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Che cosa si sono detti davvero Di Maio e Lavrov?

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Di Maio

L’incontro tra il ministro degli Esteri russo, Sergei Lavrov, e il titolare della Farnesina, Luigi Di Maio, visto da Luigi De Biase, giornalista del Tg5 e curatore di Volga Newsletter

Il ministro degli Esteri russo, Sergei Lavrov, si trova a Roma e incontra oggi il nostro capo della Farnesina, Luigi Di Maio, e il premier, Giuseppe Conte.

Se sino a questa mattina ne avete sentito parlare poco o niente, è perché i rapporti sulla linea con Mosca hanno raggiunto il punto minimo degli ultimi anni. Questo dipende soprattutto dalla debolezza della politica.

Altri settori della nostra società stanno lavorando sodo per ricostruire relazioni danneggiate dalle sanzioni economiche, come dimostrano i lavori appena ripresi del Forum di Dialogo Italo-Russo, che era fermo nei fatti da anni.

Una delle ragioni che ha portato alla fine dell’alleanza fra Lega e Cinque Stelle è legata alle passeggiate russe del leader leghista, Salvini, e dei suoi collaboratori.

I problemi interni ai Cinque Stelle e il timore di finire al centro di un caso simile a quello che ha riguardato Salvini stanno condizionando pesantemente le scelte di Di Maio.

Da quando è ministro degli Esteri ha già rinunciato alla visita a Mosca che si pensava avrebbe compiuto prima a ottobre e poi a dicembre, e sulla quale si era già cominciato a lavorare a Roma e Mosca.

Oggi al Corriere Di Maio dice che una volta faccia a faccia con Lavrov discuterà di Libia. Come no. La Russia in Libia segue scelte precise che difende con una presenza armata. Su qualche quotidiano oggi è scritto che secondo i nostri servizi ci sarebbero un migliaio di contractor. Per altre fonti sarebbero il doppio. Difficile che Lavrov decida di condividere le sue scelte strategiche con l’Italia. Non lo stanno facendo i nostri alleati della Nato, figuriamoci la Russia. Peraltro è dai tempi di Renzi che l’Italia cerca di coinvolgere i russi sulla Libia, con esiti sconfortanti.

I temi sul tavolo saranno (o dovrebbero essere, a seconda dei punti di vista) ben altri. La nostra diplomazia sta seguendo con enorme interesse la trattativa sul transito del gas fra Russia e Ucraina. L’Italia è il primo cliente di quel combustibile, e senza accordo in tempi stretti dal primo gennaio ci troveremo con un terzo del fabbisogno nazionale completamente scoperto. Qualcuno pensa alle ripercussioni su industria e vita civile? Il governo tedesco ha nominato un inviato per l’Ucraina con l’obiettivo principale di seguire quel dossier. La Farnesina, con Di Maio, non ci ha nemmeno pensato.

Altra grossa questione: il destino di Aleksand Korshunov, un manager russo arrestato in estate a Napoli per spionaggio industriale su richiesta degli Stati Uniti. Qui non se ne parla molto, ma in Russia è un tema di sicurezza nazionale. Nel senso che molti si chiedono: perché l’Italia? Non sarebbe potuto andare in ferie in Crimea come fanno tutti? In settimana il tribunale gli ha concesso i domiciliari, eppure Korshunov deve rimanere in carcere perché mancano i braccialetti elettronici. Voi direte: capita.

Nel caso in cui Korshunov fosse consegnato alle autorità americane, allora il governo si dovrebbe preparare ad azioni pesanti, che Lavrov non mancherà di ricordare oggi. Come l’espulsione di diplomatici di alto livello, a partire forse dal console generale a Mosca. Forniture di gas e caso Korshunov: Di Maio alla Farnesina sta seduto su queste due grosse rogne che stanno per saltargli sulla scrivania. E’ possibile che cerchi di ignorare il problema, ma non è detto che Lavrov abbia voglia di fare lo stesso.

L’approccio che Di Maio ha seguito sino a questo punto lo aiuterà forse un giorno a dire che non si è compromesso. Ma questo rischia di diventare il problema minore.

(estratto da Volga Newsletter; qui la versione integrale)

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