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Che cosa fa la Farnesina in Europa? Parole (e critiche) dell’ambasciatore Sergio Vento

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Sarebbe il classico momento di avere una task force in queste settimane decisive, con un lavoro specifico nelle capitali. Non mi risulta che un alto esponente italiano si sia da tempo recato a Berlino. A Parigi è andato il Capo dello Stato, ma per una celebrazione. Serve un’attività incessante. Anche a margine di questo Consiglio Ue, il premier Conte che colloqui ha avuto? Ha visto la Merkel? Ha visto Macron? Ha visto altri? Parla Sergio Vento, già ambasciatore a Washington, Parigi e Belgrado, intervistato da Daniele Capezzone

(Estratto dell’intervista di Daniele Capezzone a Sergio Vento pubblicata sul quotidiano La Verità)

Sergio Vento, già ambasciatore a Washington, Parigi, Belgrado, è tra le poche personalità della diplomazia italiana ad aver intuito per tempo i fenomeni Brexit e Trump, e l’ascesa dei sovranisti in Europa, tenendosi alla larga dal mantra eurolirico “ci vuole più Europa”.

Dice parole chiare sul processo di nomina della nuova Commissione Ue, e sulla pretesa di Emmanuel Macron, nonostante la dura sconfitta elettorale in patria, di essere il regista dei nuovi accordi, anche a spese dell’Italia.

Ambasciatore, lei dice che ci sono dei “totem” da abbattere nella discussione sull’Europa…

“Il primo totem è pensare che la Commissione Ue sia un’entità sovranazionale: lo è formalmente, ma in realtà nasce e vive in un braccio di ferro tra nazioni. E il secondo totem è questa storia del “motore francotedesco”, che invece da un paio d’anni non c’è più. E’ una locuzione che sento pronunciare sempre a Parigi, mai a Berlino…”

Spieghiamolo bene…

“Guardi, se anziché autodipingerci come alunni da mettere dietro la lavagna o all’ultimo banco, fossimo più attenti alle difficoltà degli altri, ci accorgeremmo della solitudine di Macron…”

Nonostante sia stato strabattuto da Marine Le Pen, pretende di essere il dominus del nuovo assetto Ue…

“Tanti, accecati dal macronismo, non si accorgono delle sue uscite a vuoto da almeno un anno… I gilet gialli, i suoi campioni nazionali in crisi, e soprattutto la sua ricerca di flessibilità, ben al di sopra dell’Italia, e ben oltre del 3%…”.

Perfino Angela Merkel appare infastidita dal francese…

“Ha detto a chiare lettere che non si trova bene a lavorare con lui. Pensi a com’è stata recepita la sua ‘Lettera aperta ai cittadini europei’: rispostacce dai paesi nordici, e gelo della donna che succederà alla Merkel, AKK, Annegret Kramp-Karrenbauer. Lo dico sorridendo: il suo cognome fa già intuire che il personaggio si preannuncia muscolare…Lei gli ha subito detto: ‘La buona fede europeista della Francia si vedrà se trasformerà il suo seggio permanente Onu in un seggio europeo”.

Uno schiaffo al francese…

“Ma in Germania a Macron hanno detto anche di peggio. L’ex ministro degli Esteri Sigmar Gabriel dice che per la Francia l’Ue è un ‘moltiplicatore di potere’. Ha capito? Mentre per noi, per l’Italia, l’Europa ha funzionato da ‘riduttore’ di potere”.

Intuisco che dovremmo provare a infilarci nelle contraddizioni tra Parigi e Berlino…

“Premessa. In 5 anni, con la Mogherini, l’Italia è rimasta praticamente fuori dalla Commissione. La poveretta – con rispetto parlando – è stata mandata a fare quello che non c’è: la politica estera comune. E così ci siamo dovuti subire i predicozzi dei commissari lettoni e finlandesi…”

Presidenza della Commissione. Come vede i tre che hanno corso da spitzenkandidat (Manfred Weber per il Ppe, Frans Timmermans per il Pse e la Margrethe Vestager per l’Alde)?

“Weber non piace a Macron. E’ un bavarese, l’area tedesca che ha più sofferto l’apertura delle frontiere voluta dalla Merkel. Di più: Weber è considerato nel Ppe l’uomo che vorrebbe riconoscere alcune buone ragioni dei sovranisti, in particolare sull’immigrazione”.

Timmermans appare debole visto il risultato dei socialisti, mentre la Vestager…

“Altra contraddizione di Macron. Prima mette il suo partito nell’Alde, che presenta la Vestager. E poi non vuole quella candidatura. Che peraltro sarebbe stravagante: sarebbe la prima presidente di un paese che non è dell’area euro. Non dimentichiamo che la Danimarca fu protagonista di uno spettacolare opt-out dopo Maastricht, rifiutando la moneta unica…”

Dicevamo di Macron…

“Ha sibilato la candidatura di Michel Barnier, che però non esce da un successo dopo il fallito negoziato su Brexit…”

Per queste ragioni la Merkel vorrebbe far saltare quei tre candidati…

“Questa è la mossa dietro cui potrebbe celarsi proprio la candidatura Merkel”

La Merkel pensa a se stessa per il dopo-Juncker?

“Diciamo che se si verificasse uno stallo, la Cancelliera potrebbe dire: ‘Mi sacrifico io…’”

Cosa consiglierebbe al governo italiano? Intanto chi è il negoziatore?

“Tasto dolente. Il Ministro dell’Economia mi sembra sempre costretto a giustificarsi su deficit e debito. Il Ministro degli Esteri…”

Mi vuol dire che la Farnesina è sede vacante?

“Con tutto quello che sta succedendo nel mondo, lei ha sentito parlare della Farnesina di recente? Ha letto prese di posizione? Ha saputo di visite importanti? Non mi sembra…”.

Quindi?

“Sarebbe il classico momento di avere una task force in queste settimane decisive, con un lavoro specifico nelle capitali. Non mi risulta che un alto esponente italiano si sia da tempo recato a Berlino. A Parigi è andato il Capo dello Stato, ma per una celebrazione. Serve un’attività incessante. Anche a margine di questo Consiglio Ue, il premier Conte che colloqui ha avuto? Ha visto la Merkel? Ha visto Macron? Ha visto altri?”.

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