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Che cosa sta combinando Haftar in Libia

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L’ultima mossa di Khalifa Haftar in Libia è stato un autogol? Ecco fatti, commenti e analisi

L’ultima mossa di Khalifa Haftar, che due sere fa in un discorso tv di tre minuti si è autoproclamato capo di tutta la Libia, rischia di trasformarsi “in un clamoroso autogol”, come dimostrato dalla reazione di buona parte della comunità internazionale, Italia e Unsmil, e poi Stati Uniti e Russia, ma anche dalla freddezza con cui è stata accolta nell’est.

In una situazione in cui sono evidenti le grandissime difficoltà sul terreno, con Tarhouna che potrebbe cadere in poche settimane, e quindi con la Tripolitania riconquistata grazie alla soluzione militare, il generale della Cirenaica ha tentato di ricompattare l’est invocando pieni poteri. Ma il tentativo non è riuscito. Ecco fatti, commenti e analisi.

IL QUADRO DELL’ANSA

Sconfitto sul campo e isolato a livello internazionale, il generale Khalifa Haftar ha annunciato una sorta di golpe, proclamando di aver ricevuto un fantomatico “mandato popolare” a governare tutta la Libia sebbene abbia fallito il proprio assalto a Tripoli e gli stia pure sfuggendo di mano il moncone di parlamento rimasto a Tobruk, ha scritto l’Ansa: “E’ questo il quadro che si profila dopo l’annuncio televisivo di lunedì sera in cui Haftar ha presentato alcune manifestazioni di piazza svoltesi negli ultimi giorni in seguito ad un suo appello fatto giovedì come un “mandato a svolgere un compito storico” a “occuparsi del Paese”, insomma attribuirsi pieni poteri per governare la Libia. L’uomo forte della Cirenaica ha anche dichiarato la “fine dell’accordo di Skhirat”, quello di fine 2015 su cui si basa il governo del premier Fayez al Sarraj che Haftar sta cercando invano di cacciare con le armi dal 4 aprile dell’anno scorso. Insomma un “putsch”, come ha dichiarato l’Alto consiglio di Stato (Hsc). Un golpe anche contro i resti del parlamento di Tobruk presieduto da Aqila Saleh, come ha rimarcato il Consiglio presidenziale di Sarraj”.

IL PUNTO DELL’ISPI

Quello che appare come un golpe a tutti gli effetti – si legge in un focus dell’Ispi – non sembra essere stato avallato dal parlamento di Tobruk, da cui Haftar trae legittimità. Nei giorni scorsi il generale avrebbe chiesto ai rappresentanti della Cirenaica di ricevere la delega per la guida politica del paese. “Finora tuttavia né il parlamento guidato da Aguilah Saleh, né l’esecutivo di Benghazi guidato da Abdullah al-Thinni hanno diramato alcun comunicato. Da oltre un anno le milizie guidate dal generale cingono d’assedio la capitale Tripoli, ma dopo una ripresa delle forze del Governo di Accordo nazionale (Gna) del premier Fayez al-Serraj, col sostegno della Turchia, la situazione sembra aver raggiunto una impasse. Il generale, che dalla sua ha il sostegno di Emirati Arabi, Egitto e Russia, ha detto che lavorerà “per creare le condizioni per la costruzione di istituzioni civili”. La reazione del governo di Tripoli non si è fatta attendere”, scrivono gli analisti dell’Istituto per gli studi di politica internazionale.

IL COMMENTO DI DACREMA

Ha commentato Eugenio Dacrema, acting Co-Head osservatorio MENA, ISPI: “Haftar si sta giocando il tutto per tutto. Sa di essere in difficoltà e di aver avuto in mano una carta vincente lo scorso anno, ma di non averla saputa sfruttare. Con l’arrivo della Turchia, lo scenario è cambiato e da uno stallo in suo favore si è passati ad uno stallo e basta. In più il generale ha 76 anni e rischia di non vedere i risultati di questa lunga campagna bellica. In caso si arrivasse ad un negoziato con la Turchia, per uscire dall’impasse, la prima testa che Egitto e Emirati sarebbero pronti a far cadere è la sua. Nei giorni scorsi voci incontrollate riferivano che i suoi sponsor stessero cercando altri ‘uomini forti’, ma meno ‘indisciplinati’, con cui rimpiazzarlo. La dichiarazione delle ultime ore, è un monito rivolto anche a loro: se vogliono sostituirlo è pronto a dare battaglia”.

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