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Macron

Che cosa succede in Francia in vista del 7 luglio

Elezioni in Francia: temi, manovre, sondaggi, annunci e scenari

C’è gran fibrillazione Oltralpe dove si sta tentando il tutto per tutto pur di guastare i piani di Marine Le Pen e del suo delfino Bardella di arrivare al governo con una vittoria netta al secondo turno delle legislative. Sono scattati infatti gli accordi di desistenza tra i partiti fin qui avversari che puntano ora a ricostituire quel Fronte Repubblicano che già in passato aveva arrestato in extremis l’avanzata dell’estrema destra. Ecco le ultime mosse degli schieramenti, gli appelli dell’ultim’ora e i segnali da un mercato che segue tutto con estrema attenzione e malcelata inquietudine. 

Le grandi manovre.

Si dispiega il piano in extremis delle sinistre francesi e dei centristi per scongiurare la vittoria del Rassemblement National.

Sono più di 200, secondo Bloomberg, i candidati dei vari schieramenti che, dopo essersi piazzati terzi al primo turno e quindi qualificati al secondo, si sono ritirati nel proprio distretto sottraendosi volontariamente a una competizione “triangolare” nel chiaro intento di danneggiare lo sfidante. Si tratta in particolare di 131 esponenti del Nuovo Fronte Popolare e di 80 macronisti.

Vengono così meno, sottolinea il quotidiano, ben due terzi delle triangolazioni partorite dal voto di domenica, e ciò dà la misura dello sforzo coordinato messo in campo da chi è pronto al tutto per tutto per evitare l’insediamento di Bardella a Matignon.

A rallegrarsene è uno dei protagonisti di questa controsfida, ossia l’ex presidente Hollande a sua volta in corsa per un seggio. “Il Fronte Repubblicano di cui abbiamo parlato molto è ritornato”, ha dichiarato all’emittente France 2. “Anche se ciò significasse perdere seggi” per i partiti coinvolti, ha aggiunto, “la sinistra dovrebbe essere fiera di opporsi all’estrema destra”.

I sondaggi.

Che l’operazione possa funzionare lo conferma al Financial Times un illustre sondaggista come Mathieu Gallard di Ipsos, per il quale ora “sembra improbabile una maggioranza assoluta (per l’RN)” sebbene rimanga “molto, molto probabile” che i lepenisti raggiungano quella relativa.

C’è anche la stima fatta da Le Grand Continent, che alla luce di questi cambiamenti attribuisce all’RN un numero di seggi compreso tra 225 e 262, ben lontano dunque dal target di 289 fissato da Marine Le Pen.

Un altro sondaggio condotto da Ifop e riportato da Reuters mostra come una piccola maggioranza di chi ha votato per il centro conservatore al primo turno appoggerebbe il candidato di sinistra meglio posizionato per battere uno sfidante dell’RN, a meno che però non si tratti di un esponente della France Insoumise di Mélenchon.

Scenari.

Molti fanno notare come non si possa più escludere lo scenario di un parlamento bloccato, malgrado Le Pen abbia dichiarato ieri di voler cercare alleati in parlamento con cui costruire la sua maggioranza smentendo quello stesso Bardella che aveva giurato di voler assumere le redini del governo solo in caso di conquista della maggioranza assoluta.

“Per essere estremamente chiari – ha dichiarato Le Pen ieri a France Inter Radio – vogliamo governare. E se mancherà qualche deputato per avere la maggioranza, ci rivolgeremo agli altri dicendo: ’siete pronti a partecipare con noi a una nuova maggioranza con una nuova politica?’”.

La vede diversamente Xavier Bertrand dei Republicans, che ha chiesto “un governo provvisorio” che resti in carica fino alle prossime presidenziali, mentre il premier uscente Attal ha suggerito una inedita alleanza ad hoc tra le forze mainstream della sinistra, del centro e della destra che possano collaborare estemporaneamente su ogni singolo provvedimento.

Gli appelli.

Ma nel Paese domina la paura che è stata sintetizzata ieri dal ministro delle Finanze Le Maire su X: “Smettiamola di nasconderci dietro un dito: l’RN è un pericolo per la Repubblica. (…) Non un solo voto dovrebbe andare al Rassemblement National”.

Durante una delle tappe della sua campagna elettorale dove ha brindato alla vittoria, il primo ministro Attal ha sottolineato che lo scenario di una maggioranza assoluta lepenista “sarebbe terribile per il Paese e per i francesi, e lo dico dal profondo delle mie viscere”.

“La partita non è ancora finita”, ha suonato la carica la sindaca socialista di Parigi Hidalgo. “Dobbiamo mobilitare tutte le nostre forze”.

I mercati intanto.

Ad apprezzare le manovre politiche in corso sono invece i mercati: lo segnala Bloomberg riportando la discesa a 71 punti base dello spread dei bond decennali, il livello più basso dal 13 giugno.

Come spiega alla testata economico-finanziaria Usa l’analista di Julius Baer Dario Messi, il calo dello spread mostra “un ridotto timore che qualsiasi forza estremista conquisti tutto e quindi possa fare sostanzialmente ciò che vuole sul lato fiscale”.

“Ma”, aggiunge Messi, questi timori “sono ancora elevati, il che riflette che una maggioranza dell’estrema destra rappresenta ancora uno scenario molto possibile”.

Su questo sfondo si inserisce però il monito di Benoit Gerard di Natixis, per il quale lo spread potrebbe volare a quota 120 nel caso in cui i lepenisti sbancassero.

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