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Che cosa si agita fra Meloni, Salvini e Berlusconi

Salvini

Le preoccupazioni e le aspirazioni di Meloni, Salvini e Berlusconi in vista della formazione del governo di centrodestra. La nota di Paola Sacchi

 

Emergenza energia e, anche se nei comunicati ufficiali non se ne parla, inevitabilmente la squadra di governo. Sono i due punti centrali dei vertici ad Arcore del centrodestra, ieri tra Silvio Berlusconi e Giorgia Meloni, che ha fatto la sua prima uscita pubblica, dopo la sera della vittoria elettorale, al Villaggio Coldiretti a Milano, e l’altro ieri tra il Cav e Matteo Salvini.

Nella nota di ieri al termine dell’incontro con Meloni, di fatto la candidata premier in pectore, si è parlato anche del percorso istituzionale che il nuovo governo dovrà affrontare, chiaro riferimento all’insediamento per prima cosa del parlamento con l’elezione dei presidenti di Camera e Senato. Elemento che ovviamente è parte integrante del risiko in atto per la formazione della squadra di governo.

“Unità di intenti”, “massima collaborazione”, “governo di alto profilo”: sono queste le caratteristiche che vengono sempre sottolineate al termine dei vertici del centrodestra. Un governo per il quale Berlusconi aveva già messo in rilievo la sua preferenza perché sia tutto politico e non tecnico, chiedendo pari dignità tra Forza Italia e Lega, sebbene la Lega abbia più rappresentanti in parlamento e sia per un’incollatura sopra FI.

Il leader azzurro ha spiegato che la Lega ha più rappresentanti in parlamento perché non è passata la sua proposta di dividere in parti eguali tra i partiti i collegi uninominali. Ma, comunque sia, al centro del rebus resta sempre la casella del Viminale. Salvini non ha mai fatto mistero del fatto che non gli dispiacerebbe tornare in quel dicastero dove diminuì drasticamente gli sbarchi dell’immigrazione clandestina, un risultato che gli è costato un surreale processo ancora in corso. Processo che pone persino interrogativi sul rapporto tra decisione politica e potere giudiziario. Ragione con la quale motivò il suo no al Senato per l’autorizzazione a procedere Pier Ferdinando Casini, che leghista non è, ma eletto come indipendente nel Pd allora di Matteo Renzi.

Salvini in una nota anche ieri ha rimesso al centro la necessità che il nuovo governo intervenga subito sul caro bollette, tema sul quale batte il tasto da mesi, da prima della caduta del governo Draghi e della campagna elettorale. Che bisogna agire subito con un “decreto urgente” lo ha detto Meloni a Coldiretti e lo si afferma nella nota dopo il vertice che la presidente di FdI ha avuto con Berlusconi.

Meloni ribadisce che il problema va risolto non con interventi che rischierebbero di fornire altro denaro alla speculazione. Tradotto: no a uno scostamento di bilancio che invece aveva chiesto il leader della Lega. Ma una soluzione, anche con una proposta di mediazione fatta tempo fa da Berlusconi sull’istituzione di un fondo, il centrodestra sta lavorando per trovarla.

La presidente di FdI, che è alla guida dei Conservatori a Strasburgo, traccia anche il punto sui rapporti con l’Europa: “Ripartire dall’interesse nazionale, ma non faremo da soli”.

Resta, invece, il punto Viminale o comunque quel “ministero di peso” che il Consiglio Federale della Lega ha chiesto per Salvini. La Lega sull’Interno per il suo leader tiene il punto. E ieri lo ha fatto esplicitamente il vicesegretario leghista Lorenzo Fontana rispondendo alla domanda se Salvini possa andare in altri ministeri come quello dello Sviluppo economico o dell’Agricoltura, dove pur sempre il partito di Via Bellerio aspira ad avere suoi rappresentanti. Ma Fontana ha risposto che il posto per il suo leader lo vede al Viminale.

E a fronte di una narrazione mediatica secondo la quale paradossalmente proprio il fatto che Salvini sia sotto processo sarebbe un impedimento per questa soluzione, una significativa apertura è venuta dal vicepresidente e coordinatore di FI, Antonio Tajani. L’ex presidente del Parlamento Europeo, eletto alla Camera, mantenendo l’incarico di vicepresidente del Ppe, ha detto: “Salvini può andare in tutti i ministeri”. Meloni nei giorni scorsi aveva smentito qualsiasi veto per il leader leghista, secondo azionista della maggioranza.

I rumors, intanto, parlano anche di un’ipotesi di Tajani agli Esteri o alla Difesa. Ma il toto-nomi impazza e cambia praticamente di ora in ora, fermo restando ovviamente il fatto che FdI, primo partito, avrà il ruolo di maggior peso nella squadra di governo.

Ieri, intanto, nella Lega ad aprire il dibattito è stato quello che le agenzie di stampa hanno definito “lo strappo” di Umberto Bossi, rieletto alla Camera dopo i riconteggi e la scoperta del “granchio preso dal Viminale” ha detto Roberto Calderoli. A sera l’agenzia di stampa Adnkronos scrive: “Bossi fa sapere che nasce in data 1 ottobre (ieri ndr) il ‘Comitato Nord’. Si tratta, viene spiegato, di una iniziativa interna alla ‘Lega per Salvini premier’, voluta dal presidente della Lega Nord”.

L’AdnKronos riferisce poi le parole dello stesso Senatùr: ”E’ un passaggio vitale – ha spiegato Bossi – finalizzato esclusivamente a riconquistare gli elettori del Nord, visto il risultato elettorale del 25 settembre per rilanciare la spinta autonomista”. “Nel ‘Comitato Nord’ – scrive l’agenzia – sono invitati ad aderire tutti gli iscritti alla ‘Lega per Salvini premier’, come sottolinea lo stesso Bossi, che vogliono impegnarsi con rinnovato entusiasmo alla conquista degli obiettivi che sono stati alla base della fondazione della Lega nel marzo 1984”.

Secondo l’AdnKronos, “Il progetto sarebbe già in fase avanzata, poiché sono state poste le basi per la struttura organizzativa del Comitato”. Che Bossi non fosse favorevole al progetto di Lega nazionale di Salvini è cosa nota fin dall’inizio della segreteria dell’ex ministro dell’Interno. Lo stesso Bossi sfidò Salvini alle primarie. Quasi contestualmente la Lega ha emesso una nota dove proprio l’Autonomia è il tema centrale, sul cui rilancio si era particolarmente soffermato Salvini a Pontida.

“Dopo trent’anni di battaglie, questa sarà la legislatura che finalmente attuerà quell’Autonomia delle Regioni che la Costituzione prevede”, ribadisce la Lega. La nota di Via Bellerio sottolinea che l’Autonomia “è nel programma del Centrodestra, non costerà nulla anzi farà risparmiare milioni, avvicinerà i cittadini alla politica, taglierà sprechi e burocrazia”. Un ruolo centrale per l’obiettivo viene attribuito al “Ministero per le Riforme e gli Affari Regionali che sarà protagonista di questa pacifica rivoluzione”.

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