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Che cosa succede in Germania tra Merkel e Kramp-Karrenbauer

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Fatti, commenti e scenari sui rapporti interni alla Cdu in Germania tra Merkel e Kramp-Karrenbauer anche in vista delle elezioni europee. L’approfondimento di Pierluigi Mennitti da Berlino

Tre coincidenze, in politica, non fanno una prova ma alimentano un sospetto. Prima coincidenza.

Qualche settimana fa nella sede della Cdu è scattato l’allarme: l’effetto Akk, dalle iniziali della nuova leader del partito, sembra sfumato, i giudizi degli elettori sull’ex governatrice della Saar non sono più benevoli come all’indomani della sua incoronazione alla guida della Cdu al congresso di Amburgo lo scorso dicembre. Allora i cristiano-democratici acquisirono un bonus di tre punti nel gradimento elettorale. Poi Annegret Kramp-Karrenbauer è incorsa in un paio di gaffes, si è inabissata in un oscuro lavoro di riorganizzazione del partito e, a parte un paio di uscite politiche peraltro prive di grande originalità (come la critica alle proposte di riforma in Europa di Macron), non è riuscita a emergere con un profilo netto nel già non entusiasmante panorama politico nazionale. Risultato: un sondaggio della Zdf ha certificato che la maggioranza dei tedeschi (51% contro il 38%) non la ritiene adeguata a ricoprire il ruolo di cancelliera.

Seconda coincidenza. L’ultimo sondaggio dell’autorevole istituto Forsa sfornato a quattro settimane dal voto per le Europee segna il punto più basso per la Cdu dal congresso di Amburgo: 27% dei consensi se si votasse la prossima domenica per il rinnovo del Bundestag. Si voterà invece fra un mese per il parlamento di Strasburgo e i sondaggi recenti dei vari istituti assegnano al partito percentuali oscillanti fra il 28 e il 32: leggermente più alte rispetto a un eventuale voto nazionale ma sempre deludenti rispetto alle aspettative.

Terza coincidenza. Lo stesso giorno in cui è stato reso noto il dato di Forsa, Kramp-Karrenbauer ha annunciato una riunione del partito a porte chiuse (in tedesco si chiama Klausurtagung, da tenersi all’indomani del voto europeo: il 2 e 3 giugno a Berlino. Secondo quanto riporta la Welt, all’ordine del giorno ci sarebbero valutazioni sul dato elettorale, stime sulle imposte dell’anno in corso e adozione di misure conseguenti.

Da tempo negli ambienti politico-mediatici berlinesi si rincorrono voci di una possibile anticipazione della staffetta fra Angela Merkel e Annegret Kramp-Karrenbauer e molti osservatori indicano il dopo Europee come il momento del cambio pacifico o meno tra le due dame dei conservatori tedeschi. Ed ecco che le tre coincidenze alimentano il sospetto che, in caso di un risultato negativo della Cdu, la nuova presidente voglia forzare la mano per accelerare la successione prevista inizialmente per la fine della legislatura, nell’autunno 2021.

Il fatto che nell’agenda della riunione a porte chiuse vi sia anche una valutazione delle entrate fiscali per l’anno in corso (che si prevedono in calo, anche in conseguenza della forte flessione economica che sta vivendo la Germania), testimonia la volontà della nuova dirigenza della Cdu di dare un segnale di presenza e di svolta al mondo economico, imprenditori e lavoratori, che osservano con crescente disagio il letargo riformista in cui sembra assopito il quarto governo Merkel.

Si cammina sul filo delle speculazioni, ingredienti non sempre utili per indagare gli arcana imperii di Germania. Ma le fasi di passaggio sono dense di intrighi anche a queste latitudini e l’addio di una cancelliera longeva come Angela Merkel, peraltro ancora forte di consensi personali come dimostrano i sondaggi che la vedono ancora al primo posto tra i politici più amati, sarà un momento delicato.

Finora Merkel e Kramp-Karrenbauer hanno lavorato gomito a gomito per preparare una successione ordinata. Proprio il fatto che sia stata la leader della Cdu, e non la cancelliera, a replicare lo scorso marzo alle proposte europee del presidente francese Macron, indica come il gioco di squadra si sia finora sviluppato in totale accordo: Merkel ha lasciato alla probabile futura cancelliera tutto lo spazio richiesto per rafforzare il proprio profilo sulla scena internazionale. Il problema è che questo non sembra bastare, almeno a guardare i sondaggi e a ascoltare i malumori del mondo economico. Gli esperti degli umori dei cittadini ritengono che proprio la divisione del lavoro non aiuti Kramp-Karrenbauer ad emergere nell’immaginario degli elettori. La leader della Cdu non presenzia le riunioni di gabinetto, non può intervenire nell’attività di governo e il lavoro di ricucitura nel partito (compreso il riavvicinamento con l’area liberal-conservatrice che fa capo a Friedrich Merz) non ha alcun riverbero all’esterno, dove invece prevale l’immagine di un esecutivo appesantito dalla mancanza di compattezza fra le forze che lo compongono. Insomma la diarchia nella Cdu non è utile, né alla Cdu stessa, né a Kramp-Karrenbauer, cui invece gioverebbe prendere direttamente in mano le redini della politica tedesca.

Ma se la Cdu deciderà di anticipare i tempi della successione alla cancelleria, la Germania dovrà affrontare nuove elezioni. Su questo concordano tutti gli osservatori politici. Da un lato l’Spd ha già declinato il sostegno al proseguimento dell’esecutivo sotto la guida di Kramp-Karrenbauer, dall’altro la stessa AKK non avrebbe interesse a salire in corsa su un’auto con il motore sfiatato. L’Spd è sprofondata in una crisi da cui non riesce a sollevarsi: il sondaggio di Forsa la inchioda al 17%, tre punti sotto i Verdi sempre più lanciati a raccogliere l’eredità della sinistra tedesca confezionandola con contenuti e forme più consone a una borghesia urbana moderna e progressista. E se i risultati confermeranno la cifra del sondaggio, quel – 10% rispetto alle Europee di cinque anni fa peserà molto anche nella riunione a porte chiuse della Cdu.

La nuova ripartenza potrà avvenire solo con un governo uscito da un nuovo passaggio elettorale e Kramp-Karrenbauer potrebbe ripartire da quella coalizione Giamaica con Verdi e liberali che Angela Merkel ha invano tentato di formare quasi due anni fa. Dopo il 26 maggio questo scenario potrebbe non apparire più azzardato rispetto alla prospettiva della prosecuzione di una stanca Grosse Koalition. Per affrontare con più energia le difficoltà di un’economia che ha perduto il suo smalto e per contrastare i nazional-populisti nel trittico elettorale d’autunno in Brandeburgo, Sassonia e Turingia: quell’est dove, a detta dei sondaggi, Afd ha ritrovato la brillantezza perduta a livello nazionale e si conferma primo partito proprio davanti alla Cdu targata Akk.

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