garanzia enorme”. La Polonia insomma è sempre pronta ad accogliere più soldati americani sul proprio territorio, anche a nominare la nuova base “Fort Trump”, ma non vuole che questo avvenga a discapito della presenza Usa in Germania. Più soldati statunitensi in Polonia deve significare più soldati statunitensi in Europa. Per Varsavia, la Russia è sempre troppo vicina e la deterrenza Usa e Nato imprescindibile per la propria sicurezza nazionale.

Il quotidiano berlinese Tagesspiegel, sempre molto ben informato sugli arcana imperii del quartiere politico della capitale, aveva riportato l’indiscrezione di una pressante telefonata a Duda del segretario generale della Nato Jens Stoltenberg, prima che il presidente polacco salisse le scalette dell’aereo che lo portava a Washington. Nnato e Pentagono sono infatti contrarie al piano di ritiro di Trump.

Merkel: ripensare tutto se gli Usa non vogliono più essere potenza globale

La frizione Usa-Germania impegna anche il dibattito politico interno tedesco, anche alla luce del semestre di presidenza europeo che Berlino guida dal primo luglio e che ha in agenda il rafforzamento del ruolo dell’Europa nel mondo post-pandemico.

Sul versante governativo vi sono da registrare gli interventi dei due massimi rappresentanti istituzionali sull’argomento, Angela Merkel e Heiko Maas. Nell’intervista concessa ai quotidiani europei alla fine della scorsa settimana, la cancelliera aveva affrontato anche il tema delle truppe Usa, rimarcando l’interesse comune di Usa, Germania e Nato al mantenimento dei soldati nelle basi tedesche. Aveva poi ancora una volta ammesso che il proprio governo dovrà aumentare ancora il proprio budget per la difesa e aveva ricordato che la spesa era comunque cresciuta negli ultimi anni e ancora crescerà nei prossimi. Trump (ma prima di lui Obama) chiedono da tempo che la Germania raggiunga la soglia del 2%. Merkel aveva però concluso questa parte dell’intervista con una dichiarazione meno accomodante: nel quadro dei rapporti transatlantici, l’Europa è cresciuta nella consapevolezza che gli Usa volessero essere una potenza mondiale, ma se gli Usa dovessero per propria volontà congedarsi da questo ruolo, allora dovremmo avviare una riflessione fin dalle fondamenta.

Germania, voci contrastanti nella Grosse Koalition

Da parte sua, il ministro degli Esteri, in un’altra intervista all’agenzia di stampa Dpa, aveva accennato alla necessità di mettersi al lavoro per migliorare gli incrinati rapporti con gli Usa. I legami transatlantici sono “straordinariamente importanti”, ha detto Maas, ma “allo stato attuale non corrispondono alle aspettative che ci sono sulle due sponde dell’Atlantico”.

Il confronto, tuttavia, non è solo fra Germania e Usa ma è anche interno alla Germania. I partiti della Grosse Koalition sono infatti su posizioni distinte. I socialdemocratici scalpitano, non vogliono affatto arrivare al 2% del Pil di spesa militare come promesso, sostenendo che andrebbero conteggiate anche le spese per iniziative collaterali in aree di guerra. Il capogruppo spd al Bundestag, Rolf Mützenich, è arrivato a chiedere a maggio il ritiro di tutte le armi nucleari americane dal suolo tedesco. Echi di anti-americanismo, rilanciano i cristiano-democratici, che il ministro Maas, socialdemocratico anche lui, farebbe bene a contrastare. la Cdu resta ferma sull’obiettivo del 2% da raggiungere entro i prossimi tre anni. un tempo troppo lungo per Donald Trump.

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