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Che cosa si dice in Germania di Draghi premier in Italia

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Prime cronache e prime impressioni della stampa on line in Germania del mandato di Draghi per formare un nuovo governo in Italia. L’articolo di Pierluigi Mennitti

 

Sull’ipotesi di un governo tecnico in Italia guidato da Mario Draghi, sulla stampa tedesca prevale per ora il racconto di cronaca. Sono le versioni online a occuparsi del tema, data la chiusura anticipata (rispetto alla consuetudine italiana) delle edizioni cartacee, che dunque mercoledì non riportavano notizie sulla svolta maturata martedì sera a Roma. Certo, la probabilità che l’Italia si affidi all’ex presidente della Banca centrale europea è notizia che campeggia in tutte le sezioni di politica estera dei siti web, ma il rilievo è contenuto, tutto è sommerso dai numerosi servizi sulla crisi pandemica, in particolare sulla falsa partenza della campagna di vaccinazione, ma anche sull’aggravamento dell’ordine pubblico in Russia e addirittura sul ritiro di Jeff Bezos dalla tolda di comando di Amazon. Ma in fondo, che l’ipotesi Draghi alla guida dell’Italia non catalizzi l’attenzione della stampa tedesca, non è di per sé un fatto negativo. In altri momenti sarebbe stato diverso.

A sfornare un primo editoriale con tanto di valutazione politica è stato infatti un quotidiano svizzero, seppure uno dei più autorevoli di quelli stampati in lingua tedesca, la Neue Zürcher Zeitung. Il giudizio del quotidiano di Zurigo è più che positivo: date le condizioni in cui versa il paese, il 73enne esperto di finanza rappresenta “di gran lunga la scelta migliore”. Una valutazione sostanziata utilizzando i concetti che il presidente Mattarella aveva espresso due giorni fa: “Nuove elezioni nel mezzo di un’emergenza economica e sanitaria sarebbero devastanti e significherebbero mesi di paralisi”. A detta della NZZ, non migliora la prospettiva il fatto che i partiti del centrodestra, favoriti nei sondaggi, siano al loro interno divisi per quel che riguarda la posizione verso l’Europa.

Draghi “ha stoffa e statura” per formare una squadra di governo competente e puntare su un programma che “preveda non solo sovvenzioni ma anche investimenti in settori strategici per il futuro”. Il suo problema saranno tuttavia i partiti, che vedono un governo tecnocratico come una delegittimazione e “tenderanno a intorpidire la sua azione per rafforzare la propria identità di fronte agli elettori”. Per il quotidiano svizzero c’è dunque “il pericolo che un governo Draghi non avrà vita lunga”.

Lo Spiegel predilige il racconto di cronaca, senza avanzare giudizi sulla scelta di Draghi, né rivangare critiche avanzate negli anni della sua presidenza alla Bce. Il settimanale segnala innanzitutto i rischi politici cui va incontro il presidente incaricato, alla ricerca di una maggioranza in parlamento: “Nel frattempo il partito più numeroso si è già messo di traverso”, scrive richiamandosi alle dichiarazioni critiche partite dalla dirigenza del movimento 5 stelle. Due analisi si dilungano invece nel racconto della crisi del Conte 2, dei tatticismi che hanno contrapposto gli attori della precedente maggioranza e infine dell’incomprensione montata tra i cittadini, che non hanno gradito una crisi di governo nel mezzo della pandemia. Lo Spiegel richiama la frase di D’Alema per descrivere quanto accaduto, aggiungendovi un po’ di esagerazione: “Il politico più impopolare del paese ha liquidato quello più popolare negli ultimi 25 anni”. Ora tocca all’ex governatore della Bce, ma le prime dichiarazioni dei leader dei partiti dimostrano che ci vorrà non poco tempo per raggiungere quell’unità d’intenti richiesta dal presidente Mattarella. Ammesso che ci si arrivi.

Anche la Frankfurter Allgemeine Zeitung si dilunga nel racconto cronachistico della crisi politica, illustrando i movimenti dei protagonisti e lo sbocco poi imposto da Mattarella. Per il quotidiano di Francoforte, Matteo Renzi ha perseguito l’obiettivo di Draghi fin da quando, con il ritiro della compagine ministeriale del suo partito, ha determinato la fine del secondo governo Conte. Ora la base parlamentare del governo dei tecnici potrebbe essere costituita dal Pd e da Forza Italia, scrive la Faz, ma non è escluso che alla fine possano dare il loro appoggio anche i due partiti di destra, Lega e Fratelli d’Italia e una parte degli eletti nel Movimento 5 stelle, costruendo quella unità auspicata dal presidente della Repubblica. Dal suo rientro da Francoforte, Draghi è rimasto appartato, non ha preso parte all’infuocato dibattito politico interno e si è segnalato per pochi interventi pubblici, conclude la Frankfurter, ma il “whatever it takes” con il quale stabilizzò l’euro nella sua esperienza alla guida della Bce potrà anche essere il motto del suo governo, se riuscirà a formarlo, grazie “all’utilizzo dei 209 miliardi di euro del fondo per la ricostruzione post-pandemica dell’Ue”.

Prima o poi arriveranno anche i commenti e gli editoriali, ma per ora anche l’Handelsblatt resta sul filo della cronaca. Il quotidiano economico ricorda tuttavia i trascorsi di Draghi alla Bce, lo elogia per l’azione di stabilizzazione della moneta unica, descrive con minore entusiasmo il varo di misure come il quantitative easing (“ha inondato l’Europa di prestiti a costo zero, ha comprato per migliaia di miliardi titoli di Stato e poi di imprese”), e alla fine ne traccia il bilancio agro-dolce tipico di alcuni ambienti finanziari tedeschi: “Anche se è riuscito a stabilizzare l’area euro e a impedire che una crisi bancaria si trasformasse in una crisi di imprese, la sua politica monetaria espansiva ha causato l’impoverimento dei risparmi degli europei e i tassi di interesse negativi negativi”.

Giudizio non condiviso da tutto il mondo economico tedesco, se è vero che proprio Marcel Fratzscher, il direttore di uno degli istituti di ricerca economica più prestigiosi, il Diw di Berlino, in una videoconferenza con la stampa estera in Germania esprime una valutazione molto positiva sul presidente del Consiglio incaricato: “È un uomo molto intelligente, diplomatico, equilibrato, concreto e ha un grande intuito per le cose giuste”. Fratzscher ha ricordato il biennio di collaborazione alla Bce quando Draghi era presidente, ha sfatato il mito dei bassi tassi d’interesse dovuti alla politica monetaria espansiva (“Sono stati il frutto della lunga crisi finanziaria, tanto è vero che ci sono ovunque, non solo nell’area euro”) e ha concluso: “Sono entusiasta della scelta e spero che potrà lavorare con il necessario sostegno politico. L’Italia è ricca di persone di valore, Draghi è una di esse”.

E la Bild? Il quotidiano popolare, poco autorevole ma profondo conoscitore della pancia del paese che aveva bollato Draghi come un Dracula che aveva succhiato i risparmi dei tedeschi (naturalmente per finanziare i disavanzi italiani), ha avuto bisogno di molto tempo per pubblicare la notizia dell’incarico. Il tabloid è in questi giorni totalmente impegnato in una campagna dai toni aggressivi contro le inadempienze di governo e Commissione Ue sul versante dei vaccini, e appare distratto sugli altri temi. In attesa che la Bild ritrovi il piglio per riaprire la polemica sull’elmetto prussiano prima donato a Draghi e poi richiesto indietro – richiesta che fu simpaticamente bollata dallo stesso Draghi con il detto tedesco “geschenkt ist geschenkt”, quel che è dato è dato – sul sito web compare solo la scarna notizia dell’incarico: “Draghi dovrebbe salvare l’Italia”.

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