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Che cosa ha detto (e non ha detto) Sergio Mattarella

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Perché Sergio Mattarella mi è parso infastidito dalla crisi incombente di governo. La nota di Damato

Non credo proprio che sia stata casuale la scelta del presidente della Repubblica di salutare l’anno nuovo, senza rimpianti per quello orribile in uscita, rinunciando all’ambiente un pò intimo o familiare del salotto, ed anche alla scrivania del suo ufficio, per pronunciare il proprio messaggio in piedi, con la solennità di un intervento istituzionale, come per sottolinearne l’importanza. E non credo sia stata casuale neppure la scelta di ignorare, senza dedicarle neppure un inciso, la crisi incombente di governo. Che potrebbe impegnarlo fra pochi giorni o poche settimane, e chissà per quanto.

Sergio Mattarella ha dato l’impressione, almeno ad un vecchio cronista politico come me, che ha perso ormai il conto dei messaggi presidenziali di fine anno da raccontare o commentare, di essere tanto infastidito, a dir poco, dai confusi sviluppi dei rapporti fra la maggioranza e le opposizioni, e al loro interno, da voltare lo sguardo altrove. Se ne può capire la delusione per le risposte negative ricevute da tutti i suoi precedenti appelli alla concordia, all’unità e simili.

Più che alla sorte del governo uscente, d’altronde neppure nominato una volta, e al colore o alla formula di quello che potrebbe succedergli, si vedrà se per cercare di portare a termine in via ordinaria la legislatura o se per gestirne l’interruzione sulla strada delle elezioni anticipate, cui il Quirinale non ha mai smentito di essere pronto a ricorrere in caso di crisi, il capo dello Stato è sembrato interessato al fatto che il 2021 diventi l’anno della “ripartenza”. Così lui l’ha chiamata, dopo avere ricordato i danni procurati dalla pandemia e dalle altre emergenze che sono seguite, aggravate da vari tentativi non certamente sfuggiti al presidente della Repubblica di ricavarne “vantaggi di parte”, se non addirittura personali. Mattarella si è pietosamente fermato a parlare di “parte”, non nominando neppure i partiti, oltre che il governo.

Tutti hanno fatto finta di non capire, visti gli apprezzamenti generali espressi sul messaggio di Mattarella, ciascuno impegnato ad allontanare da sé ogni sospetto di essere tra i demolitori e non fra i “costruttori” reclamati dal capo dello Stato. Ma il gioco delle ipocrisie avrà il fiato corto. Nessuno potrà nascondersi più di tanto una volta aperta la crisi, come sembra ormai scontato, o difficile da evitare, essendovisi troppo avvicinati sia Matteo Renzi minacciandola sia Giuseppe Conte – si, anche lui – usando come un bastone l’apparentemente corretta parlamentarizzazione della cosiddetta verifica. Che d’altronde è stata malvolentieri accettata dallo stesso Conte dopo avere cercato di sottrarvisi, e addirittura di negarne il nome pur consolidato da decenni di pratica politica.

Ripeto: pratica politica, non criminale, come da anni cercano di far credere, parlando del passato, i presunti innovatori, rivoluzionari e simili, approdati alle Camere – ricordate? – per aprirle come scatole di tonno e svuotarle divorandone il contenuto, magari solo per il gusto poi di vomitarlo, secondo un’espressione usata una volta da Beppe Grillo – e da chi sennò – contro gli odiati giornalisti che lo infastidivano facendo il loro mestiere. Che è quello di raccontare e fare domande, non di nascondere, tacere e ridere a comando, anche quando ci sarebbe da piangere.

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