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Che cosa si teme in Francia

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francia Covid

Il post di Pietro Romano sulla Francia al tempo del coronavirus

“Da oggi al 23 maggio ogni momento è buono. A quanto mi risulta, in una decina di quartieri critici delle periferie francesi, a cominciare da Parigi, si stanno organizzando sommosse destinate a scattare nel tempo del Ramadan, il mese del digiuno. Per colpire il potere statale ma anche, se non soprattutto, le autorità musulmane moderate che hanno invitato a tenere conto dell’emergenza sanitaria durante la più importante ricorrenza islamica e sono accusate di tradimento. Amplificate dal momento pesantissimo, in termini sociali ed economici oltre che medici, queste rivolte potrebbero avere più successo che in passato. E provocare ancora più danni”. Con il collega-amico, parigino di origini meridionali e di famiglia pied noir, ci si è sentiti per informarci reciprocamente su noi stessi, le nostre famiglie, conoscenze comuni. Ma il discorso non poteva non scivolare sulla politica. E sulla sicurezza, con lui che ha profonda esperienza nel settore.

In verità, già da giorni in Francia le violenze contro le Forze dell’ordine (e i vigili del fuoco, le autoambulanze e altri servizi di assistenza ed emergenza) si vanno moltiplicando e intensificando. Ancora poche ore fa il ministro dell’Interno transalpino, Christophe Castaner, ha relativizzato il momento sottolineando che il clima attuale è dovuto “all’effetto del confinamento, della durezza del confinamento per questi giovani”. Rispondendo poi a un influente deputato conservatore de Les Republicains, Eric Ciotti, che aveva proposto l’intervento delle Forze armate per mantenere l’ordine, Castaner ha sostenuto che “la situazione attuale non è quella del 2005”, quando appunto l’allora maggioranza di governo neo-gollista (Jacques Chirac presidente, Nicholas Sarkozy ministro dell’Interno) ricorse alle maniere forti.

“Certamente, in questo momento, la situazione non è quella del 2005 – continuano a dirci da Parigi – ma allora la rivolta divampò, forse, più spontaneamente. È probabile che fosse programmata, non a caso cadde nel mese del digiuno ma non nel dettaglio. Di conseguenza finì per sfuggire di mano agli strateghi. Ora alle spalle ci sarebbe una organizzazione più minuziosa. E gli scopi, prim’ancora che di politica generale, sarebbero interni alla comunità musulmana: gli estremisti, che nel 2005 erano ancora minoranza, sono talmente cresciuti da voler emarginare definitivamente la componente istituzionale, perlomeno dai loro vertici ”.

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