Mondo

Che cosa fa Berlusconi?

di

L’opinione di Giuliano Cazzola

 

Come una stella ormai spenta continua a proiettare la sua luce nello spazio, così Silvio Berlusconi ritrova nella crisi politica ‘’più pazza del mondo’’ un ruolo importante da giocare, soprattutto quando tutti si rammentano che FI vanta uno dei gruppi più numerosi al Senato. Nel voto sulle procedure FI ha retto il sacco a Salvini, condividendone la sconfitta. E’ ormai chiaro, però, che il Cav ha deciso di salire, nel caso di elezioni anticipate, sul carro del probabile vincitore, in una coalizione sempre meno di centro e sempre più di destra; la sola condizione è quella di poter dispiegare i propri vessilli nella campagna elettorale. Bandiera vecchia onor di capitano. Questa scelta (illustrata in Aula a Palazzo Madama da una scatenata Anna Maria Bernini, peraltro mia cara amica) mi ha ricordato un episodio narrato da Erodoto nelle sue Storie. E’ un dialogo tra il saggio Solone e Creso il re della Lidia. Al sovrano che credeva di essere la persona più ricca e felice sulla terra, il filosofo rispondeva che per dare giudizi occorreva aspettare la fine della vita (politica, nel caso del Cav, a cui auguriamo una lunga e serena vecchiaia).

Che dire? Tra tanti difetti Berlusconi può vantare molti meriti. Imprenditore di talento ha costruito un impero nel campo della comunicazione, contribuendo alla rottura del monopolio di Stato, quando le ballerine si presentavano in scena con i calzoni alla zuava. Da patron del Milan ha vinto tutto ciò che era in palio. Sceso in politica, Berlusconi è stato l’artefice di una piccola operazione Dunkirk per mettere in salvo i superstiti dei partiti democratici, massacrati da una campagna mediatico-giudiziaria su cui un giorno si potrà raccontare la verità. Nel 1994 i partiti di maggioranza erano stati travolti dalle inchieste che, stranamente, avevano salvato gli ex Pci. In campo c’era solo la ‘’gioiosa macchina da guerra’’ di Achille Occhetto.

Il Cav fondò un partito che contribuì a preservare la democrazia e il pluralismo. Per un quarto di secolo è stato un protagonista del dibattito politico, nonostante le gaffe, le leggi ad personam, i voltafaccia degli alleati, le persecuzioni giudiziarie. Ma è sempre stato rispettoso delle istituzioni, anche quando era oggetto di una caccia spietata come una volpe nella brughiera inglese. Bene. Questo signore, oggi, reggendo la coda a Salvini, si affida ed aiuta un avventuriero senza scrupoli con propensioni autoritarie. Ma se fosse solo questo il problema, l’operazione sarebbe meno grave di quello che è. Salvini non gioca, ma bara. Prende a calci le istituzioni, conduce la sua iniziativa politica come in una partita di Risiko, senza riguardo alcuno per i problemi del Paese.

Se ci è consentito di citare Gino Strada, al Capitano vanno riferiti ambedue gli epiteti con i quali il medico ha distinto le componenti della maggioranza giallo-verde. Forse aveva confuso le norme della Costituzione con il regolamento della bocciofila del Giambellino. Ha aperto la crisi di governo, senza farlo davvero: i suoi ministri sono ancora tutti in carica.

Quando si è accorto di contare, per ora, solo il 17%, si è preso paura, facendo una clamorosa marcia indietro, con una mossa abile per risvegliare la ‘’bestia’’ dell’antipolitica tra le schiere pentastellate: il taglio dei parlamentari. Ma anche questa volta si è incartato come un pacco a destinazione ignota. Perché se il 20 e il 21 viene votata la sfiducia a Conte (a lui? Al governo da cui i leghisti non si dimettono?) e, doverosamente, il premier sale al Quirinale a dimettersi, l’attività parlamentare si blocca. Questo non è un giochetto pensato per perdere tempo, ma una regola precisa di una Repubblica parlamentare.

C’è da aspettarsi adesso che il Capitone faccia ritirare la mozione di sfiducia o addirittura ordini ai gruppi di votare contro. E’ comunque di uno squallore insopportabile vedere che le istituzioni democratiche rappresentative vengono contese a dadi tra degli impostori. Come le povere vesti del Crocefisso.

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