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Che cosa (non) faranno le banche Bei e Bers

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Tre ipotesi al vaglio per sinergie allo studio fra Banca europea per la ricostruzione e lo sviluppo (Bers) e Banca europea per gli investimenti (Bei).

Si fa sempre meno probabile una fusione tra Bers e Bei. Più agevole e percorribile, eventualmente, la strada che porti alla creazione di una collaborazione. Magari con una società partecipata fra le due banche internazionali.

Cosa bolle dunque in pentola nel mondo degli investimenti e degli aiuti allo sviluppo del vecchio continente?

In ballo miliardi. Solo due numeri: Bei concede ogni anno circa 60miliardi di euro di prestiti. Quasi il 30% (16 miliardi) è destinato a progetti di contrasto al climate change. Ecco perché – e non solo per questo – la partita è importante. In attesa che la Bei decida il nuovo corso negli investimenti green che tiene in ansia società e addetti ai lavori nel settore energetico (qui l’approfondimento di Start).

BERS & BREXIT

La Banca europea per la ricostruzione e lo sviluppo (Bers) è un network in ebollizione. Specie in vista della Brexit. Fondata per aiutare gli ex paesi comunisti a passare dalla pianificazione statale all’economia di mercato, ora copre una serie di mercati nel Mediterraneo dalla Grecia al Marocco. Fa parte dell’architettura di sviluppo europea, ma ha una partecipazione globale, tra cui Cina e India.

L’ABBRACCIO POSSIBILE CON LA BEI. IL REPORT

Da tempo alcuni membri della Commissione europea hanno ripreso l’idea di fondere Bers – sede a Londra, non di proprietà Ue – con la Banca europea per gli investimenti, Bei – uffici in Lussemburgo, proprietà Ue. Scopo: rendere i finanziamenti europei allo sviluppo più coerenti ed efficaci. Il gruppo di lavoro incaricato dalla Commissione ha pubblicato pochi giorni fa un report nei giorni scorsi, presentandolo ai ministri delle Finanze europei.

LE IPOTESI SUL TAVOLO

Tre le ipotesi squadernate nel report.

La prima è trasformare la Banca europea per la ricostruzione e lo sviluppo o in alternativa la Banca europea per gli investimenti in una banca europea per lo sviluppo. Seconda ipotesi è quella di creare una nuova istituzione di proprietà congiunta Bers e Bei e delle istituzioni nazionali. Terza opzione: lasciare le cose sostanzialmente così come stanno, con qualche importante ritocco. Ovvero: incaricare Bei di creare una filiale per le sue attività al di fuori dell’Ue, alla quale partecipare come azionista di concerto con Stati Ue e banche.

SCETTICISIMO DI ITALIA, SVEZIA E LUSSEMBURGO

Il ministro dell’Economia italiano Roberto Gualtieri (Pd) ha affermato che la scelta di una nuova istituzione “dovrebbe probabilmente essere esclusa”. Scettica anche il ministro delle finanze svedese Magdalena Andersson: la creazione di una simile istituzione richiederebbe del tempo per diventare operativa. Infine, il lussemburghese Pierre Gramegna ha proposto di spendere di più per lo sviluppo piuttosto che investire in una nuovo organismo.

COSA DICE IL REPORT ALLO SVILUPPO

Nel complesso, il rapporto rileva che le istituzioni europee di finanziamento dello sviluppo hanno “un buon livello di presenza sul campo, tra cui l’Africa sub-sahariana, una copertura settoriale collettivamente ampia e una buona competenza in materia di sviluppo e di rischio”.

CINA PIGLIATUTTO

Eppure, se l’Europa è il principale fornitore di aiuti allo sviluppo, la Cina sta gettando un’ombra in alcune regioni, compresa l’Africa, estendendo prestiti agevolati per progetti infrastrutturali. Come sottolinea Ft: mentre Pechino appende bandiere al di fuori dei suoi progetti Belt and Road in tutto il mondo, il blu e il giallo dell’Unione europea sono meno comunemente visibili.

SVILUPPO E IMMIGRAZIONE

Appunto, la Cina. Lo sviluppo regionale è anche una priorità politica urgente mentre l’Ue cerca di controllare i flussi migratori dall’Africa. Lamenta un funzionario europeo al Financial Times: “Non stiamo facendo abbastanza per stimolare le economie africane”. Mentre la Cina sta superando l’Europa.

LE ANALISI

– La Commissione ha dichiarato a Devex che la sua priorità rimane il nuovo strumento di finanziamento unico per lo sviluppo.

– La banca con sede a Londra Bers ha dichiarato di “accogliere positivamente la conclusione del rapporto riconoscendo l’efficacia del modello della Banca incentrato sullo sviluppo del settore privato”.

– Per il presidente della Bei Werner Hoyer “la creazione di una filiale di sviluppo presso Bei è politicamente e finanziariamente l’opzione più fattibile per colmare le lacune sistemiche nell’architettura europea per il finanziamento dello sviluppo”.

– Jeroen Kwakkenbos, responsabile della politica di aiuto e consulente finanziario per lo sviluppo di Oxfam Eu, mette l’accento sul costo della riforma Bers-Beri: “Sarebbe probabilmente troppo elevato, per solo poco più di denaro che andrebbe allo sviluppo”. Soluzione più pratica: invece di costruire una nuova istituzione, i governi dell’Ue dovrebbero piuttosto aumentare gli aiuti per raggiungere finalmente l’obiettivo di spendere lo 0,7% del loro reddito nazionale lordo. L’assistenza collettiva ufficiale allo sviluppo del blocco Ue ha raggiunto lo 0,5% nel 2017, pari a 75,7 miliardi di dollari.

I capi di Stato dei Paesi membri dovrebbero discutere i dettagli del report entro la fine dell’anno.

(estratto del Taccuino Europeo pubblicato su Public Policy)

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