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Che cosa si dice a Bruxelles sul Coronavirus. L’articolo di Martial

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Il Punto di Enrico Martial con le iniziative della Commissione europea sul Coronavirus

L’Unione europea sta aumentando le iniziative sul coronavirus. Il 10 febbraio, il Commissario europeo per la gestione delle crisi, lo sloveno Janez Lenarčič, ha visitato il “Centro di coordinamento di risposta alle emergenze dell’Unione europea” (Ercc) e ha sottolineato che occorre più cooperazione, che è “tempo di unire le forze”.

La visita del Commissario all’Ercc è avvenuta tre giorni prima dell’incontro dei ministri europei della Salute e in coincidenza con il rientro di 95 cittadini europei dal Regno Unito (che aveva organizzato il volo da Wuhan) nei rispettivi Stati membri. Ne facevano parte anche gli otto cittadini italiani che si trovano ora in quarantena all’ospedale militare del Celio a Roma, insieme ai cittadini di altri undici Paesi membri (Austria, Belgio, Danimarca, Francia, Germania, Grecia, Irlanda, Lussemburgo, Paesi Bassi, Romania e Svezia).

Oltre ai rimpatri da Londra, il meccanismo europeo di protezione civile ha finanziato e sostenuto il rientro di 447 cittadini dell’Unione e di un totale di 558 persone, alcune sempre del Regno Unito, con due voli organizzati dalla Francia e uno dalla Germania, il 31 gennaio e il 2 febbraio scorsi. La Commissione europea ha anche stanziato ulteriori 10 milioni di euro per la ricerca sul coronavirus nell’ambito del programma Horizon.

Il “Centro europeo per la prevenzione e il controllo delle malattia” (Ecdc), agenzia e strumento tecnico dell’Unione europea, ha prodotto il 10 febbraio il quarto aggiornamento del livello di rischio relativo al coronavirus, indicando come “molto basso” il rischio di contagio nell’Unione, ma sottolineando elementi di incertezza, riguardo alla trasmissibilità e alla circolazione di casi asintomatici o leggeri. Il tasso di rischio della malattia è ritenuto “alto” per il singolo paziente, ma limitato a una mortalità attualmente stimata al 2,1%.  Nel bollettino settimanale del 10 febbraio il “livello di rischio” prende atto della relativa efficacia delle misure di contenimento in atto negli Stati membri: è ora “molto basso”, mentre la settimana precedente era stimato da “molto basso” a “basso”, a condizione appunto che fossero adottate misure appropriate.

Il contesto internazionale presenta ancora margini di incertezza, che vengono ripresi da scienziati, medici e dalla stessa Oms, sia per quanto riguarda la possibile diffusione di Paesi con sistemi sanitari più fragili, dal Laos, in cui gli Stati Uniti stanno intervenendo con aiuti, ad alcuni Paesi africani, dall’Egitto al Kenya.

Dunque, il 13 febbraio è prevista una riunione di Consiglio in formato ministri della salute, con l’adozione di un testo di conclusioni, e bisognerà vedere se vi saranno misure comuni.

La riunione del Consiglio “Salute” è stata anticipata da una videoconferenza tra gli Stati membri, il 7 febbraio. A livello intergovernativo, ci si trova dal 28 gennaio al secondo dei tre livelli del cosiddetto “Meccanismo europeo di risposta politica alle crisi” (Ipcr), attivato dalla presidenza croata e codificato per rispondere a casi di grave interesse dell’Unione, dal terrorismo ai cataclismi. Il livello tre supera il semplice coordinamento e la reportistica politica condivisa, per passare alla formulazione di decisioni politiche comuni.

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