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Per chi tifano industriali e manager alle elezioni in Germania

Germania Elezioni

Che cosa emerge in Germania da un sondaggio pubblicato dal settimanale economico WirtschaftsWoche. L’articolo di Pierluigi Mennitti da Berlino

Non si può certo dire che candidati e partiti siano riusciti a trascinare industriali e operatori economici dalla loro parte. L’ultimo sondaggio mirato pubblicato dal settimanale economico WirtschaftsWoche è infatti chiaro quanto lapidario: al primo posto delle preferenze degli interpellati (un campione di 1500 dirigenti) c’è il signor nessuno. Il 27% si dichiara infatti ancora indeciso su dove mettere la croce domenica prossima, nessun candidato e nessun programma di partito convincono a pieno le forze produttive della prima economia europea.

IL LIBERALE LINDNER “MALE MINORE”

Ma un male minore – si fa per dire – c’è ed è il leader del partito liberale Fdp Christian Lindner. È lui il primo uomo in carne e ossa a comparire nella lista dei preferiti, conquistando il 21% degli industriali. Non è tantissimo, ma in un ambiente che non è mai stato tenero neppure con Angela Merkel è già qualcosa.

C’ERANO UNA VOLTA I VERDI

Tanto più che ad aprile, quando la WirtschaftsWoche ha avviato il suo monitoraggio mensile sulle preferenze del mondo economico, a essere in prima posizione era la verde Annalena Baerbock, che raccoglieva il 26,5% dei consensi. Era il momento di maggior gloria degli ecologisti, elogiati per il pragmatismo mostrato nei programmi e per la spigliatezza della sua candidata cancelliera. Anche gli industriali ritenevano ineluttabile una vittoria dei Grünen e non s’era perso tempo a fimbastire un’offensiva diplomatica a tutto campo in nome del binomio sviluppo e sostenibilità.

Poi la campagna elettorale ha preso una piega diversa e, al di là degli incidenti di percorso di Baerbock, nel crollo delle preferenze ha contato anche il timore di molte fasce della società per i costi della transizione industriale ed energetica verso la neutralità climatica. E gli industriali si sono adeguati e il gradimento per i Verdi è scemato parallelamente tra gli elettori in generale e tra quelli del mondo economico. Oggi Baerbock raccoglie tra gli industriali solo il 16% ed è scivolata al quarto posto.

LASCHET E SCHOLZ NON SCALDANO I CUORI

Sostanziale parallelismo tra elettori comuni e imprenditori anche nella tendenza dei due candidati “maggiori”, il cristiano-democratico Armin Laschet e il socialdemocratico Olaf Scholz. I consensi per il primo sono rimasti sostanzialmente stabili, nonostante la Cdu sia un partito considerato vicino alla piccola e media impresa. Il secondo ha compiuto una lenta ma costante rimonta, giovandosi anche del ruolo di ministro delle Finanze: non scatena entusiasmi, ma ne viene riconosciuta e apprezzata la competenza in materia economica. I due sono appaiati al 18%, nessuno appare davvero nel cuore degli imprenditori, forse la componente sociale più delusa dai risultati dell’ultima Grosse Koalition.

ALL’FDP LA CHIAVE DEL FUTURO GOVERNO

A incarnare le aspirazioni di cambiamento dopo otto anni di ininterrotta Grosse Koalition resta dunque il leader liberale. La circostanza appare anche ovvia, sebbene l’Fdp goda di maggiore consenso tra i giovani imprenditori, specie quelli delle start up, mentre nella grande industria persiste un atteggiamento più accomodante nei confronti dei due partiti storici, Cdu e Spd.

Ma quello che gli industriali hanno capito, guardando l’evoluzione generale dei sondaggi, è che questa volta il voto ai liberali è un voto utile. E che se i risultati confermeranno i rilevamenti demoscopici, l’Fdp si ritroverà in mano le chiavi del futuro governo: il suo ruolo sarà indispensabile per quasi tutte le opzioni possibili, di centrodestra o di centrosinistra, dalla Giamaica con Cdu e Verdi al semaforo con Spd e Verdi, fino alla più imprevista di tutte le alleanze, quella Germania con Cdu e Spd, difensore del libero mercato in una edizione allargata della Grosse Koalition.

LINDNER CONDANNATO A ENTRARE IN MAGGIORANZA

Quello che Lindner non potrà fare, pena deludere per sempre un mondo imprenditoriale che non ama spendere gettoni per l’opposizione, è tentennare come fece quattro anni fa, quando fece saltare le trattative per un governo Giamaica perché – parole sue – Angela Merkel aveva ceduto nei confronti dei Verdi su tutta la linea. “Non entreremo in nessun governo che sui temi economici e finanziari proporrà uno slittamento a sinistra”, ha messo le mani avanti Lindner riguardo all’ipotesi che da qualche giorno va per la maggiore, una maggioranza semaforo con Spd e Verdi.

“Questa volta il leader Fdp deve entrare in un governo”, scrive il settimanale economico commentando il sondaggio, “sarebbe un suicidio politico deludere ancora una volta i suoi sostenitori nel mondo imprenditoriale dopo una campagna elettorale tutta giocata su cambiamento, riforme e volontà di governare il futuro”.

Tutt’altro che una posizione comoda, conclude la WirtschaftsWoche. in realtà Lindner non avrà tutti i margini di manovra che oggi pensa di avere nelle trattative: gli imprenditori puntano sulla sua partecipazione al governo e lui si ritroverà sotto pressione, non potendo attendere in tutta calma la migliore offerta programmatica dai partner di coalizione ma dovendo prendere qual che gli sarà offerto.

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