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Che cosa dice il report di Five Eyes su Sars-Cov-2 in Cina

Coronavirus Wuhan

L’approfondimento di Francesco D’Arrigo, direttore dell’Istituto Italiano Studi Strategici

Da quando il presidente americano Joe Biden ha deciso di rilanciare le indagini sull’origine del Covid-19 la “teoria della cospirazione” del laboratorio di Wuhan sembra aver raggiunto il punto di diventare una “realtà cospirativa”.

Fino ad ora la comunità d’intelligence Usa si era concentrata intorno a due probabili scenari sulle origini del Covid, ossia il contatto umano con un animale contagiato o un incidente di laboratorio, ma non ha individuato un fattore scatenante definitivo. Ordinando agli 007 americani un supplemento di indagini, il presidente Usa ha chiesto ai Servizi di intelligence di raddoppiare gli sforzi per raccogliere ed analizzare le informazioni che possano portarci più vicini a una conclusione definitiva e di consegnargli un rapporto sulle origini della pandemia entro 90 giorni.

Nel frattempo, il Wall Street Journal sembra aver dato una svolta al caso contattando i ricercatori che credono che le sequenze di questo coronavirus non possono avere origini naturali, smentendo tutte le speculazioni sulle origini del virus da “zuppe di pipistrello”, dai “wet market” o dai “pangolini”.

Alcuni scienziati che hanno analizzato la struttura dell’RNA del nuovo coronavirus hanno rilevato che le sue sequenze genetiche sono “quasi certamente” innaturali.

Il saggio pubblicato dal WSJ riporta che “gran parte dell’analisi effettuata si è concentrata su prove circostanziali: misteriose malattie alla fine del 2019; il lavoro del laboratorio di Wuhan che sovralimenta intenzionalmente i virus per aumentarne la letalità, noto come “gain of function” (ricerca sul guadagno di funzione dei virus).

Secondo tali ricercatori “la ragione più convincente che favorisce l’ipotesi della fuoriuscita del virus dal laboratorio è saldamente basata su dati scientifici. In particolare, il rapporto analizza l’impronta genetica del CoV-2, il nuovo coronavirus responsabile della malattia Covid-19”.

Gli scienziati affermano che il sequenziamento genetico di SARS-CoV-2 dimostra “quasi certamente” che si tratta di un virus manipolato artificialmente sviluppato in laboratorio.

“La combinazione CGG-CGG non è mai stata trovata in natura. Questo significa che il metodo comune dei virus per acquisire nuove capacità di sviluppo, denominato “ricombination” (ricombinazione), non è stato rilevato e non è applicabile al SARS-CoV-2″, si legge sul WSJ.

“Un virus semplicemente non può assumere una sequenza da un altro virus se quella sequenza non è presente in nessun altro virus in natura. C e G stanno per Citosina e Guanina, due aminoacidi che sono elementi costitutivi dell’acido ribonucleico (RNA). Insieme all’Adenina e all’Uracile, la loro sequenza è molto simile a un codice estremamente complesso che è unico per ogni particolare organismo. Nell’acido desossirobonucleico (DNA), la Timina si trova al posto dell’Uracile”.

“Come minimo, il fatto che il coronavirus con tutte le sue possibilità casuali, abbia assunto la combinazione rara e innaturale utilizzata dai ricercatori umani – implica che la teoria principale sull’origine del coronavirus deve essere attribuita ad una fuga da laboratorio”, affermano gli scienziati.

Teoria confermata anche dai biostatistici del governo degli Stati Uniti che hanno calcolato che la probabilità che il coronavirus sviluppato si sia evoluto in natura è “circa una su 13 miliardi.”

Ma le indagini sulle origini del Covid-19 continuano a riservare sorprese e rivelare dati ed eventi che puntano sempre più verso l’ipotesi che la pandemia sia stata causata da una fuga durante le ricerche o le sperimentazioni di armi biologiche condotte presso l’Istituto di virologia di Wuhan.

Secondo un nuovo rapporto dell’alleanza di intelligence Five Eyes, (la partnership tra le Agenzie di intelligence tra Australia, Canada, Nuova Zelanda, Regno Unito e Stati Uniti) un autorevole scienziato militare cinese ha depositato un brevetto per il primo vaccino contro il Covid-19 il 24 febbraio 2020 e poi è misteriosamente morto poche settimane dopo.

Zhou Yusen, uno scienziato dell’Esercito Popolare di Liberazione, avrebbe avuto legami con Shi Zhengli, nota all’Istituto di Virologia di Wuhan anche con il soprannome “Bat Woman“.

Secondo The Australian, esperti della sicurezza nazionale indicano questo evento come una ulteriore prova che l’Istituto di virologia di Wuhan stava conducendo “attività militari segrete”.

Su The Weekend Australian si legge:

Zhou, che ha condotto la ricerca in collaborazione con l’istituto Wuhan, l’Università del Minnesota e il New York Blood Centre, è stato il primo a depositare un brevetto per un vaccino Covid-19 il 24 febbraio dello scorso anno. Questa registrazione di brevetto è avvenuta solo cinque settimane dopo che la Cina ha ammesso la capacità trasmissione da uomo a uomo del virus.

Zhou è elencato come l’inventore principale sulla domanda di brevetto presentata dall'”Istituto di medicina militare, Accademia delle scienze militari del PLA”.

Un altro scienziato, il ricercatore medico della Flinders University Nikolai Petrovsky ha spiegato come la creazione di un vaccino COVID in così poco tempo rappresenterebbe un “risultato straordinario”, “qualcosa che non abbiamo mai visto realizzare prima”, ipotizzando che gli studi per realizzare tale vaccino possano essere iniziati molto tempo prima.

Ma solo poche settimane dopo aver depositato il brevetto, il Dr. Zhou sarebbe morto.

Sul rapporto di Five Eyes si legge che “la sua morte è stata menzionata solo di sfuggita in un articolo dei media cinesi in luglio e alla fine di un documento scientifico di dicembre, entrambi riportavano il termine – deceduto – tra parentesi dopo il suo nome”.

Nonostante fosse un autorevolissimo scienziato militare, non ci sono elementi che rendono omaggio alle sue ricerche ed alla sua vita di scienziato”.

Secondo quanto riportato su The Weekend Australian “la morte del Dr. Zhou Yusen è stata trattata in maniera insolita e sospetta dai media cinesi e da questo evento ne è scaturito un ulteriore filone di indagine nell’ambito della nuova attività di Five Eyes sulle origini del Covid-19 lanciata dal presidente degli Stati Uniti Joe Biden”.

Riporta il Daily Wire:

Il rapporto Five Eyes evidenzia che il Dr. Zhou aveva condotto ricerche sperimentando le proteine spike nei coronavirus e lo sviluppo di vaccini. Da rapporti basati sull’intelligence statunitense si evince che il laboratorio ha collaborato a progetti con i militari cinesi”.

Le implicazioni che comportano le ricerche sulle armi biologiche sono ovvie, pertanto risultano molto preoccupanti le recenti rivelazioni secondo le quali il National Institutes of Health e il NIAID gestito dal Dr. Anthony Fauci, abbiano finanziato con diversi milioni di dollari attraverso il gruppo EcoHealth Alliance tali ricerche gestite dall’esercito cinese.

Venerdì scorso, un articolo del Daily Mail ha rivelato i contenuti di un report federale, secondo il quale il Dipartimento della Difesa è stato determinante nel finanziamento da parte degli Stati Uniti di queste rischiose ricerche effettuate nel laboratorio di Wuhan. Secondo questo report, il Pentagono avrebbe erogato svariati milioni di dollari alla EcoHealth Alliance Group, una organizzazione No-Profit collegata al Dr. Fauci che avrebbe poi girato parte di questi finanziamenti all’Istituto di virologia di Wuhan.

Secondo “[F]ederal grant data”, la Charity di Fauci – dal 2017 al 2020 – avrebbe ricevuto più di 123 milioni di dollari dal governo Usa, con il dipartimento della difesa (DoD) uno dei suoi più grandi finanziatori con quasi 39 milioni di dollari.

Le diverse informazioni che stanno emergendo dalle indagini sulle origini della pandemia COVID-19 stanno palesando uno scenario preoccupante, dove il governo cinese non sembrerebbe essere l’unico reticente su quanto avvenuto a Wuhan.

Per questi motivi il presidente Biden ha ordinato all’Intelligence degli Stati Uniti una approfondita e seria indagine i cui risultati dovranno essere forniti al Congresso Usa ed all’opinione pubblica mondiale, per evitare di mettere a repentaglio la fiducia degli americani nella propria comunità scientifica e nelle agenzie di sicurezza Usa.

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