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Che cosa si consiglia in Germania all’Italia sul Recovery Fund

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smart working pubblica amministrazione

Il fratello maggiore tedesco ci osserva da vicino e con interesse. Ne è la prova un editoriale di Tobias Piller, dove il corrispondente dall’Italia della Frankfurter Allgemeine Zeitung. L’articolo di Giuliano Cazzola

Il fratello maggiore tedesco ci osserva da vicino e con interesse. Ne è la prova un editoriale di Tobias Piller, dove il corrispondente dall’Italia della Frankfurter Allgemeine Zeitung (un quotidiano che ha molta influenza sull’opinione pubblica tedesca) propone qualche spunto su come investire le risorse del Recovery Fund per infrastrutture. Piller inizia citando – e attribuendo un generoso credito alle parole di Giuseppe Conte: ‘’Neanche un singolo Euro del pacchetto europeo sarà sprecato dall’Italia, in tante piccole spese di routine’’. Piller ricorda che l’Italia dovrebbe ricevere 209 miliardi pari al 28% di tutto il nuovo fondo europeo e che questo ammontare di risorse è forse l’ultimo tentativo di evitare una crisi italiana, provocata da un debito pubblico in crescita ed un Pil stagnante da molto tempo. Se fosse possibile creare nuova dinamica di sviluppo, l’Italia potrebbe, con il suo immenso potenziale per prodotti di lusso, alimentari di alto valore e turismo, dare un grande contributo alla crescita europea.

Purtroppo – prosegue Piller – l’Italia è ancora lontana da un utilizzo proficuo del Recovery Fund e degli altri strumenti dell’Ue. Finora circolano solo parole. Il governo ha ricevuto richieste confuse per 700 miliardi di Euro. La presentazione di un piano dettagliato è stato rimandato da Conte, probabilmente per calcoli tattici.

Per rafforzare la prospettiva di crescita di lungo termine tramite investimenti dai Fondi Ue, sarebbe necessaria, secondo l’editorialista della FAZ, finalmente una programmazione lungimirante per regioni e città. Una collezione disomogenea, come qualche nuova strada intorno ad una città, singoli tratti ferroviari o qualche chilometro aggiuntivo per la rete Metro di Roma (al momento con un totale di 59 chilometri) non bastano. Se le risorse UE si limitassero ad interventi per la messa in sicurezza e la ricostruzione dei ponti delle autostrade, non si creerebbero nuovi collegamenti. Inoltre, ricorda Piller, le importanti risorse dell’Ue confluite nel Mezzogiorno non hanno recato un progresso economico perché non sono state utilizzate.

Piller coglie una questione cruciale dell’assetto infrastrutturale italiano: la mancanza di collegamenti adeguati per le piccole e medie imprese, organizzate nei distretti industriali e posizionate in filiere internazionali di forniture, ma condannate a perdere tempo e mezzi nella mobilitazione delle merci verso i loro mercati. Per questi motivi, sarebbe già un aiuto semplice, raddoppiare il numero degli svincoli delle autostrade. In fondo, oggi non esiste più la necessità di avere decine di migliaia di casellanti come decine di anni fa, quando è stata fatta la pianificazione per la rete autostradale – con una o due svincoli per grandi città e grandi distanze tra le uscite.

Per facilitare l’Export e l’Import, sarebbe necessario migliorare le connessioni in rete di porti, ferrovia, autostrade ed interporti. Piani strategici chiari esistono finora solo per Genova. Ma i fornitori italiani dell’industria automobilistica dovrebbero essere in grado di fornire con treni overnight anche le fabbriche in Francia o Spagna. Ma la costruzione del contestato tunnel della TAV tra l’Italia e la Francia, prosegue troppo lentamente. Anche per esportare le preziose primizie di verdure, raccolte già da fine gennaio, dalla Sicilia fino all’Europa Centrale, sarebbero di aiuto buoni collegamenti delle ferrovie. Per questo Piller spezza una lancia a favore del Ponte sullo Stretto di Messina, e lamento che questa opera sia rimasta bloccata varie volte. Così, i trasporti di merce dal Sud rimangono appannaggio del trasporto privato mediante camion, costosi e tante volte – è opinione del giornalista tedesco – sotto il controllo della criminalità organizzata.

L ’Italia – prosegue la FAZ – dovrebbe ampliare il suo assetto di infrastrutture di base, mediante dei collegamenti Est-Ovest nell’Italia Centrale e Meridionale. Il collegamento principale della rete autostradale italiana, l’”Autostrada del Sole”, offre solo quattro corsie tra Firenze e Roma, come all’apertura nel 1964. Lungo tutte le coste del Sud del Paese – sottolinea Piller – non c’è nessuna autostrada.

Questa situazione non è solo un deterrente per gli investitori. Se intere zone rimangono separate dal mercato di lavoro delle città più grandi, ed anche dall’intervento veloce delle Forze dell’Ordine – osserva Piller – aumenta il potere dei boss della Mafia locale. Ma le settimane di lockdown hanno evidenziato che sarebbe possibile rivitalizzare il Sud e tanti borghi delle zone interne – con il lavoro in home office e in “South Working”, sempre che vi fosse una rete internet di alte prestazioni.

L’Italia deve costruire, con le risorse Ue, qualcosa che sia davvero nuovo, perseguendo obiettivi di crescita e assumendo punti di orientamento chiari per attuare profonde riforme nell’amministrazione pubblica e nelle regole per gli appalti. E’ importante – conclude il commentatore – che l’Unione Europea non consenta all’Italia e alla sua classe politica di cedere alla tentazione di tornare sui vecchi percorsi della politica clientelare con la suddivisione dei finanziamenti in mille piccoli rivoli. Piller non lo dice: ma questa tentazione – l’ammette chi scrive – ha largamente orientato l’allocazione – tramite bonus, incentivi, misure assistenziali – dei 100 miliardi distribuiti nei decreti degli ultimi mesi. In sostanza, il governo non è ancora uscito dalla gestione della Fase 1.

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