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Che cosa è successo fra Salvini e Draghi dopo la delega fiscale

Quirinale Draghi

Come sono i rapporti fra Salvini e Draghi. Note a margine dell’incontro a Palazzo Chigi.

Matteo Salvini batte un colpo politico innanzitutto, come sintetizza con obiettività in tv a “Porta a Porta” Antonio Polito, editorialista del Corriere della sera. E Enrico Letta segretario del Pd si irrita: “È il solito giochino di Salvini che è diventato un problema per la stessa Lega”. Il leader leghista, invece, soddisfatto, al termine di oltre un’ora di colloquio ieri pomeriggio a Palazzo Chigi con Mario Draghi in vari tweet dice: “I giornali scrivano quel che vogliono: un rapporto franco, leale, corretto risolve ogni problema e trova una soluzione”.

Succo del risultato, stando al merito, dell’incontro con Draghi, che una nota della Lega definisce “cordiale e costruttivo”: “È stato confermato l’impegno del governo a evitare ogni aumento della pressione fiscale e a proseguire nel percorso delle riaperture”. Riapertura delle discoteche al 50 per cento al chiuso, superiore al 35 per cento inizialmente previsto, e al 70 per cento all’aperto. Tolta dall’imminente decreto Concorrenza la questione delle concessioni per i balneari. Capienza di cinema, teatri, luoghi di cultura al 100 per cento.

Nel vertice tra Draghi e un azionista di peso, quanto a numero di parlamentari, come l’ex ministro dell’Interno, si è parlato anche di miglioramenti per la flat tax, per le cartelle esattoriali e per l’uso del tampone. Il leader di lotta e di governo, descritto sui giornaloni come “il leghista in confusione”, oggetto di bersaglio di critiche da parte della stessa delegazione al governo degli alleati di Forza Italia, dopo la grande arrabbiatura sulla riforma del catasto, “cosa mandataci mezz’ora prima”, segna dunque un colpo. Che è soprattutto politico. Visto che in politica gesti e messaggi, incontri, metodo quindi, a volte contano più dello stesso merito delle varie questioni al centro dei dissensi.

La Lega riafferma il suo diritto di piena cittadinanza (“Noi non siamo ospiti”, aveva rivendicato il governatore del Friuli Massimiliano Fedriga) nel governo di emergenza nazionale. Cosa diversa dall’esecutivo giallo-rosso e rosè del Conte/2 o di quel governo, modello versione “Ursula” all’italiana (giallo, rosso, rosè, centristi vari e pezzi di azzurro) che , secondo cronache e retroscena ormai espliciti da parte anche dello stesso quotidiano La Repubblica, il Pd e il resto della sinistra perseguono da tempo come obiettivo strategico. In vista delle elezioni del Capo dello Stato o anche in vista delle Politiche del 2023 se non prima?

Ma questa è materia ormai di scenari quotidiani delle cronache che con questa stessa formula “Ursula” non escludono neppure la possibilità di un Draghi bis, con ritorno a un vero proporzionale. Se fosse così però lo scenario andrebbe a cozzare con l’ambizione neppure più così nascosta di Letta che, dopo la vittoria del Pd alle Suppletive a Siena o quella secca al primo turno di Beppe Sala a Milano, in un’intervista al Corriere della sera non ha escluso questo desiderio.

Intanto, secondo i maliziosi Salvini ieri avrebbe inviato un messaggio di solidità della sua leadership non solo all’elettorato ma anche al suo stesso partito. Chissà se a questo punto si è cercato di leggere anche i labiali di un video, ieri molto gettonato dell’Agenzia Vista che mostra, davanti a Palazzo Chigi, dopo l’incontro con Draghi, un Salvini quasi impassibile e in silenzio che ascolta una conversazione tra i suoi ministri (Giancarlo Giorgetti, Massimo Garavaglia e Erika Stefani tornati alle riunioni del cdm), dove il più gesticolante appare Giorgetti, detto il Richelieu padano. Parti, dunque, almeno nella realtà, si direbbe rovesciate.

Ma questo appare più “colore” normale in ogni partito. La notizia invece è che il leader leghista annuncia che tra lui e Draghi ci saranno d’ora in poi “incontri almeno settimanali”. Insomma, la riaffermazione a pieno titolo che il principale interlocutore della Lega per Draghi è il leader del partito. Spazzando via copioni da retroscena mainstream e non solo sulle “due Leghe” e certo rapporto definito “preferenziale” tra il premier e Giorgetti. Cosa, a onor del vero, che lo stesso ministro dello Sviluppo economico aveva già ufficialmente smentito, pur essendo reale il su vecchio rapporto di amicizia personale con l’ex capo della Bce.

Su Startmag avevamo già riportato la voce di un leghista storico che con i giornali alla perenne ricerca di problemi interni leghisti giorni fa era sbottato:  I voti qui li ha Salvini. Punto. Smettetela”. E ieri sul quotidiano Libero un altro leghista storico, ancora più di peso, è venuto allo scoperto, l’ex ministro della Giustizia Roberto Castelli, uomo chiave della ex Lega Nord, rimasto molto vicino al fondatore Umberto Bossi: “La Lega non potrebbe fare a meno di Salvini. Anzi, mi chiedo come faccia a fare tutti quei comizi”. È vero, a Milano Fratelli d’Italia di Giorgia Meloni è a poco più di un punto dalla Lega  ma il sorpasso nel luogo più simbolico non c’è stato. La Lega resta stabile a più dell’11 per cento.

Ma cosa un po’ buffa, mentre torna inevitabilmente, dopo la prima tornata di Amministrative – con un’affermazione del Pd ma su platea ristretta, tipo elezioni del ’93, visto l’alto astensionismo – l’invito al “centrismo” , o “moderazione” o a “partiti di Draghi senza Draghi” anche da settori di centrodestra, che mettono sotto accusa Salvini e Meloni, i dati reali del centro, sia quello di sinistra con la pur importante affermazione ma non ballottaggio di Carlo Calenda a Roma sia quello alleato con la destra sono un bottino magro. Michaela Biancofiore, deputata ex azzurra, sferzante punta l’indice su Forza Italia: “Lo straordinario risultato del presidente Occhiuto e di FI in Calabria rischia di diventare una ‘Repubblica di Salò’. A Milano Fi scende al 7,3 (era alle comunali 5 anni fa oltre il 20 ndr)”. E giù fino a Salerno ” precipitata al 2,4. E voi ve la prendete con Salvini che sta subendo lo stesso trattamento di Berlusconi?”.

Forse il centro, quello vero, anche degli elettori delusi rimasti a casa, è ormai più che una formula antica da Palazzo il ceto medio in carne e ossa, che chiede risposte pragmatiche su diminuzione della pressione fiscale, libertà d’impresa, sburocratizzazione, riforma della giustizia, immigrazione controllata.

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