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Chi critica (e perché) i piani moscoviti di Salvini

Ricchezza

Mosse, parole e piani di Salvini su Russia e Ucraina visti da Federico Guiglia

Se il Papa, che è il Papa, continua a valutare con grande cautela l’ipotesi -pur da molti auspicata- di un suo viaggio in Ucraina in questo momento, appare sorprendente quanto un leader politico consideri, invece, opportuno volare lui a Mosca “per la pace”. Senza, peraltro, che qualcuno glielo abbia chiesto.

Eppure, a fronte della prudenza, virtù cardinale soprattutto al tempo della guerra, Matteo Salvini s’è avventurato in un vado o non vado in Russia (“non ho la certezza che ci andrò”, ha precisato allo scoppiar della polemica), non si capisce a fare che, né a parlare con chi.

Qui non è protagonista una matricola del Parlamento, bensì il capo del secondo partito, per numero di onorevoli e ruolo politico, che sostiene il governo. Già ministro e vicepresidente del Consiglio.

Non c’è, dunque, da stupirsi se è bastata l’annunciata intenzione di un possibile viaggio di Salvini non concordato neppure con la sua stessa maggioranza, per far calare il gelo di Palazzo Chigi. Ma come, governo e Farnesina passano ore al telefono con Putin e i suoi ministri per cercare una difficilissima soluzione e d’improvviso verrebbero scavalcati da chi, con un’iniziativa intempestiva, rischia di indebolire ogni sforzo nazionale?

“Salvini? Con Putin ci parla Draghi, la guerra non è un tema da tour estivo”, picchia forte e con sarcasmo Luigi Di Maio.

Ma la più dura lezione di politica estera a Matteo gliela impartisce proprio l’alleata di centrodestra, Giorgia Meloni: “L’unica cosa su cui bisogna fare molta attenzione è non dare segnali di crepe nel fronte occidentale.  L’Ucraina non è materia su cui fare cassa elettorale”.

Su guerra e pace è la seconda volta che Salvini inciampa. Nella solidale Polonia coi profughi ucraini il leader della Lega andò a Przesmyl per dare un aiuto. Ma il sindaco non volle riceverlo e gli regalò una maglietta con il volto di Putin, per rinfacciargli quella che il capo leghista indossava, anni prima, nella Piazza Rossa e poi al Parlamento europeo, quando elogiava Vladimir con parole che oggi suonano imbarazzanti. I rapporti di una parte del mondo leghista con la Russia: altro capitolo controverso e oggetto di scontri pesanti.

Intendiamoci, sbagliare si può, e con Putin in Italia e nel mondo hanno sbagliato in tanti e autorevolissimi. Ma la politica estera è troppo importante e, per farla, è bene avere sempre il senso delle cose.

Pubblicato su L’Arena di Verona, Il Giornale di Vicenza e Bresciaoggi

www.federicoguiglia.com       

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