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Chi e perché sbuffa contro il diktat di Trump sulle sigarette elettroniche

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L’approfondimento di Alessandro Sperandio

Potrebbe rivelarsi devastante per il mercato americano lo stop deciso dall’amministrazione Trump ai gusti diversi dal tabacco nelle sigarette elettroniche dopo i problemi riscontrati su alcune centinaia di persone, soprattutto adolescenti, che hanno contratto una misteriosa malattia legata alla vaporizzazione di liquidi a base di Thc con olio di vitamina E verosimilmente provenienti da canali illegali. A rischio è un mercato che, riferisce il New York Times, conta un giro d’affari di circa 2,6 miliardi di dollari.

NEL MIRINO LA JUUL, PRODUTTRICE DEL DISPOSITIVO VAPING PIÙ VENDUTO NEGLI USA

Nel mirino delle autorità Usa ci sono soprattutto le e-cigs prodotta dalla Juul, il produttore del dispositivo di vaping più venduto oltre oceano, molto popolare tra i giovani per la sua maneggevolezza e i gusti giovanili come mango e fragola, dei suoi liquidi. Juul Labs, “ha posizionato i suoi prodotti come uno strumento per aiutare i fumatori a smettere di fumare, anche se le autorità di regolamentazione stanno esaminando se l’azienda abbia oltrepassato il limite nelle sue attività di marketing – si legge sul Los Angeles Times -. L’azienda di San Francisco non vuole che la gente si abitui alla nicotina attraverso i suoi prodotti. Il Chief Executive Kevin Burns ha detto, infatti, in un’intervista alla CBS il mese scorso, che se si utilizza già nicotina, non bisogna usare il Juul”.

UN’ARMA A DOPPIO TAGLIO

Per il Los Angeles Times la proposta di Trump è, tuttavia, “un’arma a doppio taglio”: se da un lato, scrive il sito del quotidiano americano, si finirebbe per distruggere un business particolarmente fiorente negli Stati Uniti, all’altro lato bloccare i vaporizzatori aromatizzati “potrebbe chiudere le porte a ciò che molte persone sostengono sia uno strumento efficace per aiutarli a perdere il vizio”. “La speranza che lo svapo potesse aiutare a ridurre l’uso di tabacco – che porta a più di 480.000 morti all’anno negli Stati Uniti – ha modellato l’approccio iniziale della Food and Drug Administration alla regolamentazione del settore – ha evidenziato il Los Angeles Times -. Le malattie legate al tabacco sono la principale causa mondiale di morte prevenibile. Ma un’esplosione nell’uso dei prodotti svapo da parte degli adolescenti – molti dei quali hanno affermato di non aver mai fumato sigarette tradizionali – ha portato l’agenzia a cambiare rotta. Un sondaggio dell’anno scorso ha rilevato che oltre il 20% degli alunni delle scuole superiori utilizza e-cigs”.

RIMANGONO COMUNQUE I PRODOTTI AROMATIZZATI AL TABACCO

In questo senso “limitare l’accesso alle sigarette elettroniche aromatizzate è una buona strategia per impedire ad alcuni bambini di rimanere attaccati alla nicotina -, ha affermato Eric Lindblom, direttore per il controllo del tabacco e la legge sugli alimenti e le droghe presso l’Istituto O’Neill per la salute nazionale e globale della Georgetown University sempre al Los Angeles Times -. Ma solleva la questione di cosa potrebbe riempire quel vuoto”. Senza dimenticare che pur togliendo i liquidi aromatizzati preferiti da giovano “altri prodotti aromatizzati al tabacco rimarrebbero comunque sul mercato”, ha proseguito il sito web del quotidiano statunitense.

MERCATO USA E MERCATO EUROPEO COMPLETAMENTE DIFFERENTI

La domanda ora è: in Italia e più in generale in Europa, si avranno contraccolpi di quanto sta accadendo negli Stati Uniti? “In realtà i due mercati sono molto differenti tra loro – dice a Start Magazine Stefano Caliciuri, direttore e fondatore di SigMagazine, specializzato nell’informazione di settore legata al vaping -. Gli Usa non hanno alcuna regola per il settore mentre in Europa esiste una direttiva dal 2014, recepita dal nostro paese nel 2016, che impone una serie di prescrizioni nella fabbricazione e vendita di e-cig e dei liquidi, controllati dal ministero dell’Economia e dal ministero della Salute”.

DIFFERENZE ANCHE NEI PRODOTTI

Un’altra grande differenza riguarda la composizione dei liquidi. “In Europa la nicotina è regolamentata e non può superare i 20 mg per ml, negli Usa non esistono limitazioni. Le ricariche della Juul, ad esempio, arrivano anche a 54 mg di nicotina per ml, quasi il triplo delle nostre. Un’altra differenza riguarda gli ingredienti utilizzati: in Italia si usa la nicotina liquida di grado farmaceutico mentre le pod statunitensi usano i sali di nicotina e non producono il colpo in gola tipico della sigaretta. Questo rende i consumatori ignari di quanta nicotina si stia assumendo”, ha precisato Caliciuri.

POSSIBILI CONTRACCOLPI ANCHE IN ITALIA

Eppure, malgrado le evidenti distanze, le vicende statunitensi potrebbero avere un contraccolpo anche in Italia: “Se negli Usa le decisioni di Trump potrebbero portare alla scomparsa di tanti piccoli e medi produttori che creano gusti diversi da quelli al sapore di tabacco, per il nostro paese l’impatto potrebbe essere indiretto – sottolinea Caliciuri – : la comunicazione errata e una sbagliata percezione della situazione americana può indurre a frenare i consumi di chi usa liquidi vaporizzati per smettere di fumare. Ho già avuto segnali da parte di negozianti e produttori che lamentano un certo allarmismo generalizzato. Con un paradosso: la sigaretta elettronica non viene mai accostata al prodotto che va a sostituire, la sigaretta tradizionale, che è molto più dannosa per la salute. La ricerca scientifica ha dimostrato che l’ecig abbatte del 95% i danni del fumo. Basti pensare che l’Istituto superiore di Sanità britannico sostiene la sigaretta elettronica con pubblicità e manifesti addirittura negli ospedali, dove sono presenti anche negozi di e-cigs. Oltremanica vedono le sigarette elettroniche come uno strumento per ridurre i consumi di tabacco e i dati gli danno ragione: negli ultimi anni si è registrato un sensibile calo di fumatori. In Italia, invece, dove la corrente di pensiero è tarata sulla ‘dipendenza zero’, siamo fermi ai livelli del 2011 a 12 milioni di fumatori”.

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