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Che cosa pensano manager e industriali in Germania dei risultati elettorali

Laschet

E’ ambivalente il sentimento del mondo economico tedesco dopo le elezioni. Ecco perché. L’approfondimento di Pierluigi Mennitti da Berlino

 

Delusione per il crollo della Cdu, sollievo per l’impossibilità aritmetica della temuta alleanza di sinistra con la Linke. È l’ambivalente sentimento con cui il mondo economico tedesco ha reagito al risultato delle elezioni, accompagnato a un appello alla politica sempre caro agli industriali: fate presto a formare un nuovo governo.

I conservatori sono stati gioia e dolore per gli operatori dell’economia in questi lunghi, 16 anni di Angela Merkel. Da un lato punto di riferimento principale e costante, specie nei tre governi di Grosse Koalition; negli ultimi tempi però sempre più spesso fonte di delusione, per l’impronta più sociale data dalla cancelliera alla sua politica e per lo stallo sui vari fronti riformisti, primo su tutti quello della digitalizzazione.

Ora che gli elettori hanno presentato alla Cdu il conto di questi ritardi, gli operatori economici si guardano attorno per capire dove puntare le proprie fiches. “La Cdu ha perso perché non ha compreso la voglia di cambiamento dopo 16 anni di Merkel in molti campi, dall’istruzione all’ambiente fino alla politica estera”, ha detto all’Handelsblatt l’imprenditore Klaus Fischer. E Christian Bruch della Siemens Energy ha rincarato: “Il prossimo governo deve dimostrare che difesa del clima e svolta energetica non sono solo slogan da campagna elettorale. Serve molta chiarezza, perché la transizione sarà dolorosa e, soprattutto nei primi tempi, costerà posti di lavoro”.

Per gli imprenditori tedeschi la trasformazione verso un’industria a neutralità climatica è obiettivo ormai condiviso, nonostante le contraddizioni di una svolta energetica mal preparata e ancor peggio messa in pratica in questi anni. Troppo forte la pressione della società: in nessun altro paese il movimento Friday for Future ha trovato terreno di coltura e con la manifestazione di Berlino alla vigilia del voto ha mostrato ancora una volta la sua capacità di influenzare il dibattito pubblico.

Con la Cdu indebolita, le attenzioni imprenditoriali si concentrano ancor di più sui liberali di Christian Lindner, assieme ai Verdi l’ago della bilancia degli equilibri futuri. “Due partiti che possono contribuire a un governo orientato al futuro”, dice all’Handelsblatt Wolfgang Grupp junior, giovane rampollo del ceo di Trigema, a testimonianza dell’apertura di credito che i giovani industriali hanno dato ai due partiti estranei alla lunga stagione delle Grosse Koalition.

Occhi puntati naturalmente anche su Olaf Scholz, che ha riportato l’Spd al primo posto, seppure per una manciata di voti. Il ministro delle Finanze gode di buon credito fra gli industriali: il suo riformismo moderato ricorda quello di Gerhard Schröder, cui il paese deve l’ultima, grande seppur controversa riforma del mercato del lavoro e dello Stato assistenziale.

A suo favore gioca il fatto che, con la Linke rientrata in parlamento solo grazie a tre mandati diretti, sia impossibile la tentazione di un governo di sinistra, il pericolo rosso su cui aveva con poco successo martellato Laschet nel tentativo di recuperare la china. Scholz aveva invece sempre lasciato intendere la preferenza per un’alleanza con liberali e Verdi, la coalizione Semaforo che già governa in due importanti Länder.

Ma una nuova stagione di liberal-socialismo viene ancora guardata con sospetto. Più gettonata, tra gli imprenditori, l’opzione Giamaica con Cdu-Csu, verdi e liberali, divenuta però più difficile dopo la batosta dell’Unione. “È la coalizione preferita, perché metterebbe sullo stesso piano l’attenzione per i problemi economici e per quelli ecologici”, spiega il presidente degli industriali del Nord Reno-Vestfalia (il Land guidato da Laschet) Arndt Kirchhoff.

L’auspicio di tutti, però, resta quello di una soluzione rapida. “Non possiamo permetterci alcuna impasse politica per mesi”, dicono gli operatori economici all’unisono, “le sfide che ci attendono sono enormi”.

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