Caro direttore,
concludo la settimana con un invito a tutti i twittaroli (o come si chiameranno ora che la piattaforma social è X) da strapazzo che oggi sfottono Leonardo Maria Del Vecchio: andatevene al mare. Il caldo vi sta facendo male.
Lasciate spazio al nuovo che avanza.
Riannodo gli ultimi avvenimenti per farti capire a cosa mi riferisco.
La prima mossa di Del Vecchio Jr. che non è piaciuta a chi pensa di poter distribuire patenti su cos’è davvero innovativo o meno è stata la decisione di assumere Mario Orfeo come direttore del gruppo QN Media che detiene i quotidiani Il Resto del Carlino, La Nazione, Il Giorno e QN.
Tutti a dire che il buon Orfeo non sarebbe il giornalista più idoneo a rappresentare quella ventata di novità promessa da Leonardo Maria Del Vecchio al suo ingresso nel mondo dell’editoria e questo solo perché prima ha diretto Il Mattino e Il Messaggero ma soprattutto salvo sbagli di memoria avrebbe il primato di essere stato l’unico giornalista nella storia della Rai ad aver diretto i tre principali telegiornali della tv di stato (Tg1, Tg2, Tg3), di cui è stato pure direttore generale della radio-tv pubblica nella stagione 2017-2018.
Insomma, direttore, apriti cielo. Per i detrattori del povero Leonardo – che sono molti: temo che il suo debutto tv nel salotto della Gruber non gli abbia certo giovato all’immagine – Orfeo rappresenterebbe qualcosa che precorrerebbe persino la Prima Repubblica, un fossile vivente utile a fare di QN Media più un Jurassic Park che non un laboratorio sul giornalismo del futuro.
Ma non è tutto, perché nelle ultime ore proprio i suoi giornali hanno riportato la notizia che il dinamico e visionario (merito anche dei suoi occhiali) enfant prodige s’è pure laureato (honoris causa) a Tor Vergata alla presenza dei ministri Anna Maria Bernini e Orazio Schillaci, in Diritto, innovazione tecnologica e sostenibilità per “aver promosso attraverso la Fondazione Onesight Essilor Luxottica Italia, da lui presieduta, campagne di prevenzione della vista rivolte alle categorie più fragili, fornendo un contributo strutturale alla riduzione delle disuguaglianze, al rafforzamento del capitale umano e alla promozione di un sistema di welfare più inclusivo e sostenibile”.
E subito le malignità hanno affollato X, luogo maligno per antonomasia, ponendo in evidenza il do ut des che da sempre caratterizza questo genere di iniziative, almeno quando riguardano gli imprenditori. Tutto che avviene alla luce del sole, come ben evidenziato da QN che riporta fedelmente le parole del rettore di Tor Vergata, Nathan Levialdi Ghiron: “Ha esteso tale impegno solidaristico di responsabilità civile anche agli studenti universitari più fragili […] riconoscendo l’importanza della salute visiva quale sostegno fondamentale al percorso universitario e al diritto allo studio”. “Un progetto sviluppato a Tor Vergata – chiosano su QN – ha assunto così una dimensione più ampia, trasformandosi in un modello capace di moltiplicare l’impatto della collaborazione tra università, impresa e terzo settore”.
Premesso che l’occasione ha consentito a Leonardo Maria Del Vecchio di elargire una delle sue pillole di saggezza per cui ormai lo seguo pedissequamente proprio dai tempi della sua apparizione a Otto e mezzo (“Questa laurea – ha commentato Del Vecchio – tiene insieme tre parole: diritto, innovazione, sostenibilità. O stanno insieme, o diventano caricature. Il diritto non è il freno a mano del futuro: è la fiducia che permette al futuro di correre senza travolgere le persone. L’innovazione non si guarda con sospetto: si studia, si prova, si porta nel mondo reale. La sostenibilità è la domanda più severa: quello che sto costruendo può durare, e servire, anche quando non sarò più io al centro della scena? Mi è stato detto che sono il più giovane, nella storia italiana, a ricevere un riconoscimento simile. Non voglio farne un trofeo. Voglio reggerne il peso”), a chi critica l’imprenditore dicendo che si sta muovendo esattamente nell’alveo degli imprenditori della Prima repubblica (forse per lui si restaurerà pure la carica di ‘commendatore’? E’ da troppo che non se ne vedono più in giro…) suggerisco ai maligni di farsi un giro sul Web, prima di sventolare il ditino censore per additare la collaborazione con l’ateneo sul progetto benefico.
Perché se è vero che grazie a Del Vecchio all’Università degli Studi di Roma Tor Vergata si sono svolte visite oculistiche per gli studenti in collaborazione con lo staff medico del Dipartimento di Oftalmologia dell’Ateneo e quelli svantaggiati avranno offerti anche gli occhiali da vista, è altrettanto vero che il progetto è ben più ampio e riguarda l’intera Conferenza dei rettori delle Università italiane. Leonardo è giovane e timido e certe cose non le evidenzia. Ma stanno in bella mostra sul sito della Crui: Università e diritto alla salute visiva: firmato il protocollo tra Fondazione OneSight EssilorLuxottica Italia e CRUI.
“Il protocollo- leggo nel comunicato stampa – definisce un quadro di collaborazione nazionale per estendere progressivamente il programma agli atenei italiani, con l’obiettivo di garantire a un numero crescente di studenti la possibilità di affrontare il proprio percorso universitario nelle migliori condizioni di salute. In questo contesto, la CRUI favorirà il dialogo tra la Fondazione e le diverse sedi delle università italiane, promuovendo l’adesione da parte degli atenei interessati e sostenendone la comunicazione a beneficio degli studenti appartenenti a famiglie con un reddito ISEE particolarmente basso.”
Anche in quella occasione, peraltro, Del Vecchio ci regalò l’ennesima prova della sua saggezza, scandendo queste precise parole: “Se non si vede bene, non si studia bene” che hanno portato a interrogarmi sul fatto che magari il basso numero di laureati italiani sia dovuto a un alto numero di miopie non curate…
Resta il fatto che se l’accordo investe tutta la Crui, alla fine della fiera Leonardo Maria Del Vecchio ha ottenuto in cambio solo una laurea ad honorem, mentre avrebbe potuto chiederne ben di più dato appunto che la sua opera umanitaria a favore degli studenti con poche diottrie e ancor meno soldi in tasca riguarderà una pluralità di atenei.
Ed è qui che, lasciamelo dire direttore, si vede la differenza col passato: Leonardo s’accontenta. Non è ingordo. Ed è modesto.
Pertanto, direttore, respingo con forza l’interpretazione maliziosa di Dagospia che si concentra sulle liti familiari (la famiglia ahinoi non si sceglie…) e dimentica nella titolazione – strano eh? – il do ut des alla base dell’onorificenza. Chissà perché (ah, saperlo… per citare proprio la Dago dei bei tempi ormai tristemente sbiaditi).
D’altronde non c’è né visita oculistica né lente da vista che possa curare chi non vuol vedere la portata innovatrice di Leonardo Maria Del Vecchio.
Un saluto,
Francis Walsingham







