Mondo

Che cosa penso francamente di Mattarella e dei giallo-verdi

di

L’opinione di Giuliano Cazzola

Da giorni mi domandavo, costernato, come fosse possibile vivere in un Paese in cui il rientro dal Guatemala di Alessandro Di Battista detto Dibba venisse presentato ed atteso come un evento tanto importante da influire sul futuro politico dell’Italia (e non solo). Come cittadino della Repubblica mi sentivo talmente offeso da questo spreco di considerazione da seguire con attenzione l’annuncio delle persone, più o meno mie coetanee, che, in questi giorni, sono stati rapiti dal Grande Sonno.

Visto che non me la sento di fuggire in Portogallo – confidavo a me stesso – il 2019 (a 78 anni) sarebbe un buon anno per morire, evitando così la disperata discesa verso gli Inferi a cui ci condannerà questo governo, nell’impotenza delle opposizioni. Abituato poi dall’esperienza ad osservare la Luna e non il dito che la indica, sono del tutto consapevole che questa maggioranza non è la conseguenza di un’occasionale sbornia dell’elettorato, bensì l’espressione di un cambiamento profondo del valori che costituiscono l’anima di un popolo, la cultura di una nazione.

Se così non fosse l’opinione pubblica non sarebbe ‘’mitridatizzata’’ dalla volgarità di taluni esponenti, dalla stupidità di altri, dalla gravità di alcune condotte e di alcune politiche (penso al caso dell’abolizione della prescrizione dopo la sentenza di primo grado), dalla violenza nei confronti delle istituzioni democratiche (come è accaduto in occasione della legge di bilancio), dai sentimenti disumani che inducano a considerare degli ‘’invasori’’ ostili quei poveracci che attraversano il Canale di Sicilia, praticamente a nuoto, della cui sorte ci disinteressiamo.

Ecco perché ritengo difficilmente recuperabile, soprattutto nell’arco di tempo che mi resta da vivere, l’Italia migliore che ho avuto la fortuna di conoscere. E mi sconcertano le analisi che si fermano alla sovrastruttura (come si diceva una volta) che attribuiscono ad eventi contingenti e del tutto marginali (‘’ci hanno identificato con le elite’’, ‘’siamo stati votati solo nei quartieri alti’’, ‘’non abbiamo assecondato le speranze di cambiamento’’ e quant’altro) al solo scopo di nascondere a noi stessi la tragedia che vive il Paese. E soprattutto la sua ineluttabilità.

Ma nella notte di San Silvestro, ‘’mentr’io cosí piangeva entro il mio cuore’’, il discorso del Presidente della Repubblica ha acceso in me, se non proprio un pensiero di speranza, almeno un’idea di condivisione. Sergio Mattarella ha evocato un’Italia diversa e più saggia, liberata dall’odio, dove la sicurezza non si mostra con il volto truce, ma si esprime e si realizza in un ambito comunitario di convivenza, di lavoro e di rispetto reciproco; un’Italia che appartiene ad una Patria più grande, l’Europa, il continente che ha saputo conquistare e darsi ordinamenti politici, civili e sociali tra i più avanzati nella storia dell’umanità, dopo aver riposto le armi usate in due terribili guerre mondiali delle quali era stata promotrice e teatro.

Un’Italia fiera delle istituzioni pubbliche, come l’Esercito, che non può essere utilizzato per coprire le buche nelle vie della Capitale, per coprire le manchevolezze di un’amministrazione allo sbando; un’Italia che si onora delle associazioni private impegnate, con milioni di volontari, nella solidarietà anche laddove non arriva lo Stato il quale non ha il diritto di ‘’tassare la bontà’’. Infine, il monito: “Una politica responsabile e lungimirante non alimenta le paure, non lascia spazio alla logica del nazionalismo, della xenofobia, della guerra fratricida”. Forse, per l’on. Alessandra Mussolini (che finisce sempre per parlare di corda in casa dell’impiccato) queste considerazioni mi conducono direttamente in braccio ‘ai professionisti della retorica repubblicana che anche ieri sera dopo il discorso del presidente Mattarella si sono sciolti nei soliti stucchevoli e anche un po’ umilianti, servili e ossequiosi commenti”.

Per quanto mi riguarda farò il possibile per tenere la schiena dritta. Il solo modo che conosco per osservare questo impegno consiste nel continuare a dire di NO alla maggioranza e al governo giallo-verde.

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