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Che cosa combinano Turchia e Russia (alle spalle degli Usa) in Siria

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Turchia Russia

Risultati e scenari dopo l’incontro di sette ore tra Putin ed Erdogan sulla Siria. L’approfondimento di Giuseppe Gagliano

In estrema sintesi l’incontro di sette ore tra Putin ed Erdogan ha stabilito la necessità di salvaguardare l’integrità territoriale della Siria, di consolidare la zona cuscinetto di 32 km da Tal Abyad a Ras al Ain, e ha legittimato sia l’ingresso (dalle 12 di oggi) di truppe russe e siriane a est e ovest della safe zone per garantire sia l’uscita delle forze curde entro 150 ore. Inoltre ha stabilito sia  il ritiro delle Ypg/Ypj da Manbij e Tel Rifat sia il pattugliamento congiunto russo-turco

Il ritiro dal nord della Siria da parte americana ha consentito alla Russia di spostare il proprio dispositivo militare verso la città di Manbij assumendo un ruolo di leadership e consentendo al governo siriano di amministrare questa regione.

Il fatto che il Pentagono stia valutando la possibilità di tenere alcune truppe statunitensi vicino ai giacimenti petroliferi nella Siria nord-orientale accanto alle forze democratiche siriane a guida curda (SDF) per impedire che il petrolio possa passare nelle mani dei militanti dello Stato Islamico non cambia la situazione.

Difficile non valutare questo successo tattico russo-siriano come l’ennesima prova dello smacco americano. A riprova di ciò teniamo presente che proprio la Russia ha sottolineato che un eventuale conflitto tra forze armate siriane e turche non sarebbe tollerato. D’altronde proprio Erdogan ha detto recentemente che per quanto concerne la situazione nel nord est della Siria qualsiasi azione verrà concordata con Putin.

Yuri Ushakov, aiutante del Cremlino, ha affermato che la Russia ritiene che la sicurezza regionale a lungo termine possa essere raggiunta solo ripristinando l’unità siriana e anche tenendo conto degli interessi di tutti i gruppi etnici e religiosi del paese. A tale proposito credo sia opportuno fare una precisazione di natura geopolitica sulla Russia e sul suo ruolo internazionale.

Il ruolo che Putin si sta costruendo in Siria a partire dal 2015 consiste nel fatto che vuole imporsi come attore di rilevo non solo nello scacchiere medio orientale ma in Ucraina, in Donbas e Crimea. Parallelamente porta in essere una diplomazia articolata con Arabia Saudita, Egitto, Israele e Iran. Per quanto riguarda i suoi rapporti con la Turchia non dobbiamo dimenticare il ruolo rilevante che per la Russia hanno Gazprom, e in particolare l’infrastruttura Turkish Stream, Rosatom, nel contesto della energia atomica e il settore militare.

Inoltre l’attuale sinergia con la Turchia sta letteralmente ribaltando il ruolo che dal 1952 la Turchia ha avuto in seno alla Nato in funzione di contenimento antisovietico ad ulteriore dimostrazione di quanto siano problematiche le alleanze tra stati.

Ritornando alla questione siriana, secondo la Russia la Turchia non dovrebbe avanzare più in profondità di 5 chilometri. Quanto ai 32 chilometri di fascia di sicurezza che la Turchia vuole annettere erano già stati inclusi nell’accordo del 1998 di Adana tra Ankara e Damasco, accordo che consentiva alla Turchia di porre in essere legittime azioni offensive contro i curdi fino a 5 chilometri nel territorio siriano.

Passiamo adesso alla questione curda. Dopo che Trump ha espresso la volontà politica di ritirare il proprio sostegno alla causa curda ,i curdi si sono alleati con Damasco, regime politico che non si conforma certo ai dettami giuridici e politici occidentali. Al di là della evidente strumentalità e provvisorietà di questa alleanza sarebbe utile ricordare ai numerosi difensori occidentali dei diritti umani che il regime di Assad è lontanissimo dal rispetto dei diritti umani stando proprio ai rapporti di Amnesty international.

Eppure è proprio con questo regime che i curdi si sono alleati. La dinamica conflittuale della storia e la sua logica sono una cosa, parlando in termini di realismo politico le strumentalizzazioni ideologiche sono un’altra.

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