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Vi dico cosa penso del governo Draghi. L’analisi di Sapelli

Draghi Sapelli

Il governo Draghi visto da Giulio Sapelli, storico ed economista. L’articolo di Francesco Lommi

Perché Mario Draghi a Palazzo Chigi? Quale sarà l’approccio geopolitico e di politica economica del presidente del Consiglio? E quali sono le sfide del governo guidato dall’ex presidente della Bce?

Ecco che cosa pensa Giulio Sapelli, storico ed economista.

PERCHÈ DRAGHI?

In interviste e articoli Giulio Sapelli in questi giorni ha spiegato le ragioni che hanno portato Mario Draghi a Palazzo Chigi. La crisi di governo è stata provocata da Matteo Renzi che criticava la mancanza di un chiaro piano per l’utilizzo dei fondi destinati all’Italia dal cosiddetto Recovery Fund europeo. “La stampa internazionale continuava ormai da tempo a sottolineare che la crisi decisionale e strategica italiana poneva a rischio ciò che si potrebbe generare grazie all’avvenuta mutualizzazione del debito – secondo Sapelli – L’Italia, sino a ora, non ha presentato il programma che tutti attendono e che molti Stati hanno già predisposto: un programma di investimenti, di procedure snelle e rapide, di cantierizzazioni. Un crono-programma comprensivo anche dei saldi di spesa previsti”. E in questo senso Draghi dà il massimo affidamento in una fase così critica.

Nel cambio di politiche Ue, Sapelli legge poi il peso degli industriali tedeschi sempre più preoccupati per la carenza di un forte indirizzo centralizzato del sistema economico europeo. E anche da qui un sostegno alla nomina di Draghi: “L’e presidente della Bce gode di forte credibilità sia nei confronti dei nuovi Stati Uniti di Joe Biden, sia nei confronti dei tedeschi, che hanno imparato a conoscerlo e apprezzarlo come negoziatore implacabile”.

IL FILO CHE LEGA L’INDUSTRIA ITALIANA A QUELLA TEDESCA

Secondo lo storico ed economista, “i tedeschi ormai si sono convinti a fare i conti con la realtà che Draghi rappresenta, spinti dalle necessità della loro stessa macchina produttiva” sottolineando lo stretto rapporto che lega i destini industriali di Italia e Germania. E aggiunge ”Torniamo alla centralizzazione capitalistica: il punto è non far crollare la fornitura, la supply chain del Veneto, dell’Emilia per salvare l’industria tedesca”. Va considerato insomma il rapporto rodato tra Italia e Germania che conta 40 anni di interconnessione e non può essere facilmente sostituito. Pechino, pur aspirando a essere sempre più potenza economica mondiale, espressione di un regime in cui Xi Jinping accentua la stretta contro i capitalisti cresciuti in Cina con Deng Xiaoping (Sapelli e Lodovico Festa ne discutono approfonditamente in questo video per Start Magazine) per l’eccessiva instabilità del suo mercato non garantirebbe alla Germania le certezze e la qualità consolidate dalla produzione italiana. Sempre Sapelli spiega che anche in questo senso si può leggere la rapida sconfitta di Giuseppe Conte: “La fine del governo Conte è la precondizione perché le catene produttive che legano l’Italia all’industria mondiale e ai flussi logistici transazionali non si interrompano”.

LA TRANSIZIONE ECOLOGICA, LO SVILUPPO ECONOMICO E IL RITORNO ALLA DEMOCRAZIA

Sapelli individua nei ministeri per la Transizione ecologica e per lo Sviluppo economico (di cui parla ampiamente nel suo nuovo libro “Nella storia mondiale: stati, mercati, guerre” e in questo episodio dei dialoghi con Festa)  i campi principali dove si giocherà la partita per il rilancio del Paese: “Un ministro come Giancarlo Giorgetti e la Lega, unico partito ancora dotato di un insediamento territoriale, vogliono una transizione rispettosa dello sviluppo economico. Dall’altro lato c’è la credenza magica nella decrescita infelice di 5 delle e Pd”. Insomma: “Stabilire quale strada intraprendere sarà una scelta politica rilevante”. E ancora, sul ruolo fondamentale del ministro per la Transizione ecologica, Sapelli spiega come, al fondo, i tecnocrati dell’Unione europea non volessero che quel ministero decollasse perché chiedevano che tutto fosse in mano a Bruxelles: “Quando viene creato, i tecnocrati Ue e gli Spagnoli chiedono che quel ministero venga chiuso perché volevano che tutto fosse in mano a Bruxelles. Questo ministero non è quindi un favore all’Europa bensì una sfida alla tecnocrazia europea”.

Infine Sapelli evidenzia le marcate differenza tra il governo Monti e questo nuovo governo tecnico guidato da Draghi: “Draghi prima che un tecnico è un fine politico. Questo non è un governo Monti. Non è un governo di austerità ma di spesa e rifondazione dello Stato. Unico appunto: loro pensano di poterci riuscire senza politica, invece la politica tornerà”.

E proprio a proposito del ritorno della politica, Sapelli chiede che venga definita una data di scadenza per questo mandato: “Poi si penserà a come meglio riorganizzare la ripresa economica e sociale e la pienezza della vita parlamentare, che deve rimanere il fulcro, nonostante la nuova nomina di un premier non eletto, della circolazione della classi politiche in Italia, pena la fine della Repubblica. Di qui la necessità di definire nel modo più chiaro possibile modi e tempi in cui l’emergenza si esercita e si eserciterà e in cui sarà possibili ritornare a un sistema politico democratico pienamente legittimato, così come pienamente efficiente”.

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