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Che cosa ha sussurrato Conte a Draghi per calmare i bollori a 5 stelle

Le richieste da ultrasinistra del Movimento 5 Stelle presieduto da Giuseppe Conte al presidente del Consiglio, Mario Draghi

 

I gruppi parlamentari pentastellati in prevalenza premono per l’uscita dal governo, una minoranza è contraria e il presidente Giuseppe Conte oscilla fra il finto barricadero e l’artefatto mediatore.

Risultato: in stile Prima Repubblica, M5s chiede discontinuità al governo.

Traduzione: dateci qualche contentino programmatico per giustificare e confermare la presenza nella maggioranza di governo altrimenti continueremo a crollare nei sondaggi (e non di certo per la nascita del partito fondato da Luigi Di Maio, Insieme per il futuro).

Il M5s Giuseppe Conte è stato a Palazzo Chigi per trattare con il premier Mario Draghi sulla permanenza del Movimento 5 stelle nell’esecutivo.

L’ex presidente del Consiglio ha portato sul tavolo di palazzo Chigi le richieste concordate al Consiglio nazionale di questa mattina.

Dalla difesa del superbonus (una delle ipotesi è quella di inserire le correzioni in un emendamento al dl semplificazioni fiscali) al salario minimo, da misure sull’agenda sociale ad una conferma del reddito di cittadinanza.

Richieste con le quali si vincola all’appoggio del Movimento al governo. Conte poi in serata riunirà i gruppi parlamentari per discutere il farsi, ma intanto nel primo pomeriggio e attesa la decisione del governo sul dl aiuti. La strada dovrebbe essere quella della fiducia al provvedimento che contiene misure per 23 miliardi a sostegno delle famiglie. Motivo per il quale una parte dei deputati vorrebbe osare il via libera al decreto.

Conte è stato netto all’uscita di palazzo Chigi: “Ho consegnato un documento” al premier Draghi, espressione di “un forte disagio politico” del Movimento 5 stelle. “Servono risposte chiare in tempi dopo”, ha osservato Conte riferendo che Draghi ha preso.

“Siamo disponibili a condividere una responsabilità di governo, come fatto fino ad ora in modo leale e costruttivo”, la premessa dell’ex presidente del Consiglio che ha poi elencato quali sono i passi che, a suo dire, dovrebbe compiere il governo. “Ieri – ha – sono aumentati i prezzi di energia e gas e dobbiamo intervenire immediatamente con un intervento straordinario, 200 euro non bastano. Dobbiamo approvare il Ieri – ha prezzi – sono aumentati i di energia e gas e dobbiamo intervenire immediatamente con un intervento straordinario, 200 euro non bastano. Dobbiamo approvare il Ieri – ha prezzi – sono aumentati i di energia e gas e dobbiamo intervenire immediatamente con un intervento straordinario, 200 euro non bastano. Dobbiamo approvare il salario minimo, dobbiamo offrire a tutti i contributi un piano di rateizzazione straordinaria delle cartelle fiscali. Ovviamente non permettiamo più che il reddito di cittadinanza sia messo quotidianamente in discussione. Vogliamo che sia sbloccato l’incaglio dei crediti del superbonus”.

Ed ancora: “Sul decreto Aiuti la nostra posizione e’ molto chiara, l’abbiamo già anticipata in Cdm non partecipando al voto: c’è una norma che non c’entra nulla e va contro la tradizione del M5S. Noi non siamo qui per predicare la transizione ecologica di giorno e consentire nuove trivellazioni di notte”, ha spiegato Conte.

Il premier farà le proprie valutazioni ma – osservatore fonti parlamentari del centrodestra, scrive l’agenzia Agi – ” Conte deve capire che non può fare i conti senza l’oste, ci siamo anche noi al governo”. La Lega ieri ha fatto capire di non accettare che il governo apra una strada privilegiata per i pentastellati. Ragionamenti che Salvini ha sostenuto anche con il ministro dello Sviluppo Giorgetti nel colloquio tenutosi questa mattina. la cannabis. Insomma, la tensione nella maggioranza non accenna a diminuire Anche perché tra i pentastellati c’è pessimismo sulla possibilità che il premier possa aprire alle richieste avanzate da Conte. E questa sera alla riunione dei parlamentari emergeranno le diverse posizioni all’interno del gruppo.

Perché Conte ha sottolineato la volontà di fare faccia a sostenere il governo a patto che l’esecutivo una correzione di rotta. Ma mentre un’ala pentastellata – la più numerosa – punta togliere ad uscire, c’e’ anche una parte del Movimento 5 stelle – soprattutto alla Camera – che, invece, non vorrebbe l’appoggio al governo.

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