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Che cosa penso di Conte, mister Vanità nato nel Deep State

di

ferlinghetti ceo capitalism

Il Cameo di Ruggeri su Giuseppe Conte e non solo

Stante l’età mi vengono fatte spesso domande sulla politica, sulle prospettive socioeconomiche, su varia umanità, persino sul calcio. Ho cercato di spiegare che poco o nulla mastico di politica, un po’ più di economia (6-), sul calcio so tutto del Toro, poco o nulla sul 4-2-3-1. Stante la forte richiesta, ho deciso di aprire un “banchetto” al Bar di Nadia, fra le 17 e le 18, un giorno sì, uno no. Accetto solo domande da bar, garantisco risposte da bar. In certi casi fornisco pure “moral suasion” da bar. Sia chiaro nulla a che fare con la “moral suasion” del Colle, per sua natura colta e silente.

La domanda principe alla quale tutti vorrebbero rispondessi è: “Cosa fare per liberarci di Conte?” L’ho giudicata inammissibile: tengo famiglia. Poi la più ricorrente è: “Quando usciremo dalla crisi?”. La mia risposta è: “La soluzione alla crisi sta sia nell’aumento della produttività sia nel perseguire la crescita.” I miei colleghi del bar, tutti giovani ma non fessi, insistono: “Come si fa ad abbattere il debito e fare crescita senza aumentare le tasse e senza continuare a indebitarci? Perché un anno fa con un rapporto Debito/PIL di 130 i super economisti ci minacciavano con lo spread, e ora a 160 tacciono e lo spread s’è ammosciato? Curioso questo spread, o soffre di priapismo o s’ammoscia” Non so rispondere. Io sono competente solo di “vita vissuta”: dal 2010, l’anno dei birbanti, è certificato: “il successore è sempre peggio del predecessore.” Ad esempio, Monti è stato peggio del duo Prodi Berlusconi ma meglio di Letta, e poi, giù giù fino a Conte, meglio di Gentiloni, ma peggio di Conte.

Dalla drammatica crisi del 1929 a quella del Virus sono passati 90 anni, salvo i vent’anni, mitici, del dopoguerra dove la crescita fu impetuosa e ininterrotta perché ci fu una forte spinta popolare, si sono sempre alternati periodi di sviluppo (brevi) e periodi di crisi (lunghi). Confesso che a me è parso vivere in una gigantesca stazione termale. Dentro c’eravamo noi stanziali con un tenore di vita alto, altissimo specie per alcuni, rispetto al rapporto effettivo fra ciò che producevamo e ciò che consumavamo. Riempiendoci da quarant’anni la bocca della parola “diritti”, senza che più nessuno osasse pronunciare la parola “doveri”, ci siamo ridotti di numero, siamo impoveriti, abbiamo mutato configurazione antropologica: vecchi sempre più egoisti, giovani sempre più pieni di pretese assurde, mezz’età sempre più o esaltati o depressi, comunque insopportabili. E, come sosteneva Umberto Eco, sempre più imbecilli, creati dalla Rete e che, via via, hanno trasferito il virus dell’ignoranza ovunque, persino in Parlamento.

D’improvviso arrivò un virus, anzi il “Virus”, gli scienziati non sapevano nulla di lui (lo scoprimmo dopo), lo battezzarono Codiv-19 e per non sapere né leggere, né scrivere (Totò, cit.) ci ordinarono di stare a casa, inventandosi un termine minaccioso: lockdown. In realtà costoro, essendo più intelligenti dei politici, suggerirono di fare lockdown parziali, focalizzati solo sui focolai, per salvare almeno in parte l’economia. Sopra di loro c’era però un tale, con la sua corte giallorossa al seguito, pieno di vanità represse. Costui veniva dal Deep State, quindi era totalmente digiuno di ciò che avviene in superficie dove viviamo noi cittadini comuni. Per non sapere né leggere né scrivere (Totò, cit.) fece il lockdown totale, trascurò i documenti esistenti, davanti ai magistrati si confuse o mentì, insomma fu un disastro. In un’azienda privata o in una squadra di calcio sarebbe stato licenziato in tronco. Per farsi perdonare dai suoi soci del Deep State e rimanere al potere, decise di indebitare quelli che vivono in superfice di altri 100 miliardi. Nella sua infinita vanità, dopo essersi convinto di essere Winston Churchill, ora era certo di essere Mario Draghi per cui ha trasformato i 100 miliardi in quello che lui, sbagliando, pensava fosse il significato di helicopter money, distribuendo bonus a pioggia, anche a chi non ne aveva bisogno. Raggiunse così il mitico obiettivo: quota 160. A 130 tutti si stracciavano le vesti a 160 tutti plaudenti. Curioso.

L’idea dei miei studenti del bar è ricacciare Conte nel Deep State e sostituirlo con Andrea Pirlo: “almeno lui il 3-5-2 lo conosce”, dicono. Temo che una moral suasion da bar non basti per smuoverlo dalla cadrega.

Zafferano.news

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