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Che cosa insegna la vittoria del destra-centro a Orvieto

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Il post di Paola Sacchi, già inviata di politica all’Unità e a Panorama

 

La vittoria è schiacciante. Roberta Tardani, con il suo 57 per cento, affermazione tonda, è il primo sindaco donna della storia di Orvieto, roccaforte rossa per 60 anni.

Tardani, di estrazione tutta azzurra, ex vicesindaco di Forza Italia, nella prima giunta umbra che dieci anni fa fece fa apripista alla caduta del muro rosso, stavolta a capo, in una coalizione di centrodestra, della lista civica “Progetto Orvieto”, però non ce l’avrebbe fatta senza l’apporto decisivo della Lega di Matteo Salvini. Che ha inviato nella città della Rupe la “commissaria” della provincia di Terni Barbara Saltamartini, presidente leghista della commissione Attività produttive di Montecitorio.

Orvieto è piccola e sempre più spopolata sulla sua rocca. Ma la storia del libero Comune medievale le dette a vita lo status di “città”. E forse alcune lezioni nazionali possono venire oggi sommessamente dalla “città alta e strana”, come la definì Fazio degli Uberti, dove in Duomo Luca Signorelli, accanto a Beato Angelico, ha “firmato” con l’autoritratto il primo “selfie” della Storia per il suo “Giudizio universale”: la Lega è già in buona parte centro, se per questo si intende il ceto medio e medio alto, quei cosiddetti “moderati” oscuro oggetto del desiderio che tutti vanno un po’ confusamente cercando.

Nella piccola ma significativa Orvieto, Tardani non avrebbe vinto con quell’ampio e uniforme margine tra città e periferie se la Lega non avesse sfondato anche tra professionisti e imprenditori; Forza Italia pur ridotta ai minimi storici continua a fornire la candidata vincente, un po’ come l’avvocato azzurro, altro quarantenne d’assalto, Andrea Romizi a Perugia, riconfermatosi alla guida del capoluogo umbro con oltre il 60 per cento il 26 maggio, sempre però con un destra centro, a trazione leghista.

Infine, ultima ma forse più importante lezione:da Orvieto a Perugia si è ormai affermata una civile alternanza. Tutta umbra. Onore delle armi all’ex sindaco Pd di Orvieto, Giuseppe Germani. Che civilmente si è battuto contro un avversario politico più forte di lui. E ancora da sindaco qualche giorno fa ha contribuito ad assicurare a chiusura della campagna elettorale una normale accoglienza a un avversario del calibro di Salvini.

Ribadendo la propria identità, e la propria civile contrapposizione da candidato sfidante di Tardani, ma garantendo che in città non ci fossero episodi scomposti di delegittimazione che hanno caratterizzato, invece, altre piazze d’Italia. Alternanza democratica. Senza demonizzazione.

L’Italia, come Orvieto insegna, ne avrebbe davvero gran bisogno.

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