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Che cosa succede tra Papa Francesco, padre Spadaro e Matteo Salvini?

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Fatti, tweet, approfondimenti e analisi sul rapporto fra Vaticano, Civiltà Cattolica e Matteo Salvini. Il corsivo di Andrea Mainardi, blogger di Start Magazine

 

È l’8 luglio 2013. Francesco è Papa dal 13 marzo. Per il suo primo viaggio fuori Roma sceglie l’isola di Lampedusa. Porto d’Europa (ma in Italia) per migliaia di disperati in fuga da guerre e in cerca di una vita migliore. Simbolo. Descritto sui giornali e sulle Tv come un modello di accoglienza. Alla messa celebrata su un altare costruito con relitti di barconi naufragati nel Mediterraneo, l’ex arcivescovo di Buenos Aires, figlio di immigrati piemontesi, ripete nove volte l’evangelico: “Dov’è tuo fratello?”. Quanto Jorge Mario Bergoglio da quel giorno abbia poi toccato il tasto migranti è noto quanto quotidiano.

È il 26 maggio 2019. Lampedusa ha plebiscitato Lega. L’ex Carroccio veleggia al 44%. La Lega orfana del seguente “Nord”– quella che ai tempi del Senatùr dava dell’extracomunitario al polacco Giovanni Paolo II e battezzava il movimento nelle acque dei fiumi. Oggi la Lega spacca nell’appendice più a Sud che ci sia dell’italica penisola.

La Lega che ha un leader che in piazza bacia rosari e crocifissi e affida il Paese al Cuore Immacolato di Maria. Con contestuale critiche dal Vaticano (segretario di Stato), e spin doctor del Pontefice felicemente regnante: in primis Antonio Spadaro, direttore gesuita della gesuita Civiltà Cattolica, rivista in Terza Loggia approvata, e oggi vero bollettino degli umori Oltretevere. Più i tweet dal monastero usciti del fondatore di Bose, Enzo Bianchi; le articolesse della scuola di Bologna; qualche convento, e un sovrappiù di Avvenire, il quotidiano della Cei, che sui migranti titola un giorno sì e il giorno dopo il doppio.

Che i vescovi seguano il Papa, lo servano nel suo ministero, è faccenda che dovrebbe essere ovvia. Che della agenda del Vescovo di Roma ne costruiscano un calendario oltre le intenzioni, per zelante bacio alla pantofola (abolito dai tempi di Giovanni XXIII), è altro.

Nel 2015, il Vescovo di Roma e primate d’Italia disse alla sua Cei: no ai vescovi pilota. Ogni pastore si prenda la briga di affrontare le questioni locali. Ma viva i laici. Fraseggio utilizzato e chiarito nell’importante discorso a Firenze ai rappresentati della Chiesa italiana.

Tornando dal Messico dettò ai giornalisti a domanda precisa sulle unioni civili: “Io non so come stanno le cose nel Parlamento italiano. Il Papa non si immischia nella politica italiana”. Stessa conferenza stampa: a richiesta sul muro promesso dal candidato repubblicano Donald Trump scandì: “Una persona che pensa soltanto a fare muri, sia dove sia, e non a fare ponti, non è cristiana”. Tornando dall’Egitto – è aprile 2017 – , sulle elezioni francesi risponde: “Dei due candidati politici [Le Pen e Macron] non so la storia, non so da dove vengano… Sì, so che uno è rappresentante della destra forte, ma l’altro davvero non so da dove venga”. Conosceva Le Pen.

Papa Francesco tuona contro aborto, eutanasia. E pure gender. Gli archiviati principi non negoziabili. Ma su questo non scala i titoli in prima. La corte intorno a Santa Marta non li rilancia. Piuttosto, dopo il “vade retro Salvini” della copertina di Famiglia Cristiana, le critiche ai rosari in piazza e agli affidamenti della Patria al Cuore Immacolato di Maria, al leader leghista sono gragnuole di insulti. Lo fece anche il governatore di sinistra siciliano Rosario Crocetta di affidare l’isola alla Madonna. Passò in cavalleria.

Del post voto europeo, Antonio Spadaro – prontamente rilanciato da Riccardo Cristiano per Reset e Formiche.net – ha notato che nel selfie post vittoria, da una sede Lega, sulle mensole Ikea o Mercatone Uno, troneggiavano: santini di Putin, un tapiro, molti libri e foto del Milan, il cappello del Mag trumpiano. Altre cianfrusaglie. E poi un’icona di Cristo.

Poi, ancora:

Della fede di Salvini non si può dire nulla. Dice L’Islam: “Nessuna costrizione nelle cose di fede”.

Matteo da Milano forse gigioneggia.

https://twitter.com/matteosalvinimi/status/1132759347472338945

Un secondo post, per documentare una telefonata a La 7, mostra una scena diversa. Angolazione alternativa. Sullo scaffale il Cristo si è mostrato da quel lato. Per farlo visibile?

Il fatto è che la gerarchia clericale ha ignorato il Capitano leghista. Si narrano di incontri chiesti col Papa e mai concessi. Forse, per salvaguardare quei principi non negoziabili su cui la Lega in fondo non ha idee diverse da Pd e Sinistra (qui un documentato articolo di Matteo Matzuzzi). Epperò, un incontro, il Papa, a Santa Marta, magari nel salottino della sua mini suite al secondo piano, potrebbe concederla. Senza consiglieri che gli sovrabbondano l’agenda, cassando altro.

Cominciare a parlare. O ignorare ancora la Lega?

Sandro Magister, decano dei vaticanisti italiani, riporta una sintesi di “All’alba di un nuovo mondo”, Il Mulino, Bologna, 2019.

Scrive Sergio Berardinelli nel libro appena uscito, scritto a quatto mani con Angelo Panebianco:

“Ammettiamo pure che il magistero dei pontefici precedenti a papa Francesco sia stato troppo concentrato sui temi cosiddetti ‘non negoziabili’, come vita e famiglia. Ma siamo sicuri che il fatto di privilegiare ora altri temi, come l’ambientalismo, la critica del mercato capitalistico o il terzomondismo, sia da considerarsi un passo avanti? […] Ho l’impressione che la denuncia delle cause di questi mali che viene oggi dalla Chiesa sia troppo ‘umana’. È un po’ come se, additando il mercato e il liberismo come i principali responsabili – imputazioni peraltro assai opinabili –, venga edulcorata la tremenda, tragica, serietà del male che viene denunciato. Con la conseguenza che lo slancio profetico della denuncia si indebolisce proprio per il fatto di apparire troppo legato alle logiche del mondo, troppo politico e troppo poco escatologico”.

Appunto.

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