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Che cosa non dirà l’Iran sul Boeing dell’Ukraine Airlines. L’analisi di Gaiani

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Iran

E’ davvero difficile ritenere che un errore umano possa aver permesso di confondere un velivolo militare nemico con un Boeing 737 della compagnia Ukraine Airlines decollato dalla capitale iraniana. Il commento di Gianandrea Gaiani, direttore di Analisi Difesa

 

L’Iran, dopo tre giorni di dinieghi, ha dovuto ammettere le proprie responsabilità nell’abbattimento, a quanto pare con un missile terra-aria lanciato da una batteria di TOR M1 dotata di missili 9k331 (Sa-15), del Boeing 737 della compagnia Ukraine International Airlines ucraino appena decollato da Teheran in cui l’8 gennaio morirono 176 persone.

Un’ammissione interpretata come sintomo di debolezza del regime incoraggiando gli oppositori interni a tornare nelle piazze e che è stata sfruttato dagli Stati Uniti per sottolineare brutalità e irresponsabilità dei pasdaran.

Propaganda a parte è evidente che l’abbattimento del Boeing ucraino costituisca un clamoroso autogol per Teheran ma ammettere “l’errore umano” precisando che “i responsabili verranno processati” è forse utile a coprire una verità ben più scomoda da riconoscere pubblicamente per il regime iraniano.

L’Iran dispone di una poderosa difesa aerea realizzata col supporto russo e che è già stata in grado in passato di abbattere o dirottare persino i droni strategici statunitensi più sofisticati, come l’RQ-170 Sentinel fatto cadere in Iran nel 2011 mentre eseguiva missioni di spionaggio sul sito nucleare di Natanz o un M4-C Triton della Us Navy, abbattuto l’anno scorso.

In condizioni normali sono molto scarse le possibilità che una rete così strutturata di difesa aerea impossibile confonda un aereo civile appena decollato da Teheran con un velivolo nemico in penetrazione nello spazio aereo iraniano.

Il Boeing dell’Ukraine Airlines era appena decollato da Teheran, segnalava la sua posizione come un normale aereo commerciale ed era ancora in fase ascensionale in pieno spazio aereo iraniano. Non si può escludere quindi che la confusione che ha generato l’errore umano ammesso dal governo iraniano sia stata determinato da un attacco di guerra elettronica che ha mandato in tilt la difesa aerea iraniana o una parte di essa.

Secondo notizie trapelate da fonti iraniane pare che nello spazio aereo iraniano o ai suoi limiti fossero attivi diversi velivoli stranieri incluso un RC-135W da intelligence e guerra elettronica.

Il generale iraniano Amir Ali Hajizadeh, alla guida delle Forze aeree dei Guardiani della Rivoluzione, si è assunto la piena responsabilità nell’abbattimento riferendo che il “missile che ha abbattuto l’aereo ucraino è stato lanciato senza che fosse stato dato l’ordine a causa di un’interferenza nelle comunicazioni”.

Un’affermazione che richiederebbe molti chiarimenti tecnici ma che sembra confermare tra le righe che qualcosa di grave non ha funzionato negli apparati di difesa aerea, forse sottoposti ad un attacco elettronico o informatico.

Molto probabile che per l’Iran, sull’orlo della guerra con gli Usa e sconvolto da sommosse interne, sia meglio ammettere un errore umano che ha provocato la tragedia piuttosto che riconoscere pubblicamente che il comando e controllo della sua difesa aerea è stato mandato in tilt o alterato da un attacco statunitense o israeliano.

Meglio non dimenticare che nel 2010 emerse che proprio un attacco cibernetico statunitense, con il supporto israeliano, diffuse il virus Stuxnet che bloccò le operazioni di arricchimento dell’uranio nel sito atomico iraniano di Natanz.

Nel luglio scorso i media kuwaitiani resero noto che il comandante delle forze aeree iraniane, generale Farzad Ismail, era stato cacciato dopo che aveva cercato di nascondere che dal maggio 2018 i cacciabombardieri F-35 Adir di Tel Aviv erano riusciti a penetrare lo spazio aereo iraniano senza essere rilevati.

I velivoli “stealth” israeliani hanno sorvolato la capitale Teheran e altre città, incluso il porto di Bandar Abbas prendendo immagini delle installazioni militari.

Un precedente che renderebbe ancor più comprensibile la riluttanza di Teheran ad ammettere ulteriori crepe nel proprio dispositivo di difesa aerea.

Certo, siamo nel campo delle ipotesi ma è davvero difficile ritenere che un errore umano possa aver permesso di confondere un velivolo militare nemico con un Boeing 737 di linea appena decollato dalla capitale iraniana.

Nell’eterna crisi tra Iran e Stati Uniti l’aereo ucraino non è stato il primo velivolo di linea a venire abbattuto: il 3 luglio 1988 l’incrociatore lanciamissili statunitense Vincennes abbatté un Airbus A300 della Iran Air con a bordo 290 persone (66 erano bambini) iraniano carico di passeggeri e appena decollato da Bandar Abbas dopo averlo confuso con un cacciabombardiere iraniano che la nave americana riteneva una potenziale minaccia.

Washington pagò un indennizzo di 131 milioni di dollari per i morti provocati ma non ammise mai l’errore ne porse ufficialmente le sue scuse.

 

Articolo pubblicato su analisidifesa.it

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