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Che cosa farà Shinzo Abe in Europa (e in Italia)

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Shinzo Abe verrà anche in Italia e spingerà col premier Conte per una cooperazione bilaterale. Pechino si sta concentrando sui paesi di Visegrad e sull’Italia come punto d’appoggio per l’Ue. L’analisi della professoressa Daniela Coli

Il premier giapponese Shinzo Abe arriverà lunedì in Europa, sarà in visita in Francia, Italia e all’UE a Bruxelles,  poi andrà negli Stati Uniti e in Canada, ma si concentrerà sulla Slovacchia e avrà un incontro a parte con i paesi di Visegrad a Bruxelles.  La Cina ha investito molto nei Balcani ( anche in Albania e nei paesi della ex-Jugoslavia) per costruire strade, centrali elettriche e altro. Ovviamente, tutto in pieno accordo con l’Ue, con cui il Giappone ha firmato un importante accordo commerciale. Nella repubblica Ceca, Slovacchia e in Polonia non sono stati avviati i progetti della Bri e Abe vorrebbe spingerli ad approfondire il rapporti col Giappone.

L’autorevole settimanale nipponico Nikkei Asian Review riferisce che il Giappone incoraggerà le sue imprese automobilistiche a lavorare in Slovacchia e  in Polonia, dove  già lavorano 300 società giapponesi,mentre nella repubblica Ceca sono ne sono presenti 250.  E’ probabile  che il Giappone trasferisca in questi paesi  alcune delle mille imprese ora in UK. I giapponesi non si fidano dell’UK, conoscono bene la politica della balance of power britannica e americana, e pensano che anche se non vi sarà una Brexit senza deal con l’Ue, l’UK rimarrà sempre esterna all’Ue, come recentemente ha sostenuto il Japan Times e la Nikkei Review.

Come abbiamo visto con l’affaire Ghosn, il Giappone è attentissimo a proteggere la propria industria: non ha esitato a sbattere in carcere Ghosn, perché temeva Renault volesse  impadronirsi di Nissan e si è pensato  anche a rinazionalizzare Nissan, finché non è stata trovata una soluzione con la Francia ed è stato sostituito Ghosn. Nissan ha un’alleanza con Renault dal 1999, a cui poi si è aggiunta Mitsubishi. Il gruppo ha raggiunto nel 2017  la prima posizione, davanti a Volkswagen AG, Toyota e General Motors e il Giappone è particolarmente fiero della propria industria automobilistica.

Abe verrà anche in Italia e spingerà col premier Conte per una cooperazione bilaterale. Pechino si sta concentrando sui paesi di Visegrad e sull’Italia come punto d’appoggio per l’Ue. I paesi del gruppo Visegrad hanno già ricevuto prestiti dai cinesi per contenere il debito, hanno firmato un MoU d’intesa ed è probabile Orban diserti la riunione con Abe, perché ha già ricevuto prestiti per la costruzione di ferrovie. Nikkei Review sostiene che Abe metterà in guardia i paesi di Visegrad dalle trappole dei prestiti cinesi, ma afferma anche che la politica di Abe non è in funzione anticinese, perché Abe ha promesso di sostenere la Bri nei paesi terzi e vuole migliorare i rapporti con Pechino. il presidente Xi sarà presente all’inaugurazione delle Olimpiadi di Tokyo nel 2020 e il Giappone  sta provando anche culturalmente a rinsaldare i rapporti con la Cina.

In Giappone è appena uscito un film, Kingdom, su bambini cinesi che nella Cina antica sognano di diventare generali e giocano alla guerra. Sono bambini giapponesi a interpretare i bambini cinesi e il Japan Times si chiede ironicamente se  avrà sui cinesi lo stesso effetto dei film degli americani sui samurai. I giapponesi hanno ironizzato molto sull’Ultimo samurai con Tom Cruise.

Il film del 2003 con Tom Cruise stravolge anche la storia, perché i giapponesi furono costretti ad occidentalizzarsi dalle cannoniere del commodoro Perry nel 1853 che impose l’apertura dei porti nipponici al commercio americano. Una umiliazione storica, a cui il Giappone reagì con intelligenza e pragmatismo, decidendo di modernizzarsi e occidentalizzarsi per non scomparire dalla storia. Il periodo Meiji iniziò un  grande rinnovamento del paese: per il nuovo sistema politico e la costituzione il Giappone prese come modello la cultura politica europea, inviò studiosi in Europa, ed eliminò i samurai per la modernizzazione militare. Dovette fronteggiare la rivolta di samurai, ma l’occidentalizzazione per il Giappone era inevitabile per non finire colonizzato come la Cina, che perse le guerre dell’oppio e fu costretta a liberalizzare il commercio in Cina dell’oppio, prima proibito. Alcuni intellettuali furono entusiasti dei cambiamenti, altri,  meno convinti,  trovarono conforto nello slogan di Shozan Sakuma: “moralità orientale e tecniche occidentali”. 

I giapponesi sono simili per molti aspetti ai britannici, e sono diventati i migliori alleati asiatici dei britannici fino a Brexit per bilanciare il rapporto con la Francia, importante partner economico dopo l’alleanza tra Nissan e Renault.  Con l’UK hanno in comune la Russia come nemico storico, anche se adesso stanno tentando di firmare la pace con la Russia per la seconda guerra mondiale.

Essendo pragmatici, i giapponesi accettano l’egemonia cinese come hanno accettato quella americana. Il Giappone è stato la prima vittima della politica cinese di Kissinger e Nixon. Conoscono molto bene la balance of power americana, l’88% delle lezioni universitarie giapponesi è in inglese, mandano gli studenti a prendere il PhD in Usa, ma hanno anche da tempo ottimi rapporti con la Cina. I computer Toshiba sono made in Cina. Hanno anche avvertito gli americani che la guerra commerciale di Trump contro la Cina può essere un disastro per gli Usa. Conoscono la Cina e sanno che se alla popolazione cinese viene chiesto di non acquistare determinati  prodotti, nessuno li acquisterà più  e  l’azienda che li produce inevitabilmente  fallirà.

Quando gli Usa si sono ritirati dal TTP il Giappone ha continuato a partecipare al TTP asiatico senza gli Usa e ha fatto il deal con l’Ue. Ora Trump deve fare un accordo bilaterale col Giappone per i prodotti agricoli. Come avverte Nikkei Review, Trump ha bisogno di un trattato col Giappone, forte del TTP e del deal con l’Ue, perché gli agricoltori americani sono svantaggiati, i loro prodotti non sono più competitivi, e hanno chiesto a Trump un accordo anticipato col Giappone. Trump non dà più la priorità ai colloqui sulle auto e altri prodotti industriali (gli Usa volevano ridurre le esportazioni di auto giapponesi)  perché ha bisogno del voto dei contadini del Midwest per vincere le elezioni del 2020.  Per Nikkei Review Trump deve anche cercare un accordo con la Cina e quello con Messico e Canada per vincere le elezioni.

In Giappone Abe viene criticato, a volte, perché si ritiene faccia una politica troppo appiattita sugli Stati Uniti. In questo periodo si parla molto delle tesi di Yukio Hatoyama, ex primo ministro giapponese. Per Hatoyama il Giappone è stato aiutato dagli Usa solo in funzione anticinese e antirussa. E gli Usa lo hanno mollato  alla fine della guerra fredda.  Quindi, chi segue Hatoyama, vorrebbe che il Giappone si sganciasse dagli Usa in declino. E’ la tesi di Easternization di Gideon Rachman: il 21° secolo sarà  asiatico. In realtà Abe, nipote di generali dell’imperatore, con nonni e padre ministri, fa una politica attenta. Tenta di avere buoni rapporti di cooperazione e collaborazione con la Cina e i paesi asiatici (adesso il Giappone ha aperto all’immigrazione dall’Asia), ha buoni rapporti con l’India e anche con la monarchia saudita, come la Cina, come con i paesi arabi, ma sa che anche questioni come quella coreana possono sempre essere usate per isolarlo e che comunque anche con un’Asia egemone, rimarrebbe la competizione tra i vari stati asiatici, come accade in Europa.

D’altronde anche la Cina vuole un buon rapporto con gli Usa, manda studenti in Usa, tiene alla presenza in Cina di giganti come Apple e Google, quindi Abe al momento sta proteggendo gli interessi giapponesi nel modo migliore, ha un buon rapporto con la Cina e opera nel nuovo ordine multipolare.

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